:: Un’intervista con Derek Nikitas a cura di Giulietta Iannone

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Ciao Derek. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Derek Nikitas? Punti di forza e di debolezza.

Vivo la letteratura e il cinema come, professionista, insegnante, consumatore e tossicodipendente. Sono uno scrittore che letteralmente si dedica completamente alla propria attività, ma scrivo troppo lentamente, e revisiono troppo, così impiego un sacco di tempo per completare un progetto.

Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia.

Sono cresciuto nel New Hampshire e a New York, sono andato al New York State College alle superiori, e poi all’ University of North Carolina a Wilmington per la mia formazione universitaria. Wilmington è stato il momento migliore. E ‘una cittadina turistica sull’oceano, ma ha anche un’ industria cinematografica piccola ma fiorente. Blue Velvet, Firestarter e The Crow sono stati girati lì,  fatto che sempre amo ricordare. Dopo la scuola, ho trascorso qualche tempo a Praga (tipico), e poi sono tornato a New York per alcuni anni. Ora vivo in Kentucky, e dirigo un programma MFA della mia città (The Bluegrass Writers Studio presso la Eastern Kentucky University).

Cosa ti ha spinto a diventare uno scrittore? Cosa ti ha fatto decidere di iniziare a scrivere gialli?

Ho cominciato a scrivere quando avevo circa sette anni. Ecco il motivo: i miei genitori erano divorziati, e mia madre era piuttosto severa su quali film potevo vedere in TV. Mio padre era permissivo, così mi lasciò vedere un sacco di film horror e simili, ma io lo potevo vedere solo una volta ogni paio di mesi. Così potevo vedere questi film con lui che facevano volare la mia immaginazione, ma poi dovevo aspettare settimane senza un’ altra “dose”. Così ho iniziato a scrivere le mie personali bizzarre storie dell’orrore. Così è davvero come è cominciata. Ricordo di essere stato particolarmente influenzato da Red Dawn, e continuavo a scrivere varie versioni di storie in cui i terroristi assaltavano la mia scuola elementare. Sono sempre stato attratto dalle storie di suspense, sebbene l’ horror e il dark fantasy siano stati i miei generi preferiti mentre crescevo. Mi sono interessato alla crime fiction all’università tramite un corso sulle crime stories classiche, ma in un primo momento stavo veramente solo cercando di scrivere storie letterarie interessanti. Non mi sono reso conto di scrivere crime fiction fino a quando i miei racconti non hanno iniziato ad essere accettati  nell’ Ellery Queen Mystery Magazine, e non l’ho realmente accettato fino a quando non sono stato nominato per un Edgar Award. Allora ho capito, “okay, sono uno scrittore di genere”.

Raccontaci qualcosa del tuo debutto. La tua strada verso la pubblicazione. Hai ricevuto molti rifiuti?

Sono stato molto fortunato con Pyres. Un editor di Minotaur Books (l’editore americano originale) ha visto una storia che avevo pubblicato e mi chiese se avevo pronto un romanzo. Ero appena a metà, ma a lui è piaciuto, così quando ho finito il suo editore mi ha fatto un’offerta. Quindi non ho mai dovuto affrontare rifiuti con Pyres. Detto questo, ho centinaia e centinaia di rifiuti accumulati scrivendo racconti. Ho usato i racconti per sviluppare la mia tecnica, e ci sono voluti anni. Col senno di poi, probabilmente stavo presentando i racconti alle riviste sbagliate, perché non scrivevo esattamente narrativa tradizionale e mainstream o narrativa sperimentale, ma c’è anche da dire che non ci sono troppi spazi per gli scrittori di racconti.

Hai conseguito un MFA alla UNC di Wilmington e stai ottenendo un dottorato di ricerca presso la Georgia State. Hai avuto un insegnante che ti sia stato di particolare ispirazione?

Certamente. Ho dedicato il mio secondo romanzo all’ insegnante di scrittura creativa più incoraggiante e di sostegno che abbia mai avuto, Wendy Brenner. Anche lei è una scrittrice di racconti, e mi ha insegnato ad amare la scrittura a livello di frase, come delineare realmente l’immagine fisica, come realmente abitare la psiche del personaggio, come evitare i cliché. Ho avuto altri insegnanti, come Bob Reiss e Clyde Edgerton, che mi hanno insegnato la struttura e gli elementi fondamentali della scrittura dei romanzi, e tutto ciò che eventualmente viene dopo.

Vuoi descriverci una tua tipica giornata di lavoro?

Immagino che ben poche persone possano rispondere a questa domanda in modo molto eccitante. Sono diventato molto più disciplinato negli ultimi due anni, però. Scrivo la mattina, di solito per circa tre o quattro ore, nel tentativo a volte vano di evitare di controllare la mia posta elettronica e di navigare in internet. Sono diventato sempre più un pianificatore, così ora mi prendo mesi per delineare un racconto o romanzo prima di iniziare a scrivere.

Quali sono le qualità tipiche di un buon scrittore?

L’unica qualità che cito sempre ai miei studenti è l’empatia. Se non è possibile autenticamente entrare nella psiche di un’altra persona, anche se fittizia, allora finirete per creare una cosa che è morta fin dall’inizio. Troppa scrittura amatoriale è auto-espressiva: questi sono i miei intensi sentimenti, o questa è la mia filosofia sul mondo. La scrittura è in parte espressione di sé, ma molto di più dovrebbe essere esplorazione, un tentativo di sfuggire alla propria visione miope e vivere altro.

Sei un autore amato dalla critica. Hai mai ricevuto recensioni negative?

Oh, sì. Ho ricevuto una recensione particolarmente caustica su Pyres nel quotidiano della città in cui vivevo all’epoca, Atlanta. Ora mi è quasi cara perché in realtà ha colto nel segno quello che stavo facendo male in Pyres (troppo prolisso), e credo di aver davvero imparato da essa. Altre recensioni negative tendono a dire che sono troppo “letterario” per essere uno scrittore di crime o viceversa, a quelle non penso molto.

Il tuo primo romanzo Pyres, ora edito in Italia con il titolo I fuochi del nord, nominato per un premio Edgar per il miglior romanzo d’esordio è un libro formidabile. Cosa ti ha ispirato a scriverlo? Qual è stato il punto di partenza nel processo di scrittura?

I miei romanzi tendono a iniziare con una mezza dozzina di idee diverse che alla fine confluiscono in una narrazione organicamente organizzata. Volevo scrivere delle mie esperienze essendo stato un “dark” quando ero adolescente, ma non volevo scrivere di me, così ho inventato questo personaggio femminile, Luc. Volevo scrivere delle mie origini svedesi e del mio interesse per la mitologia norrena. Allo stesso tempo, rimasi affascinato da alcune storie vere di crimini che lessi sui giornali o vidi in uno di quelle trasmissioni giornalistiche televisive. Ed ero allo stesso tempo interessato al comportamento criminale di alcuni dei gruppi più duri di biker nell’ area di Rochester e pian piano tutti questi elementi hanno cominciato a unirsi.

 Puoi riassumere il tuo libro in non più di 25 parole?

Una ragazza adolescente ribelle scopre una cospirazione dietro l’omicidio di suo padre e diventa il bersaglio della gang di motociclisti fuorilegge che lo ha ucciso.

Il primo capitolo presenta la protagonista. Potresti raccontarci cosa succede?

Lucia “Luc” Moberg è un adolescente un po ‘ribelle ma in fondo tenera che sta per compiere 16 anni. Sono i primi anni ‘90. Un pomeriggio chiede al padre, professore universitario, di portarla al centro commerciale e, mentre lui è in una libreria, ruba un CD da un negozio di musica ed è inseguita dagli agenti di sicurezza del centro commerciale. Luc trova il padre e lo convince ad andare via. Proprio mentre stanno per allontanarsi dal parcheggio, un uomo misterioso appare a fianco della macchina e spara al padre uccidendolo, di punto in bianco, con Lucia che guarda con orrore dal sedile posteriore.

Parlaci dei personaggi principali del libro?

Tema centrale del libro è il rapporto spezzato tra genitori e figli. La storia di Luc ruota intorno al raggiungimento della sua maggiore età colpita da un profondo dolore e minacciata da un concreto pericolo. Lei deve cavarsela prendendosi cura della madre devastata e suicida, grazie anche all’ “intervento” degli esseri magici del folklore svedese, che sono o il frutto della sua immaginazione o gli emissari di suo padre morto.
Greta Hurd è l’investigatore della polizia assegnata al caso di omicidio del padre di Luc. E’ una poliziotta indurita che ha dato la sua vita alla carriera, anche a scapito della sua famiglia. Ma questo caso, e le sue interazioni con Luc, cominciano a riaccendere qualcosa nel suo cuore. Ha una figlia che è in procinto di sposarsi, ormai un’ estranea, così lei afferra la possibilità di riscattarsi con la sua famiglia.
Tanya Yasbeck è una ragazza di diciannove anni, ex-tossica che ha vissuto una vita dura, ed è ora incinta di nove mesi del figlio di un biker fuorilegge. Lei vuole disperatamente vivere una vita normale e credere che il suo ragazzo gliela possa dare, anche se le sue attività criminali sono sempre più disperate e pericolose.

Il personaggio di Mason è molto negativo. Ci puoi parlare di lui?

All’inizio della mia ricerca, ho appreso che i bikers fuorilegge commettono alcuni dei peggiori e  più barbari atti criminali relativi a gang che si possa immaginare. Gran parte di Mason (e della sua cultura) proviene da precisi racconti di bikers fuorilegge (anche se il 99% dei bikers  sono bravi ragazzi, e rispettosi della legge!). Non volevo rivestire di zucchero la sua brutalità, la sua misoginia, il suo razzismo, la sua insensibilità. D’altra parte, egli è un padre in attesa molto ansioso, pieno di speranze e di sogni, deciso a crescere il “suo ragazzo” in base al codice d’onore in cui crede. Non credo nel male astratto, così ho voluto far si che tutti i comportamenti di Mason nascessero dalla sua capacità di valutare ciò che è giusto.

Quale è o sono le tue scene preferite in Pyres?

Immagino le principali scene che narrano punti di svolta perché quelle scene sono la ragione principale per cui si scrive il romanzo. Così la scena del parcheggio nel primo capitolo, certamente, e quando Luc trova i soldi sotto la lavatrice, o la scena in camera di Quinn e il ritorno a casa dopo, e naturalmente il finale, a cominciare dall’ ultima conversazione risolutiva tra Luc e Tanya, forse la scena di dialogo che ho preferito scrivere. Queste sono le scene che ho rivisto di più, anche solo per assicurarmi che il tono fosse proprio quello giusto.

In Pyres quale è stato il personaggio più difficile da scrivere e perché? Il più semplice e perché?

Non posso parlare troppo del personaggio più difficile, senza regalare troppi colpi di scena, ma diciamo che la doppiezza è una motivazione molto difficile da rendere. Luc è stata un personaggio anche difficile per molti versi, soprattutto perché il suo carattere è così simile al mio, quando avevo la sua età. E ‘pericoloso scrivere di “se stessi” perché si vuole dare al personaggio una vitalità sua, e non si vuole diventare troppo auto-indulgenti ampliando la propria interiorità, solo per dar voce al proprio punto di vista. Al contrario, Tanya è stato stranamente il personaggio più facile da scrivere perché la sua prospettiva era così diversa dalla mia. Volevo continuamente tornare da lei per esplorare le sue motivazioni e reazioni perché ero davvero curioso di vedere come avrebbe reagito, basandomi sulla dissonanza cognitiva estrema della sua situazione.

Perché hai ambientato la storia a Rochester? In che modo questo luogo ha influenzato la tua scrittura?

Rochester, New York e soprattutto le piccole città che la circondano, è dove sono cresciuto e dove ho ambientato la maggior parte dei miei racconti pubblicati finora. Essere intimamente legato alla zona mi ha aiutato a scrivere, ma Rochester ha anche l’atmosfera perfetta per il romanzo poliziesco hardboiled. E’ un posto ghiaioso, freddo, sterile, arrugginito, nevoso, grigio, ruvido, una sorta di distopia. Questa zona di New York è anche chiamata il “Rust Belt”, perché è essenzialmente un deserto economico di fabbriche chiuse e industrie obsolete. Ovunque si guardi, ci sono metafore ricche e suggestive per rispecchiare il tumulto interiore dei personaggi.

Il tuo libro è caratterizzato da un forte realismo e nello stesso tempo utilizzi uno stile lirico, molto poetico. Quali poesie ritornano più spesso nel corso della tua vita?

In questo momento, sto scrivendo un romanzo in cui W.B. Yeats appare come personaggio, così la sua poesia è sempre al centro della mia mente, in particolare le poesie che alludono alla sua visione occulta. I miei preferiti in assoluto sono John Berryman, Philip Larkin (“Aubade”, soprattutto), e Thomas Hardy, anche se mi ricordo di essere stato ossessionato da Whitman durante la scrittura di Pyres, quindi probabilmente ci sono elementi del suo verso libero. Lo staccato di Gerard Manley Hopkins lo stile “sprung verse ” ha preso il potere sulla mia immaginazione nel secondo libro, The  Long Division.

Parlaci del tuo secondo libro, The  Long Division.

E’ ancora narrativa d’ “ensemble” che segue diversi personaggi, ma l’evento principale riguarda una cameriera che ruba una macchina e cinquemila dollari ad un cliente, con l’intenzione di attraversare i confini di stato e ricongiungersi con il figlio adolescente che ha dato in adozione quando è nato .

Dimmi un aggettivo per ognuno di questi scrittori: James Ellroy (paranoico), Cornell Woolrich (carico di tensione), David Goodis (malinconico), Flannery O’Connor (ironico), James Crumley (pesante), Jim Thompson (grintoso), Charles Willeford (tragicomico), Joseph Wambaugh (autentico), Ross McDonald (non ho mai letto il suo lavoro!), Dashiell Hammett (tagliente), Joyce Carol Oates (lussureggiante), Nabokov (labirintico), Cormac McCarthy (profetico).

Parlaci del rapporto tra cinema e letteratura. Ritieni il tuo stile cinematografico?

Assolutamente. Sono ossessionato dall’immagine visiva, dal mostrare e non dire, e sono sempre alla ricerca di quel dettaglio interessante che funzioni essenzialmente come una fotografia o un film. Tendo a scrivere in scene, e ho imparato molto sulla costruzione delle trame dai manuali di sceneggiatura (stranamente, molto più che dai manuali per scrittura per i romanzieri). E ‘per questo tendo a scrivere in terza persona, che sento più come “una cinepresa” che in prima persona. Non mi sorprende, che molti film svedesi abbiano influenzato lo stile grandioso e magico di Pyres (Ingmar Bergman, Lasse Hallstrom, Bille August). Lo stile del mio secondo romanzo ha lo scopo di imitare, il più fedelmente possibile, la “Nouvelle Vague francese” lo stile visivo di Goddard e Truffaut. Eppure, c’è l’interiorità del personaggio che non può essere resa così tanto in un film, questa è la grande gioia del romanzo, la vita interiore.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti? Chi pensi abbia influenzato la tua scrittura?

L’ elenco di nomi da te forniti sopra è un ottimo inizio. Il mio preferito è Nabokov a causa del suo gioco continuo con il linguaggio e la struttura, anche se non posso pretendere di essere stato influenzato da lui. E ‘troppo grande da raggiungere. Joyce Carol Oates, Denis Johnson, James Ellroy, Thomas Hardy  tutti hanno influenzato il mio scrivere in grande misura. Più di recente ho scoperto Daniel Woodrell, uno spirito affine, credo. E siccome la mia scrittura si evolve nel territorio dell’ horror e del fantasy, sono sempre più affascinato da gente come George RR Martin (il più grande narratore di storie che ho letto da Ellroy).

Verrai in Italia per presentare i tuoi romanzi?

Mi piacerebbe visitare l’Italia (non ci sono mai stato prima). Vedremo cosa succede.

Infine per concludere: a cosa stai lavorando ora?

Il mio progetto attuale su cui sto lavorando è un lungo romanzo su un devoto professore cattolico che scopre che una setta omicida sta prendendo di mira la figlia autistica perché credono che la bambina sia una messia, con enormi poteri soprannaturali che vogliono sfruttare. Sto ampliando il mio campo di riferimento includendo più elementi horror e fantasy, e voglio approfondire periodi e luoghi diversi (tra cui alcuni italiani che coinvolgono collegamenti con l’abbazia di Aleister Crowley a Thelema in Sicilia e i resti mancanti di Cagliostro per esempio). The Historian di Kostova è probabilmente un buon analogo del tuo connazionale Umberto Eco, anche se io non sono nemmeno lontanamente paragonabile a lui!

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