Troppa importanza all’amore. E’ un racconto della raccolta che dà il titolo al tutto. Dell’amore assoluto in queste pagine non vi è traccia. C’è la vita con tutto quello che comporta.
I problemi, grandi e piccoli, la paura, il tradimento, la malattia, l’età e la disabilità. Sì, poi ci sono le emozioni, gli affetti e gli amori, quelli con la “a” minuscola, che poi sono l’unica cosa che conta. Il segreto, se esiste, è quello di sentirlo il sapore, della vita. Fermarsi, se necessario, in silenzio, e guardare oltre. “Solo con Jude io mi sono potuto permettere la ricchezza del silenzio perfetto: perché sapevo che non stavamo perdendo nulla. E questa cosa qui se non l’hai mai sentita, non la puoi capire.”
Questione di punti di vista, poi: quello della figlia che ha raccolto le tracce lasciate dalle esistenze, sospese, dei genitori; quello del carcerato che esce e di quello che fine pena mai; quello dello specchio che rimanda un’immagine che fa innamorare.
Non c’è neanche il tempo e neppure un’altra vita, a parte quella che si sta vivendo. Il senso della fine pesa (ancor più se conti i secondi), almeno quanto il vuoto lasciato dalle domande mai fatte. Non rimangono che le risposte e, prima di darle, soprattutto a un figlio, bisogna pensarci veramente. “Pensarci veramente significa come quando a un marinaio gli togli tutti gli strumenti, pure la bussola, e gli dici di portare la nave seguendo quella stella là, ma veramente.”
Soprattutto, in queste pagine, c’è Valeria Parrella: lo straniamento e insieme il sentimento di appartenenza al mondo e alla città in cui vive sono sempre forti. Si ritorna nei vicoli, stranamente familiari, e si riconosce la luce che li attraversa, a mo’ di presagio. Il suo sguardo sul mondo ci restituisce dei personaggi autentici, terribilmente reali e a dir poco fantastici, come solo i personaggi delle fiabe sanno essere. Alcuni sono vivi, ma già morti. Altri li riconosci dalle scarpe che portano. “Quando mi raccontarono per la prima volta la storia di Alice e del coniglio […] io seppi l’importanza che avevano le porte per il mondo.”
Coglie il miracoloso dell’umanità e lo rende concreto, tangibile, possibile. Annulla le distanze e rende inevitabili le coincidenze. Tutto torna, insomma.
Raccontare la vita non è cosa semplice, c’è il rischio di prendere dei grossi abbagli. Qui, in queste pagine, a parte la lama di luce che dal quartiere Sanità “scende per gli scaloni a forcipe e, una volta sul marciapiede, scansa i motorini e si manifesta”, non vi sono inganni.
La scrittura della Parrella si concede e non si ritrae di fronte alla realtà, anche quella più difficile da accettare. Non rimane che farsene una ragione.
D’altronde, “da qualche parte, sotto la vita, c’è la vita.”
Valeria Parrella è nata nel 1974, vive a Napoli. Per minimum fax ha pubblicato le raccolte di racconti mosca piú balena (2003) e Per grazia ricevuta (2005). Per Einaudi ha pubblicato i romanzi Lo spazio bianco (2008), da cui Francesca Comencini ha tratto l’omonimo film, Lettera di dimissioni (2011), Tempo di imparare (2014) e la raccolta di racconti Troppa importanza all’amore (2015). Per Rizzoli ha pubblicato Ma quale amore (2010), ripubblicato da Einaudi nei Super ET nel 2014. È autrice dei testi teatrali Il verdetto (Bompiani 2007), Tre terzi (Einaudi 2009, insieme a Diego De Silva e Antonio Pascale), Ciao maschio (Bompiani 2009) e Antigone (Einaudi 2012). Per Ricordi, in apertura della stagione sinfonica al Teatro San Carlo, ha firmato nel 2011 il libretto Terra su musica di Luca Francesconi. Ha inoltre curato la riedizione italiana de Il Fiume di Rumer Godden (Bompiani 2012). Da anni si occupa della rubrica dei libri di «Grazia» e collabora con «Repubblica».
Source: libro del recensore.
Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.
Tag: Lucilla Parisi

Lascia un commento