:: Manuale di danza del sonnambulo, Mira Jacob, (Neri Pozza, 2014) a cura di Elena Romanello

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indexUn’opera prima di un’autrice non giovanissima, indo americana come il mondo che descrive nelle oltre cinquecento pagine del libro, che ha non pochi punti di interesse, anche se magari lascia qualcosa in sospeso e di poco convincente, nell’economia di una storia complessa e mai in ogni caso banale.
Mira Jacob, fotografa come la sua figlia letteraria Amina, racconta una saga familiare tra passato e presente, tra Seattle, Albuquerque e il New Mexico, con lutti e gioie, cibo e legami, ricerca di sé e richiamo delle proprie radici, scrivendo un libro scorrevole che parla di cose non proprio leggere ed evitando comunque alcuni cliché del genere incontro e scontro tra civiltà.
Si sa poco, letterialmente parlando degli indiani (dell’India) che vivono negli Stati Uniti: mentre su quelli naturalizzati in Gran Bretagna esistono saggi, romanzi, film e testimonianze, nel crogiolo d’oltreoceano se ne è parlato poco, ed è interessante vedere come se la sono cavata in luoghi non iconici a stelle e strisce, ma fuori dai circuiti della California e di New York. Interessante anche il rapporto con la cultura dei Nativi americani, chiamati per anni anzi secoli a torto indiani, e l’autrice dice di aver voluto trattare cosa vuol dire essere immigrati in quello che è un Paese in definitiva rubato ad altri, cosa evidente in Stati profondi come il New Mexico, terra di frontiera con il deserto e il mondo di altri popoli ora ridotti nelle riserve o come mero folklore.
Si parla di donne, con Amina, la classica esponente della seconda generazione dell’immigrazione, giunta nel suo nuovo Paese da bambina e che si è costruita una vita lì pur con i condizionamenti di una cultura che ha permeato la sua vita, ma anche con sua madre Kamala, rimasta legata a quell’altro universo, simboleggiato, e non è una novità ma funziona sempre, dalla cucina. Da segnalare che per una volta si parla di culture diverse, di abitudini diverse, di problemi che possono insorgere, ma non si cade nei soliti stereotipi di raccontare di donne oppresse da tradizioni arcaiche. L’indianità c’è, in Kamala e in Amina, fa parte della loro identità, sia pure in maniera diversa per età e esperienze, ma non in contrasto con altro, è un elemento della loro vita importante e che non preclude poi ad un percorso di affermazione, con strumenti diversi, in un mondo che non è il loro.
La fotografia è un altro tema importante della storia, un qualcosa che l’autrice conosce bene per esperienza diretta, e la fotografia secondo Roland Barthes poteva creare anche stati alterati della mente, ed ecco che si trovano altri due argomenti della storia, le allucinazioni del padre e il sonnambulismo del fratello, patologie che esistono da sempre e che sono viste come stadi ai confini della realtà, che qui rendono il libro ricco di quello che viene chiamato realismo fantastico, una storia in cui convivono tanti elementi.
Poi, forse il tutto è a tratti un po’ superficiale, si sentono poco gli ambienti, che sia in Occidente che in India, ma la storia scorre e riesce a parlare in maniera non pesante di argomenti estremamente impegnativi, dando un ritratto di una famiglia, tra umorismo e tragedia, e dell’incontro tra culture e modi di vivere diversi, argomenti quanto mai attuali oggi.

Mira Jacob è una scrittrice indiana-americana. Ha fondato il Pete’s Reading Series a Brooklyn, ha lavorato come web-editor e ha insegnato scrittura creativa a New York, New Mexico e Barcellona. I suoi scritti sono stati pubblicati su libri, riviste, tv e sul web. Attualmente vive a Brooklyn con il marito documentarista Jed Rothstein e un figlio. Manuale di danza del sonnambulo è il suo primo romanzo.

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