:: L’omicidio di Halland, Pia Juul (Elliot, 2014)

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Lomicidio-di-Halland-Pia-JuulPrima di iniziare questa recensione alcune premesse mi sembrano doverose: non tutti gli interrogativi che sorgeranno durante la lettura di questo romanzo avranno una risposta, molte questioni rimarranno irrisolte e pure l’identità dell’assassino, (perché questo romanzo è infondo un poliziesco pur con tutti i ma del caso), seppure un’ ipotesi verrà fatta (sia dalla polizia che dalla protagonista, voce narrante del romanzo), resterà fumosa e indistinta.
Detto questo le ipotesi sono due: o la colpa è mia, tutto è chiaro e io non sono abbastanza perspicace da cogliere rimandi e sottigliezze o l’autrice stessa ha inteso creare questo senso di sospensione e incertezza, (e avendo letto molte recensioni straniere al libro, opterei per questa seconda ipostesi).
Dunque se amate i misteri e le sfide non vi spaventano, avete occhio per i dettagli e amate mettere in moto le celluline grigie care a Poirot, avrete pane per i vostri denti.
Spoilerare è quasi impossibile, perché unicamente si possono delineare ipotesi, e almeno io mi guardo bene da darvi certezze, punti d’appiglio incontrovertibili, dati di fatto certi e rassicuranti. Leggere questo libro è un po’ come camminare sulle sabbie mobili con il dubbio che sia solo un inganno letterario, o ancor peggio la trama di un romanzo che la protagonista, scrittrice affermata, sta ideando.
Anche quest’ultima ipotesi non è da scartare del tutto, ce ne sono infatti gli indizi, ma noi li ignoreremo e considereremo il romanzo la storia di un delitto e della sua successiva indagine svolta dalla polizia, e rifiutata caparbiamente dalla protagonista che indaga sì, ma su chi fosse in realtà il marito che credeva di conoscere, ma in realtà non conosceva affatto. Se dopo quanto avete letto fin ora non vi ho spaventato, ma anzi vi ho incuriosito, bene vorrà dire che questa lettura sarà per voi interessante e soddisfacente.
L’omicidio di Halland (Mordet pa Halland, 2009) della danese Pia Juul, tradotto da Bruno Berni ed edito in Italia da Elliot edizioni, si discosta grandemente dal tipico giallo nordico, e su questo tutti i recensori che l’hanno analizzato sono d’accordo.
L’autrice è fondamentalmente una poetessa, una drammaturga, un’autrice di romanzi più “letterari” che di “genere”, differenza che fa sorgere anche qui numerosi interrogativi, anche se questo non è il luogo per trovare delle risposte.
La Juul si accosta al genere poliziesco assorbendone i temi: abbiamo un delitto, abbiamo un’ indagine poliziesca, abbiamo un misterioso assassino armato di fucile, abbiamo vari misteri legati alla vittima, e soprattutto abbiamo lo sguardo della vedova, Bess, voce narrante della storia a cui dobbiamo decidere fin da subito se credere o meno. E ragioni per dubitare su quanto dice ce ne sono parecchie, anche se da gran mattatrice assorbe tutta la luce su di sé, creando intorno simpatia e nello stesso tempo dubbi e un bizzarro senso di follia.
Il romanzo si apre con una tranquilla scena domestica: una coppia, Halland e Bess Roe, seduti in soggiorno a guardare un poliziesco alla tv. Lei scrittrice, si alza per andare a lavorare nel suo studio, lui va a letto, il giorno dopo deve partire per lavoro.
E fino a qui tutto corre nei binari del consueto.
Lei lavora tutta la notte ad un manoscritto e al mattino, una splendida mattina di primavera, si assopisce sul divano del soggiorno. Poi viene svegliata da un forte colpo, forse uno sparo. Un uomo bussa alla porta, Bjorn e le dice: In nome della legge. Sono le 7,47 […] lei è in arresto per l’omicidio di Halland. Le ultime parole del marito accusano appunto Bess dell’omicidio.
Ma Bjorn non è un poliziotto, è solo un passante che ha scoperto il corpo.
Credergli o meno? Davvero Bess è l’assassina? La polizia sembra scartare quest’ipostesi e inizia un’indagine che nelle ultime pagine del libro porterà ad un probabile colpevole.
Ma facciamo un passo indietro. Tutto il romanzo ruota intorno alle reazioni di Bess al delitto. Il personaggio di Halland svanisce sullo sfondo, la ricerca del vero assassino pure, abbiamo sì diversi candidati, diversi moventi, anche se forse quella con il movente più forte è proprio la stessa Bess, una forte somma di denaro viene trasferita sul suo conto, ma ciò che impariamo maggiormente a conoscere è il personaggio di Bess, le sue stranezze, le sue eccentricità, il suo rapporto irrisolto con la madre e la figlia, con il suo ex marito che lasciò per Halland.
E poi cosa spinge un uomo ad affittare una stanza nell’appartamento di una nipote, vistosamente incinta, che poi è davvero la nipote? E’ lui il padre di questo bambino? E perché chiude tutti si suoi conti, disattivando le utenze? Sarà la chiave di lettura di tutto il poster di La Retour de Martin Guerre che Bess trova nella stanza di Halland? Cosa contiene il suo computer? Perché Bess va a una presentazione di un suo libro e poi fugge via? Chi le telefona dal telefono di Halland? Perché la figlia la tratta con gentilezza quasi inconsapevole di tutti gli attriti che Bess ha sempre descritto?
Domande si sommano ad altre domande, e il lettore non fa a tempo di farsi delle ipotesi che la trama cambia prospettiva, fino al finale altrettanto inquietante. Un gioco di intelligenza insomma, un rompicapo, i cui echi restano anche parecchi giorni dopo la fine della lettura.

Pia Juul Considerata uno dei maggiori poeti e narratori danesi contemporanei, è nata nel 1962 e ha esordito nel 1985 con un libro di poesie.
Da allora ha pubblicato una lunga serie di opere, soprattutto poetiche, ma anche drammi e alcuni romanzi, fino alla sua ultima raccolta di racconti del 2012, Af sted, til stede, che ha avuto un grande successo.
Ha vinto molti premi prestigiosi e dal 2000 riceve il vitalizio del Fondo Statale per l’Arte, che la Danimarca attribuisce ai suoi migliori artisti.
In Italia nel 2014 la casa editrice Elliot ha pubblicato il suo romanzo L’omicidio di Halland.


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