:: La vita in ogni respiro, Blanca Busquets, (Piemme, 2014) a cura di Valeria G.

index“Chiudo gli occhi e mi lascio trasportare dalla musica, come se stessi togliendo la polvere dal busto di Beethoven. La musica mi punge il cuore. Che bel suono ha il violino, anche se è quello della signora Anna. Non posso evitare di sorridere, come suona bene lo Stainer…….”

Ho sempre pensato che la musica e la letteratura appartengano allo stesso albero genealogico emozioni. Ad entrambi infatti è stato regalato il dono di saper risvegliare i sensi, anche quelli più reconditi e assopiti, l’unica differenza è il mezzo attraverso il quale questo straordinario effetto avviene: il musicista è colui che usa lo studio e l’esecuzione di un brano musicale, e dopo aver accordato alla perfezione il suo strumento, arriva a far vibrare le corde della nostra anima; lo scrittore, invece, si dedica all’ uso della parola scritta e attraverso la narrazione della sua storia ci trascina in una coinvolgente e stimolante analisi personale.
Quando ho iniziato la lettura di “La vita in ogni respiro” della scrittrice spagnola Blanca Busquets pubblicato da Piemme, non sapevo che mi sarei trovata tra le mani un’opera vera e propria. Immaginavo di leggere le avventure di un grande direttore d’orchestra che ha amato molte donne, le quali, sedotte e abbandonate come spesso accade nelle migliori storie d’amore, si trovano sole a rivangare  inutilmente i “se “e i “ma” della loro complicata relazione.
Invece…
La storia inizia con la voce di Teresa, giovane fanciulla povera e sfortunata, la quale si trovò tra le mani, in maniera del tutto casuale, un violino nella discarica che usava frequentare in compagnia di sua madre, per l’esattezza uno Stainer del 1672, un pezzo unico nel suo genere. Per lei, questo fu un incontro fondamentale, la classica porta che si apre sul mondo, l’apparente banale evento che poi, tanto banale non è visto che cambia lo svolgimento di una vita intera. Teresa dopo anni di fatiche e studio riuscì a diventare una eccellente violinista nonché una ricercata insegnante di musica. Durante le sue abituali lezioni incontrò una delle allieve più capaci di sempre, Anna, la quale afflitta da una vita famigliare povera di amore, sembrò aver perduto per sempre la propria anima e la sua voglia di felicità.
E poi c’è lui, Karl T. ,il perno attraverso il quale si snoda l’intero romanzo e trait d’union tra i personaggi: famoso direttore d’orchestra tedesco di nascita, vissuto nei migliori anni della sua giovinezza nella repressiva Berlino Est, approdato a Barcellona grazie al suo straordinario talento per la musica e ad un particolare violino, un lasciapassare verso l’occidente libero, deceduto a causa di una disfunzione cardiaca.  La sua misteriosa esistenza venne scandita dalla devota e acuta Maria, domestica fissa che oltre che essere una lavorante diventò, con la sua semplicità e il suo talento nascosto, suo riferimento emotivo, musicale e personale, da Mark, il figlio che non sapeva di avere, e che improvvisamente un giorno si presentò alla sua porta dichiarando di essere un musicista anch’egli e dalle tante artiste donne, sedotte lentamente e inesorabilmente durante le estenuanti prove all’interno del suo studio-salotto.
La Busquets compie una scelta coraggiosa ma decisamente riuscita: decide di non affidare ad un estraneo narratore le pagine del passato del suo protagonista, preferisce farlo rivivere attraverso la voce, qualche volta confusa tra vicende passate e incontri nel presente, dei personaggi che hanno avuto con lui una profonda e indimenticabile relazione umana e professionale.
Così il lettore viaggia attraverso la musica, principalmente, ma non solo, sulle note del famoso “Concerto a due violini” di Johann Sebastian Bach, opera immortale che il nostro protagonista  studiò ossessivamente al fine di riuscire a riprodurne la perfezione e attraverso il quale compone uno dei suoi più prestigiosi concerti nella sua Berlino ormai libera da ogni vincolo sociale e politico, e anni dopo la prematura scomparsa di Karl, attraverso un omaggio alla sua memoria che proprio suo figlio decide di organizzare per far rivivere l’importanza che l’evento ha avuto su tutti loro. Come una perfetta equazione matematica Karl e il perduto violino Stainer diventano il legame e il destino di vari personaggi, mentre le due violiniste, le migliori, le più abili, le più veloci dita di sempre, Anna e Teresa naturalmente, si rincorrono, si scontrano, si attaccano, si escludono l’un l’altra nella loro musicale esistenza così come avviene sul palcoscenico durante l’elaborata esecuzione del brano di cui sopra.
Lo scritto si affaccia al pubblico con una scrittura rapida e diretta, senza troppe variazioni di stile, inoltre, incuriosisce particolarmente la scelta, molto apprezzata a mio parere, di lasciare i dialoghi all’interno della struttura narrativa, infatti non esiste alcuna punteggiatura ad annunciare l’arrivo di una conversazione. Anche questa diventa una scelta efficace e riuscita attraverso la quale si aggiunge maggiore spessore e completezza ai numerosi conflitti interiori dei personaggi.

Blanca Busquets è nata a Barcellona nel 1961 ed è tra le maggiori autrici catalane. Ha ricevuto nel 2011 il prestigioso Premio Llibreter per l’acclamato romanzo L’ultima neve di primavera (Piemme 2013). Appassionata di musica classica, ha lavorato a lungo per la radio ed il teatro.

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