:: Un’ intervista con Allan Leverone

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Grazie Allan per aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Allan Leverone? Punti di forza e di debolezza.

Grazie mille per avermi invitato! Sono un appassionato di sport che sta invecchiando troppo velocemente. Sono  sposato da quasi trent’anni, ho tre figli e una nipote, e sono uno scrittore di gialli, thriller e horror. I miei punti di forza sono pochi, ma tra loro vorrei citare questi: la possibilità occasionalmente di scrivere frasi che si legano assieme in modo piacevole, i miei tre figli di cui sono estremamente orgoglioso, e in qualche modo essere riuscito a sposare e a rendere felice una donna che è di gran lunga superiore a me da tutti i punti di vista. Sono anche un pilota abbastanza bravo. Ho un sacco di punti deboli, ma primo fra tutti potrebbe essere questo: sono spesso troppo preoccupato di ciò che pensano gli altri, poi spesso giudico troppo,  ho un temperamento impulsivo, e la mia mente vaga un sacco … qual era la domanda?

Raccontaci qualcosa del tuo background, i tuoi studi, la tua infanzia.

Sono cresciuto in una piccola città ed sono stato lo stereotipo del ragazzo di una piccola città. Pensavo di essere un ribelle quando ho provato a fumare sigarette, anche se non riuscivo a respirare senza tossire. Ho fatto sport quasi costantemente, baseball e hockey su ghiaccio ed ero sempre impegnato nella lettura di due o tre libri contemporaneamente. Ero un bravo studente, e anche se non avevo voglia di andare al college, l’ho fatto comunque, mi sono laureato all’Università di Notre Dame nel 1981 in Business Administration, laurea che non ho mai usato.

Che lavori hai svolto in passato?

Ho davvero avuto un solo lavoro a tempo pieno in tutta la mia vita. Sono stato assunto dalla Federal Aviation Administration come controllore del traffico aereo nel marzo 1982, e ho sempre fatto quello da allora. Negli Stati Uniti, i controllori del traffico aereo devono ritirarsi dal lavoro al 56 compleanno, e dato che mi sto rapidamente avvicinando  a quell’età, mi sto anche avvicinando rapidamente al pensionamento obbligatorio. Il mio obiettivo dopo sarebbe quello di scrivere a tempo pieno.

Quando hai capito che volevi diventare uno scrittore? Qual è stato il momento esatto in cui hai capito che la passione per la scrittura si stava trasformando in un vero lavoro?

Per tutto il tempo che mi ricordo sono stato affascinato da quelli con la capacità di tenere incantati gli altri  con la loro scrittura. E’ qualcosa che ho sempre voluto fare, ma non l’ho fatto fino a  quarantacinque anni, solo allora ho avuto il coraggio di provare. Senza avere alcuna idea di quello che stavo facendo, un giorno mi sono seduto e ho cominciato a scrivere un romanzo. Due mesi dopo la prima bozza di quel manoscritto era finita, e anche se quel particolare libro resta inedito, quell’esperienza di scrittura mi ha fatto capire  che la scrittura era qualcosa che potevo fare realmente. Si è trasformato in un vero e proprio lavoro quando ho fatto il passo successivo. Raccontare una buona storia è una cosa, ma fare tutto il lavoro che c’è dietro ad un libro e ti permette di essere un vero autore è un altro paio di maniche:  la riscrittura professionale,  fare le opportune modifiche, cercare agenti ed editori, occuparsi di marketing, di promozione, e scrivere la prossima buona storia segna la differenza tra farlo per divertimento e cercare di guadagnarsi da vivere con questo. Ci sono un sacco di autori eccellenti là fuori che stanno scrivendo un sacco di libri che rimarranno in sospeso. Lavorare per farsi notare non è facile, ma è parte del processo.

Quali scrittori ti hanno influenzato?

Mi piace questa domanda, perché la scrittura non è diversa da qualsiasi altra cosa: siamo tutti il prodotto di molteplici influenze. Ho scoperto Arthur Conan Doyle, e Sherlock Holmes quando ero un bambino, e quello fu un momento di svolta per me, l’ esempio del tipo di influenza che potrebbe avere un autore su un lettore. Lo stesso successe quando da adolescente lessi il mio primo libro di Stephen King. Se parliamo di dettagli, mi piace Lawrence Block, sia per la sua longevità, ha iniziato a guadagnarsi da vivere scrivendo romanzi sin dalla fine del 1950, e per il suo sapiente utilizzo del dialogo per far avanzare la trama dei suoi racconti. Tom Piccirilli è un autore che dovrebbe essere conosciuto molto di più, la sua scrittura è un rasoio tagliente. Sono anche stato influenzato in modi diversi da autori come Edgar Allan Poe, Mary Shelley, Shirley Jackson, Dean Koontz, Lee Child e probabilmente da mille altri autori che ammiro.

Raccontaci qualcosa del tuo debutto. La tua strada verso la pubblicazione. Hai ricevuto molti rifiuti?

Si potrebbe riempire un libro di dimensioni ragguardevoli con i rifiuti che si sono accumulati negli anni. Se si sommano i rifiuti per tutti i miei romanzi così come per i miei racconti, il loro numero sarà ben oltre i 200. Ma nessuno di essi importa una volta  che hai trovato un editore per il tuo lavoro. Duecento rifiuti sono molto meno importanti di un’ accettazione, soprattutto quando l’accettazione di un editore conduce i lettori  a scoprire e godere del tuo lavoro.

Puoi dirci qualcosa dei tuoi libri?

La maggior parte dei miei lavori comporta un personaggio centrale, sia una lei o un lui, che è costretto ad affrontare una situazione che è impreparato a gestire. Spesso la situazione implica decisioni di vita o di morte e le loro conseguenze sono frequentemente di vasta portata. Come scrittore di genere mi piace mettere ostacoli nel percorso dei miei personaggi principali e scoprire come reagiranno a questi ostacoli.

Scrivi anche racconti o solo romanzi?

Ho scritto romanzi di tutte le lunghezze, da racconti flash di qualche dozzina di parole, a romanzi di 85.000 parole. Non c’è sensazione migliore che scrivere The end, dopo 80.000 parole, scrivere un romanzo richiede un impegno di tempo notevole e fatica per mesi, mentre un racconto mi può permettere di sentirmi bene con me stesso, dopo anche solo alcuni giorni di sforzi.

A proposito di stile. Il tuo nasce spontaneamente o è frutto di duro lavoro?

Il mio stile è il risultato delle influenze di molti degli autori che ho citato in precedenza. Detto questo, credo che lo stile di un autore debba essere naturale e non artificioso o non servirà a far appassionare il lettore alla storia. Quando scrivo una prima bozza, non mi preoccupo troppo della struttura di una frase o del flusso della narrazione, la mia preoccupazione principale è quella di ottenere la storia sulla carta. Poi, nelle successive modifiche e riscritture, mi concentro su tutti gli altri fattori che fanno un libro leggibile. E ‘un processo laborioso, ma sembra funzionare per me.

Quali cambiamenti hai notato nel mondo della fiction da quando hai iniziato a scrivere?

Le cose stanno cambiando così velocemente nel mondo dell’editoria che a volte sembra impossibile tenere il passo. La crescita degli ebooks qui negli Stati Uniti ha segnato la fine di un ciclo, e il cambiamento sta arrivando anche in Europa. Credo che ci vorranno ancora anni perchè  l’ editoria  si adegui a questa nuova tendenza, ma nel frattempo,  la possibilità per gli autori di lasciare il segno non è mai stata così grande. La facilità di pubblicare ebooks è diventata una sorta di grande equalizzatore. Piccoli editori indipendenti stanno spuntando ovunque, facendo la differenza, concentrandosi su mercati di nicchia e sulla qualità del lavoro che non abbiamo mai avuto la possibilità di avere in passato. Questo non vuol dire che non ci siano lati negativi. Ci sono stati e continueranno ad esserci, il prezzo degli ebook per esempio è molto basso, e per questo gli ebooks sono dappertutto, ma le opportunità per gli autori non sono mai state più grandi di quanto non lo siano adesso.

Pensi che il tuo stile sia cinematografico? Ci sono film che hanno influenzato il tuo lavoro?

Questa è una domanda davvero interessante, che non ho mai considerato prima. Il mio lavoro potrebbe probabilmente essere considerato cinematografico, nel senso che ci sono sempre un sacco di cose che succedono, mi piace utilizzare l’azione per mantenere il lettore impegnato e per spingerlo a girare le pagine. Se il mio lettore si annoiasse, allora credo che lo perderei. Un thriller che non entusiasmi è un libro illeggibile, ma una buona storia è una bella storia, indipendentemente dal mezzo che si utilizza.

Ti capita mai di utilizzare le tue paure o esperienze personali nelle tue storie?

Assolutamente. Ogni autore che non facesse uso delle sue paure e  esperienze si priverebbe di un tesoro. Abbiamo tutti paura di cose diverse, ma il nocciolo della questione è che abbiamo tutti paura. Non c’è una persona là fuori che non abbia provato paure prive di senso una volta o l’ altra, spesso per un sacco di tempo, e questi sentimenti sono spesso le stesse motivazioni dei personaggi dei miei libri.

Hai mai avuto il blocco dello scrittore e che cosa hai fatto quando ti è successo?

Non credo di aver mai provato il blocco dello scrittore. Ci sono momenti in cui la scrittura scorre molto più facilmente di quanto non faccia altre volte, ma è il fatto di sforzarsi per sedersi e scrivere sulla tastiera quando non si ha voglia di farlo  ciò che separa un professionista da un dilettante. Il dilettante scrive quando ha voglia, il professionista scrive non importa quando.

Infine, in conclusione l’ultima domanda: a cosa stai lavorando ora?

Ho appena presentato questa mattina alla Delirium Books un racconto dell’orrore intitolato The Becoming. Hanno pubblicato i miei due romanzi precedenti, Darkness Falls e Heartless, e sto sperando che The Becoming gli piaccia abbastanza da farne la mia terza voce nella loro serie da collezione di racconti dell’ orrore. Sto anche lavorando alla riscrittura e modifica per il sequel del mio romanzo appena pubblicato, Paskagankee, intitolato Revenant, e sto lavorando alla prima stesura di un thriller più tradizionale, dal titolo Parallax View, che spero di avere pronto per la pubblicazione questo prossimo autunno. Mi piace tenermi occupato.

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Una Risposta to “:: Un’ intervista con Allan Leverone”

  1. pauldbrazill Says:

    A hell of a writer.

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