:: Finché sarò tua figlia, Elizabeth Little, (Garzanti, 2015) a cura di Elena Romanello

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FinJanie era una volta una ragazza bella, ricca e famosa, una protagonista della vita mondana di Beverly Hills tra feste ed eccessi vari, finché non fu accusata di aver ucciso la madre Marion, filantropa e miliardaria con cui non andava particolarmente d’accordo, e rinchiusa in carcere. Dieci anni dopo, il suo avvocato riesce a farla uscire per un vizio procedurale del suo processo (cosa possibile negli States) e Janie decide di scoprire la verità su questa madre perfetta e sulla sua morte, di cui lei non è comunque colpevole.
Nascondendosi sotto una falsa identità e inseguita tra gli altri da un blogger implacabile, Janie inizia a fare un viaggio in incognito, ricordando alcuni particolari della morte della madre e qualcosa che le aveva sentito dire poco prima di morire, e arriva nella cittadina mineraria di Adeline, nel South Dakota, dove scoprirà la storia di Tessa, ragazza ribelle e insofferente come lei, che trent’anni prima sparì per nuovi lidi e che è qualcuno che lei ha conosciuto in altri tempi e con un altro nome.
Il genere thriller funziona sempre, con il suo tema di fondo della ricerca della verità, e qui il libro è originale come atmosfere, personaggi, punto di vista del narratore. Di solito il detective della situazione è un poliziotto o una figura simile, non un diretto o diretta accusato/a di omicidio, che ricostruisce la storia in prima persona, un’ottima scelta perché si seguono in tempo reale i progressi dell’indagine, con inframmezzati pezzi di giornale, mail, interrogatori, diari.
Finché sarò tua figlia, traduzione non fedelissima dell’originale Dear daughter, cara figlia, mette in scena anche il lato oscuro del bel mondo di Beverly Hills, protagonista di tanti romanzi, film, serie tv, ed è incentrato su una protagonista comunque poco simpatica, ragazza viziata e piena di vizi caduta all’inferno, che cerca di riscattarsi in maniera poco ortodossa, indagando sul passato di una madre che ha per lo più detestato, ma a cui scoprirà di assomigliare molto.
Storia senza eroi ma basata sulla ricerca della verità e sulla riscoperta di rapporti familiari e sentimenti, con un finale che suona come un colpo netto, Finché sarò tua figlia presenta una buona variante sul genere thriller oltre che un viaggio nell’animo dei poco simpatici della società, fortunati ma anche loro vulnerabili, e una riflessione sul rapporto madre figlia, da due punti di vista che non potranno più incontrarsi.

Elizabeth Little è nata e cresciuta a St. Louis e si è laureata a Harvard. Scrive per il «New York Times» e il «Wall Street Journal». Finché sarò tua figlia è il suo romanzo d’esordio.

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