:: Senza nome, Wilkie Collins (Fazi, 2015) a cura di Elena Romanello

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La casa editrice Fazi continua la sua proposta di classici ottocenteschi tutti da riscoprire con questo titolo di Wilkie Collins, autore all’epoca popolare quanto il più celebre oggi Charles Dickens, prolifico e capace di alternare romanzi di ambientazione realistica ad altri a tematica fantastica e gotica.
Senza nome, ottocento pagine raccontate attraverso le voci vive di personaggi, tra peripezie, lettere, articoli, con uno schema molto moderno, racconta la vicenda di Magdalen e Norah Vanstone, due giovani donne di ottima famiglia, cresciute senza che a loro mancasse niente, che devono confrontarsi con la morte improvvisa dei genitori, il padre in un incidente, la madre di parto. Le due ragazze scoprono di essere figlie illegittime, perché i genitori si sono sposati molto tempo dopo la loro nascita, e per la legge vittoriana non hanno diritto a niente e sono costrette a stravolgere le loro vite. Norah accetta di abbracciare una delle poche carriere concesse alle donne, quella di governante, rassegnandosi ad una vita di rinunce in tutti i campi, compreso quello sentimentale, mentre Magdalen diventa attrice, ma vuole alla fine riconquistare il suo posto in società, arrivando a valutare un’offerta di matrimonio da un uomo che detesta.
Senza nome racconta una storia di denuncia sociale, ambientata non in mezzo ai bassifondi cari a Dickens, di cui Collins era ottimo amico e collaboratore sul suo giornale letterario, ma in quell’alta società vittoriana da cui si poteva venire esclusi perché non rispettosi delle sue regole, a cominciare da quella sui figli illegittimi. L’autore, usando i toni della narrativa popolare ma non certo scadente, racconta una storia di caduta agli inferi e di risalita, mostrando le storture sociali e la psicologia di due personaggi femminili, doppiamente discriminati in un Paese governato da una donna come la regina Vittoria che però non fece molto per aiutare le sue simili.
Senza nome è quindi una storia appassionante che si divora, ma anche una riflessione impietosa su regole sociali disumane e sulle discriminazioni a cui sono soggette le donne, con al centro due dei tanti personaggi femminili interessanti della letteratura dell’epoca, da scoprire o riscoprire, visto che il libro manca da parecchio nelle nostre librerie.

Wilkie Collins (1824-1889), londinese, figlio del pittore di paesaggi William, è considerato il padre del genere poliziesco. Studiò Legge e divenne avvocato, senza praticare mai la professione legale, ma utilizzando la conoscenza del crimine nei suoi scritti. Amico di Charles Dickens, fu uno dei più prolifici tra gli scrittori vittoriani e collaborò alla rivista “All the year round”. Ha scritto venticinque romanzi, più di cinquanta racconti, numerose opere teatrali Tra le sue opere più famose ci sono La donna in bianco e La pietra di Luna, uno dei primi romanzi gotici.

Source: libro inviato al collaboratore dall’editore, ringraziamo l’Ufficio Stampa Fazi.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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