:: Florence, Stefania Auci (Baldini & Castoldi, 2015) a cura di Federica Guglietta

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Non avevo mai letto nulla di Stefania Auci, il genere storico è stato sempre un po’ distante dai miei acquisti letterari per una motivazione prevalentemente scolastica, legata alla “materia storia” prima e agli esami universitari, poi. Ve e avevo già parlato in merito di un altro bel libro, un graphic novel sempre con ambientazione storico – realistica che trovate qui.

Finché non mi sono imbattuta in Florence e in una citazione, questa:

“Tutti hanno bisogno di qualcosa a cui tornare, che sia una persona o un luogo.

Allora mi sono convinta e, neanche troppi giorni fa, l’ho finito di leggere tutto d’un fiato.

Sullo sfondo c’è Firenze, nella torrida estate di guerra del 1914. In questo clima acceso interagiscono i personaggi e si sviluppa la trama, sotto forma di diario di guerra intervallato da più rosee parentesi ambientate in quei luoghi in cui le granate non arrivano. Almeno per il momento.

Ludovico è un giornalista, scrive su “La Nazione”, il quotidiano di Firenze, e proprio come il più noto poeta D’Annunzio è conosciuto per le sue idee apertamente interventiste: come tanti altri personaggi (di spicco e non) della sua epoca vede, infatti, nella guerra un’occasione di prestigio e ascesa sociale. Carismatico ed affascinante, ha un’amante, Claudia, bella donna e moglie di un ricco avvocato, a cui non si fa problemi a chiedere denaro e favori.

La sua esistenza tutta protesa verso quei benefici che solo l’esperienza in guerra potrà portagli, come se davvero un’esperienza bellica, la prima su scala mondiale, potesse essere portatrice di ricchezza e benestare subisce una svolta quando, durante una manifestazione pacifista, rivede un suo amico e compagno di università, Dante. In quell’occasione conosce anche Irene, venuta dalla Francia e, inaspettatamente, figlia di Laurenti, suo ex professore universitario. La giovane, che ha sempre vissuto a Parigi e ora, dopo la morte della madre, si ritrova a seguire il padre a Firenze, Florence, come ama chiamarla lei – nasce da questa traduzione toponomastica il titolo del romanzo, neanche a dirlo – lo impressiona per la sua verve intellettuale, per il suo piglio e la (forse troppa, per quei tempi) libertà di pensiero, oltre che per un’assoluta indole e credenza pacifista.

I due non stringeranno subito un rapporto. Ludovico viene mandato sulla Marna come inviato di guerra e qui si unisce a un battaglione scozzese. Qui avrà modo di conoscere da vicino quella guerra che, precedentemente, aveva solo idealizzato e questo lo cambierà profondamente. Al suo ritorno, non è più il giornalista deciso, sfrontato e spregiudicato di un tempo. Tutto il contrario: quello che ritorna dal fronte è un uomo smarrito, confuso e tormentato.

Niente è come prima: in primis lui stesso, poi anche il rapporto d’amore con la bella Claudia inizia a vacillare. L’unico a stargli vicino è Dante, che lo invita nella sua tenuta nel Chianti, la Torricella.

Lì c’è anche Irene. I due si incontrano di nuovo, stavolta per più tempo e il legame che nascerà tra di loro aiuta Ludovico a guardare meglio dentro di sé e a comprendere cosa ha davvero perso nell’amara esperienza e cosa, invece, ha guadagnato, in un certo senso al riparo da tutto, proprio quando anche l’immortale città di Firenze, solida dei suoi monumenti e della sua storia millenaria, inizia ad essere minacciata dagli avvenimenti della Prima Guerra Mondiale.

La bravura narrativa e la destrezza stilistica della Auci riesce a far sì che il lettore si ritrovi direttamente al centro della scena, che sia sul fronte o nell’ambiente più tranquillo e riparato della Torricella. Nulla è stridente, nulla è ridondante.
Inoltre, oltre alla perizia storica dettagliata di tutta la narrazione, possiamo trovare in “Florence” importantissimi dettagli socio – culturali propri di quegli anni.

Un esempio? Il romanzo ci dà modo di soffermarci ampiamente sul ruolo della donna e sulla sua considerazione nella società, caratteristiche che assumono connotazioni diametralmente con i personaggi femminili di Claudia e Irene.

La prima, legata alle convenzioni sociali che avevano regolato rispettivamente la vita di sua madre, come quella di sua nonna e così via, a salire, ha scelto di sposarsi per convenienza e, infatti, suo marito è ricco, molto ricco, e le offre una vita più che agiata, ma il suo matrimonio si rivela una trappola poiché l’uomo che ha al suo fianco è risentito con lei, colpevole di non avergli dato un figlio, e quindi fa di tutto per renderle la vita un inferno. Mario come marito “è crudele e grottesco. Violento.”, stando alla descrizione che ci dà la stessa autrice. Per questo motivo, Claudia cerca a suo modo di trovare un po’ di felicità tra le braccia di Ludovico, diventando la sua amante.

L’altra, di ampie vedute, mal sopporta lo stacco provinciale che nota tra la Francia e l’Italia, tra una città laica, artistica e cosmopolita come Parigi raffrontata all’ambiente fiorentino in cui anche solo vedere una donna che fuma sola in un locale può destare scalpore. In più, all’inizio, non riesce a sopportare nemmeno Ludovico, proprio perché la sua strenua fiducia nell’intervento in guerra cozza col visibile pacifismo della ragazza, a cui era stata educata dai suoi fin dalla più tenera età, crescendo con questi ideali nobili e non alla portata di tutti. Nonostante questo aspetto di iniziale diffidenza nel loro rapporto, al ritorno dal fronte Irene lo trova come cambiato e sente di doversi aprire nei confronti di un uomo così diverso da lei eppure così vicino.

Non solo narrazioni belliche, non solo risvolti sentimentali e emotivi. Il nuovo romanzo di Stefania Auci ha il merito di saper spaziare tra i due vasti nuclei tematici, aprendo a svincoli narrativi nuovi ed inaspettati.
Un racconto realistico narrato fin dall’inizio con dovizia di particolari e descritto a tutto tondo sia per quanto riguarda la caratterizzazione storica e dei personaggi, che si muovono come se stesso recitando in un film, sia per ambientazione ed impronta emotiva. Una storia nella Storia che, per importanza di pagine e struttura, non ha nulla da invidiare al Fogazzaro di “Piccolo mondo antico”, tanto per avere un raffronto.

Un plauso a quest’autrice che è riuscita, per la prima volta in anni e anni, a non farmi scappare davanti allo spauracchio che si cela dietro alla definizione di “romanzo storico”.

Stefania Auci, nata a Trapani, ma vive a Palermo, di professione insegnante e scrittrice. Già autrice di romanzi storici, “Fiore di Scozia” (Harlequin Mondadori, 2011), ambientato al tempo di Carlo Stuart e il seguito “La rosa bianca” (Harlequin Mondadori, 2012). “Florence”, pubblicato lo scorso luglio da Baldini & Casoldi, è il suo primo romanzo storico ambientato in Italia. Ha collaborato a lungo con blog letterari e riviste online.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Chiara dell’ufficio stampa Baldini & Castoldi.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria

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Una Risposta to “:: Florence, Stefania Auci (Baldini & Castoldi, 2015) a cura di Federica Guglietta”

  1. :: Intervista a Stefania Auci, autrice di “Florence” (Baldini & Castoldi, 2015), a cura di Federica Guglietta | Liberi di scrivere Says:

    […] già parlato di Florence, il terzo romanzo della scrittrice siciliana Stefania Auci, uscito lo scorso luglio per Baldini […]

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