:: Recensione di Il profanatore di biblioteche proibite di Davide Mosca (Newton Compton, 2012) a cura di Viviana Filippini

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Non vi è mai  capitato di voler rompere ogni legame con il vostro passato, cominciando una nuova fase della vostra vita e proprio sul più bello tutto ciò che credevate di esservi lasciati alle spalle ritorna e si impone su di voi costringendovi a fare un passo indietro?  E’ esattamente quello che capita a Lazzari, o meglio al professor Lazzari, protagonista del romanzo Il profanatore di  biblioteche proibite, pubblicato dalla Newton & Compton. Nell’intreccio creato da Davide Mosca, Lazzari è uno tra i maggiori studiosi ed esperti riguardo alle origini di Roma, ma dopo anni e anni di ricerche e di studi, l’uomo decide di cambiare vita aprendo una piccola enoteca, peccato che questo suo tentativo di reinventarsi l’esistenza venga  subito messo in crisi da un losco figuro che si fa chiamare Colonnello e che lavora per una misteriosa Fondazione. Il professore fa di tutto pur di evitare la proposta del Colonnello, ma una serie di eventi lo obbligheranno ad accettare, volente o  nolente,  l’incarico affidatogli: recuperare il Lituo, ossia il bastone sacro con cui Romolo fondò Roma. Lazzari partirà alla ricerca dell’antico bastone, ma allo stesso tempo si risveglierà in lui, una passione, anzi direi una ossessione mai del tutto sopita, che lo indurrà a ricercare il vero nome di Roma, perché lui come altri ricercatori è ben consapevole che Roma non è il vero nome della città eterna. Da Nord a Sud, da Est a Ovest, Lazzari percorrerà l’intera Italia per assecondare sì le richieste del committente, ma anche per  soddisfare la sua voglia di conoscere una verità che molte persone vorrebbero sapere, ma che in realtà pochi conoscono e custodiscono con ferma gelosia.  A fianco dell’aitante professore  arrivano la bella e misteriosa Artemisia e il corpulento, anzi un po’ “orso” direi, Dino entrambi dipendenti della Fondazione segreta per la quale il prof. è stato assoldato. Il trio si muoverà lesto e rapido sul territorio italiano, facendo scoprire al lettore una realtà del tutto nuova caratterizzata dal contatto con studiosi molto eruditi, con scaltri tombaroli, con antichi reperti archeologici che ogni collezionista vorrebbe possedere, con frammenti di libri perduti e arcani enigmi da risolvere per raggiungere l’ambita verità. Lazzari e Co. non sono però gli unici interessanti al vero nome di Roma e al Lituo, infatti sulla loro strada troveranno strani agenti pronti a tutto pur di fermarli e si imbatteranno in misteriosi omicidi eseguiti secondo modalità specifiche, che richiamano le terribili punizioni riservate ai profanatori del segreto riguardante il nome dell’Urbe.

A parte il titolo scelto che man mano si procede nella lettura si scopre essere un po’ troppo fuorviante rispetto al contenuto, visto che di biblioteche proibite non ce n’è l’ombra, il nuovo romanzo di Davide Mosca è un affascinante viaggio nel passato alla scoperta dell’antica storia di Roma e delle sue origini. Nelle pagine il ritmo è incalzante e c’è la giusta suspense che tiene il lettore con il fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina. Inoltre, nella trama si mescolano in perfetto equilibrio il passato e il presente, la  mitologia, gli usi e costumi degli antichi, i dati storici e le tante somiglianze esistenti tra cultura pagana e cristiana – per esempio si scopre che  la fondazione di Roma (21 aprile del 753 a.c.) cade nella festa latina analoga della Pasqua, o ancora  la vicenda di Remo e Romolo termina in un luogo della città definito Tescum, ossia Golgota, proprio come il monte dove venne crocifisso Gesù – scatenando in chi legge la curiosità.  Una volta arrivati alla fine oltre a scoprire la risoluzione dell’avventura del nostrano Indiana Jones, si rimane affascinato a tal punto dalla storia antica di Roma, da volerla approfondire con altre letture. Il profanatore di biblioteche proibite è un romanzo storico ben scritto, nel quale l’autore ha messo tutta la sua profonda conoscenza della storia di Roma – non a caso Moscaè laureato in storia antica con una tesi sulla fondazione di Roma – creando una vicenda coinvolgente che indaga il vero nome dell’Urbe, tanto per capirci l’appellativo segreto corrispondente  alla denominazione nascosta del Nume protettore che i Pontifex romani invocavano senza pronunciare.  Non so se capiterà anche ad altri lettori, ma terminata la lettura si la sensazione che l’identità di superficie delle persone e delle cose non sia mai quello che sembra, a dimostrazione del fatto che in tutto c’è sempre qualcosa di nascosto.

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