:: Intervista a Massimo Carlotto

Bentornato Massimo su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato la mia nuova intervista. E’ appena uscito per Einaudi il tuo nuovo romanzo Respiro corto. Nella tua precedente intervista ci avevi anticipato che in questo romanzo, a cui tieni molto, avresti superato le frontiere geografiche e di genere e ci sarebbe stata una donna molto “intensa”. Dunque hai mantenuto le promesse?

Penso di sì. Anzi di donne intense ce ne sono almeno un paio e la storia viaggia in lungo e il largo per il mondo. E anche il genere, a mio avviso, travalica i confini del noir italiano.

Come è nata l’idea di scriverlo? Cosa ti ha ispirato?

Da un lato la consapevolezza che il “sapere” viene applicato all’agire criminale, dato che ora i mafiosi di tutto il mondo iniziano a concepire l’università come luogo di formazione. Dall’altro la percezione della velocità con cui gli affari criminali si innestano con le dinamiche dell’economia legale.

La Marsiglia di Jean Claude Izzo non c’è più. Com’è la nuova Marsiglia?

In mano agli immobiliaristi, infognata in una guerra di bande e saccheggiata da cordate politico-affaristiche con forti legami con il gangsterismo corso-marsigliese. Non a caso la situazione difficile, e per certi versi insostenibile, è diventata una delle bandiere agitate dalla destra  lepenista durante la campagna presidenziale. La Marsiglia di Izzo non esiste più. Purtroppo.

Anche la criminalità sta cambiando. La vecchia mala marsigliese, l’idea stessa di un potere gestito verticalmente con leggi d’onore fisse, ordine, disciplina, vive ancora solo nella mente di alcuni vecchi boss, incarni bene questo in Armand Grisoni. Ora non c’è più niente di romantico, sono solo numeri, conti svizzeri, asettiche transazioni finanziarie, speculazioni in borsa, affari edilizi, traffici illeciti di tutti i generi. I criminali vogliono diventare uomini d’affari a tutti gli effetti?

Esatto. La globalizzazione ha aperto nuovi mercati agli affari criminali ma ha determinato anche una sorta di rivoluzione necessaria nell’universo dell’illegalità che ha eliminato regole e modelli di comportamento.

Le nuove alleanze, le nuove associazioni criminali, si creano davvero a livello universitario? I nuovi protagonisti sono davvero i figli dei boss arrivati da ogni parte del mondo che studiano economia, vestono alla moda, disprezzano i loro padri e si sentono al di là di ogni legge?

Sì, la corsa al sapere è una necessità vitale perché il crimine è stratificato per livello culturale, appunto. Solo i più “ignoranti” si limitano a gestire solo i vecchi affari come droga e prostituzione  e soprattutto non hanno le conoscenze necessarie per riciclarli e investirli in modo vincente.

In Respiro corto tra tutti emerge il personaggio di Bernadette Bourdet. E’ lei la vera protagonista? Come è nato il suo personaggio?

Osservando il portone del comando della BAC a Marsiglia. Ho visto uscire una signora molto, molto simile, salutata con rispetto dal piantone e mi è scattata l’idea di B.B. Non è la vera protagonista anche se è fondamentale nella narrazione perché ho preferito costruire un intreccio complesso dove i personaggi entrano ed escono con grande velocità e …il respiro corto.

C’è un patto tra il commissario e i suoi superiori: conserva il distintivo solo se non tocca la “cricca Bremond”. Non approfondisci la cosa, lasci nel vago, ma la polizia è complice di questo asfissiante sistema di corruzione che impantana la società? E’ questo il messaggio che vuoi trasmettere? C’è un messaggio che vuoi trasmettere?

Non sono una novità, soprattutto in Francia, le inchieste insabbiate. Quando il paziente lavoro di un poliziotto rischia di mettere in crisi gli equilibri sociali, economici e politici su cui si regge una città dedita al malaffare, è molto facile che tutto finisca in una bolla di sapone. La storia, quella vera di Marsiglia, può contare su diversi esempi. Anche recenti.

A Marsiglia si combatte ogni giorno una guerra per i territori tra bande criminali. Ogni giorno si muore per le strade di Marsiglia, cadono i piccoli spacciatori, cadono i poliziotti, i giudici, i giornalisti. E’ una guerra silenziosa che si protrae all’infinito. Perché non se ne parla, perché questa situazione non scuote l’opinione pubblica, la cosiddetta gente per bene? Sì ha quasi paura di toccare l’argomento?

In Francia il silenzio è durato fino alla campagna elettorale, nel resto d’Europa continua. Il conflitto criminale di Marsiglia è un effetto collaterale della crisi economica. Parlarne significherebbe provocare allarme in un’opinione pubblica confusa e sempre più ostile alla politica. I governi non fanno altro che difendere se stessi.

E’ un romanzo ma parla di episodi reali, concreti, che presuppongono anche uno studio meno superficiale che il semplice elenco dei fatti. Come ti sei documentato per scrivere questo libro?

Viaggi, interviste, letture, internet. E fonti. Ormai sono indispensabili per raccogliere materiale utile a un plot complesso.

A un certo punto nel romanzo alcuni membri della Dromos gang vanno in un particolare locale dove le prostitute sono donne comuni, casalinghe, mogli di disoccupati, con a casa figli piccoli. Proprio l’altro giorno ho sentito per televisione che aumentano i furti e le rapine e si è diffuso il furto per necessità, se prima rubavano caviale e gioielli ora rubano scatole di fagioli. Quanto incide la crisi economica nella diffusione così capillare della corruzione, del crimine?

Certo. La corruzione sta dilagando grazie alla crisi e al timore di soffrirne le conseguenze. Siamo di fronte a una vera e propria modificazione antropologica sulla percezione sociale dei reati. Alcuni, come la corruzione appunto, sono stati “depenalizzati” nel sentire comune. La Grecia inoltre insegna che la necessità comporta spesso disperazione ma la microcriminalità non è pericolosa…

Respiro corto termina in modo piuttosto improvviso, il finale sembra quasi troncato, molti nodi rimangono irrisolti. Prevedi di scrivere una continuazione? Conosceremo come procede la lotta tra Bernadette Bourdet e la cricca Bremond?

I nodi rimangono apparentemente irrisolti ma non è detto che in futuro non ci sia BB alle prese con Bremond e magari la Dromos Gang…

L’intervista è finita, nel ringraziarti per la tua disponibilità mi piacerebbe sapere se attualmente stai scrivendo un nuovo romanzo e se puoi anticiparci qualcosa?   

Sí e uscirà tra un anno, ambientato a Roma e sarà una vera sorpresa… non vedo l’ora!

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