:: La figlia del boia, Oliver Pötzsch, (Beat, 2012) a cura di Elena Romanello

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la_figlia_del_boia_1Tra i generi che vanno di più al momento c’è il giallo storico, con come ambientazioni predilette il Medio Evo o la Londra vittoriana, l’epoca in cui nacque il giallo come genere letterario, ma che ogni tanto può spaziare su altri momenti e luoghi, a raccontare storie lontane nel tempo ma con motivazioni alla fine non dissimili da quelle che muovono gli animi degli esseri umani oggi.
Tra i tanti titoli che sono usciti spicca, per l’epoca non tanto praticata, La figlia del boia di Oliver Pötzsch, prima di una serie di storie ambientate nella Germania del Seicento, dopo la conclusione della guerra dei Trent’anni che insanguinò l’Europa, facendo nascere gli Stati nazionali moderni e dando un primo colpo ad un fondamentalismo religioso ancora presente, e che aveva ispirato le guerre di religione e la caccia alle streghe.
Il protagonista e investigatore di questa storia è Jacob Kuisl, il boia della cittadina di Schongau, all’epoca di una certa importanza, un uomo che per autorità della legge deve infliggere tormenti e morte, ma capace di umanità e diviso verso quella modernità che pian piano, almeno qui in Europa, renderà obsoleto il suo lavoro. Jacob non crede alla colpevolezza della levatrice Martha, detentrice di un sapere al femminile che la pone ancora in odore di stregoneria e sospettata della morte di alcuni bambini, e decide di aiutarla a dimostrare la sua innocenza, anche perché a lei deve la vita di sua moglie e dei suoi figli, come praticamente tutti gli uomini della cittadina.
Jakob, non un sanguinario assassino e nemmeno un freddo esecutore come saranno i boia in epoche più vicine a noi, è un uomo di scienza aperto alle possibilità della modernità, e sarà affiancato, nella sua ricerca della verità, dal giovane medico Simon Fronwieser, che cerca di portare una concezione più moderna e scientifica della medicina, e dalla figlia Magdalena, una femminista ante litteram che non accetta il ruolo preordinato di figlia di un boia, che comporta compiti e limitazioni e un destino praticamente deciso.
La figlia del boia è un thriller storico pieno di colpi di scena e di false piste, che rappresenta in pieno l’ingresso nella modernità di un’epoca in cui si crede ancora alle streghe, ma in cui in realtà i delitti sono commessi per motivazioni molto più terra terra e moderne, cambiando pochi elementi potrebbe essere una storia di speculazione edilizia di oggi.
Il mondo descritto da Oliver Pötzsch, discendente dalla famiglia dei boia di Schongau, è lontano da noi ma a tratti vicino, e rispecchia ancora una volta come il compito della narrativa gialla, storica o meno, sia di portare alla ricerca di una verità ma anche di far riflettere sulle contraddizioni e isterie di una società. O almeno, questo dovrebbe succedere nella buona letteratura gialla, e La figlia del boia lo è. Traduzione dal tedesco di Alessandra Petrelli.

Oliver Pötzsch è nato nel 1970 e vive a Monaco di Baviera con la sua famiglia. Ha lavorato a lungo come sceneggiatore per la televisione tedesca ed è un discendente dei Kuisl, la dinastia di boia a cui appartiene anche il protagonista del suo romanzo, realmente esistita e che ha svolto il mestiere per 300 anni.

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