:: Intervista a Franca Rizzi a cura di Elena Romanello

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L’autrice piemontese d’adozione Franca Rizzi si è imposta all’attenzione con il romanzo storico Il suonatore di Balalaika, edito da Pironti, insolito ed interessante per tanti motivi. Le abbiamo fatto qualche domanda.

Come è nata l’idea de Il suonatore di Balalaika?

Dal diario di un mio antenato pittore, Cosroe Dusi, che nella prima metà dell’Ottocento andò da Venezia a Monaco di Baviera e poi a San Pietroburgo in cerca di fortuna e divenne pittore di corte dello zar Nicola I. Lui scrisse quotidianamente le sue vicende per quattro anni, cominciando dal suo avventuroso viaggio in diligenza e continuando con la sua vita e il suo lavoro alle dipendenze della nobiltà tedesca prima e russa poi. Questo diario è stato tramandato di generazione in generazione ed è arrivato fino a me e mi ha suggerito lo spunto per intraprendere un’interessante avventura letteraria sulle orme del mio avo. In parallelo a questa storia che si dipana tra committenze, balli imperiali e vita quotidiana, ho creato un racconto giallo, questa volta inventato completamente, che si svolge a Marostica, nel Vicentino, nei primi anni del Novecento.Ne Il suonatore di balalaika si alternano così le due vicende un capitolo dopo l’altro, catapultando ogni volta il lettore in luoghi ed epoche diverse tra storia reale e inventata, con colpi di scena e passi autentici del diario, fino a che i due filoni si riuniscono in un unico avvincente finale.

Come mai il romanzo storico è un genere che piace sempre?

Il romanzo storico, quando è scritto bene, diventa una specie di macchina del tempo in grado di portare il lettore a vivere in prima persona vicende lontane e ad immedesimarsi in personaggi realmente esistiti. Ci tengo precisare che dietro a questo mio libro c’è un lungo e attento lavoro di ricerca iconografica e di archivio che ha preso in considerazione fatti storici e personaggi di cui parla il Dusi nel suo diario e mi ha permesso di descrivere al meglio eventi veramente accaduti e persone realmente esistite.

Come è riuscita a farsi strada nella giungla dell’editoria?

Con impegno, pazienza e umiltà. Ho cominciato a scrivere questo romanzo storico dapprima impegnandomi a decifrare la calligrafia ottocentesca del diario di Cosroe Dusi e poi per hobby,  costruendo storie e vicende senza pormi un termine. La mia attenzione per la scelta della parola e per la costruzione elaborata dell’intreccio è piaciuta alla responsabile della Casa Editrice Tullio Pironti di Napoli, che mi telefonò per farmi i complimenti; due anni dopo è uscito Il suonatore di balalaika. Nei due anni successivi il mio romanzo ha ricevuto tre premi letterari (il Fiorino d’argento al premio Firenze del 2010, un riconoscimento al Premio letterario di Chiavari del 2011 e si è classificato al secondo posto al Premio Mario Pannunzio sempre nel 2011).

Cosa pensa dell’Ottocento, secolo fondamentale per la Storia italiana e non solo, e teatro del suo romanzo?

L’Ottocento che ho preso in considerazione nel mio romanzo storico non è quello illuminato dagli entusiasmi e dalle battaglie che resero l’Italia unita, si tratta invece di un secolo ancora buio dove il governo dispotico dello zar dominava in modo assoluto, dove spadroneggiava la polizia segreta e la libertà di parola era pura utopia; la nobiltà viveva all’ombra dell’imperatore e godeva di una vita frivola fatta di feste, balli e vacanze in campagna.  In questo ambiente arrivò Cosroe Dusi dall’Italia e così come lui molti altri artisti, cantanti, ballerini e musicisti provenienti da tutta Europa, trovarono a San Pietroburgo un pubblico attento e preparato a cui non era lecito occuparsi di altro.

Quali sono i suoi prossimi progetti?

Il mio secondo libro è già ultimato ed è in casa editrice in attesa di essere mandato alla stampa, mentre sto lavorando sul terzo.Come il primo anche gli altri due sono orchestrati su più filoni narrativi, in cui il romanzo storico e il giallo si alternano per poi fondersi nel finale. Il primo si ambienta storicamente nel Kenya dell’epoca coloniale inglese intorno agli anni 50 del Novecento, mentre il giallo si svolge in una Monaco pre-hitleriana; il terzo romanzo invece riguarderà avvenimenti e personaggi di Casa Savoia tra Seicento e Settecento (quindi la seconda Madama reale e Vittorio Amedeo), mentre il giallo si svolgerà a Torino ai nostri giorni.

Quali sono i suoi maestri letterari?

Premettendo che la mia curiosità letteraria mi fa spaziare tra generi e autori di ogni epoca e di ogni tipo, dal giallo americano contemporaneo al teatro shakespeariano, da Karen Blixen a Camilleri, per non parlare dei classici che hanno costruito la mia base culturale dal tempo del liceo, mi è molto difficile schematizzare in poche righe le mie predilezioni, però molti anni fa mi imbattei in una frase di Giuseppe Marotta che trovai nell’introduzione di Oreste del Buono al libro A Milano non fa freddo.In una lettera di Marotta a del Buono si legge: “… e io che mi dissanguo per non accostare parole con le stesse consonanti, per evitare assonanze e dissonanze, per alternare gli ausiliari, per sfuggire ai luoghi comuni, … per ridurre tutto all’essenziale, per far sì che nulla s’adagi e dorma.” Queste parole hanno messo radici in me e rimangono come monito quotidiano ogni volta che mi accingo a scrivere.

2 Risposte to “:: Intervista a Franca Rizzi a cura di Elena Romanello”

  1. :: Intervista a Franca Rizzi a cura di Elena Romanello « Liberi di scrivere | Elena Romanello scrittrice e non solo Says:

    […] :: Intervista a Franca Rizzi a cura di Elena Romanello « Liberi di scrivere. Share this:TwitterFacebookLike this:LikeBe the first to like this post. Questo articolo è stato pubblicato in Articoli ed etichettato con liberi di scrivere. Includi tra i preferiti il permalink. ← “La ladra della primavera ” di Marina Fiorato | Blog | Sul Romanzo […]

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