:: Un’intervista con Andrew Grant a cura di Giulietta Iannone

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Andrew Grant

Ciao Andrew, racconta ai nostri lettori qualcosa di te.

Ciao Giulia! Beh, sono nato a Birmingham, Inghilterra – la città gemellata con Milano – nel maggio del 1968. La mia famiglia si trasferì nella periferia di Londra quando avevo sei anni, e sono rimasto lì fino a quando sono andato all’ Università di Sheffield. Mentre ero studente ho iniziato ad innamorarmi del teatro, così dopo che mi sono laureato ho creato e gestito una piccola compagnia teatrale con cinque amici. Abbiamo tenuto duro per quasi due anni, ma poi, con bollette da pagare e senza soldi in banca, era tempo per un lavoro “vero”. Così, ho fatto una mossa “temporanea” nel settore delle telecomunicazioni – e mi ci sono voluti quindici anni per fuggire di nuovo! Tuttavia, finalmente ne sono uscito fuori, e il mio primo libro, Even, è nato … Sono sposato con Tasha Alexander, che ha scritto una serie di romanzi storici di suspense, e divido il mio tempo tra Chicago negli Stati Uniti e Sheffield nel Regno Unito.

E’ stato l’inizio del tuo interesse per la scrittura?

Non proprio! Penso che il mio interesse per la scrittura sia iniziato dal mio amore per raccontare storie,  amore che dura da tutta la mia vita. Di solito per tirarmi fuori dai guai. Perché non avevo fatto i miei compiti, perché ero tornato a casa tardi, perché non avevo lasciato il cioccolato, perché tutto era andato orribilmente sbagliato al lavoro …

Parlaci della tua strada verso la pubblicazione.

Dopo che ho lasciato il mio lavoro ho passato circa dodici mesi a lavorare sul manoscritto di Even. Quando finalmente fu pronto ho iniziato la ricerca di un agente, e la mia più grande fortuna è stata di incontrare la straordinaria Janet Reid di FinePrint Lit a New York che ha predisposto il mio primo contratto con la St Martin ’s Press.

Hai studiato letteratura inglese e teatro. Raccontaci qualcosa della tua tesi.

La mai tesi deriva dai miei due amori gemelli la lettura e la produzione di spettacoli teatrali, diciamo che ho esaminato l’effetto che la scelta di un medium ha sul trattamento del materiale di un autore. In particolare mi sono concentrato su Samuel Beckett, come avrai sentito ci sono alcune analogie molto interessanti e anche alcuni contrasti tra le sue opere teatrali e i romanzi.

Raccontaci qualcosa del tuo romanzo d’esordio.

Il mio romanzo d’esordio comincia con l’eroe – David Trevellyan, un ufficiale inglese della Naval Intelligence – che fa una passeggiata a tarda notte a New York City. Vede una forma familiare che giace in un vicolo – un corpo morto – e subito viene arrestato e incastrato per l’omicidio. Ben presto il caso passa al FBI. I suoi capi a Londra si rifiutano di aiutarlo, così Trevellyan è costretto a prendere in mano la situazione. Mentre lotta per discolparsi e ristabilire il suo nome, è risucchiato in profondità in un complotto internazionale. La ricompensa per il successo è la redenzione – per se stesso e il cadavere nel vicolo. Il prezzo del fallimento è la morte. E la sua motivazione è il credere nella vita e non diventare pazzo, così si ottiene Even.

Che tipo di ricerche hai svolto per il tuo primo libro?

Direi che c’erano tre tipi principali di ricerca: fisica, per trovare i luoghi adatti per le diverse fasi della storia e cercare di catturare l’atmosfera di ciascuna di esse; teorica, per capire esattamente come i vari crimini, come il furto di identità che è presente nel libro, in realtà avvengano davvero; e tecnica, per assicurarmi che tutte le descrizioni delle armi da fuoco e delle auto ecc fossero corrette.

Chi ti ha influenzato?

E’ una lunga lista! Da bambino divoravo le storie di azione e avventura con artisti del calibro di Alistair MacLean e Douglas Reeman. In seguito mi sono interessato alla guerra fredda e alle storie di spie di autori come Len Deighton e John leCarré, passando attraverso i serial killer di Thomas Harris, e più recentemente mi sono avvicinato ad autori come Michael Connelly, Sandra Brown, Thomas Perry, John Sandford, Nelson DeMille, Jeffery Deaver, Dennis Lehane, Vince Flynn, Lisa Gardner, Harlan Coben, Tess Gerritsen, Mark Billingham e Ridley Pearson.

Raccontaci qualcosa del tuo eroe l’ufficiale della marina britannica David Trevellyan. È simile a Jack Ryan di Tom Clancy o James Bond di Ian Fleming?

Probabilmente ha elementi di entrambi, ma Trevellyan è stato talvolta descritto come un “James Bond per il ventunesimo secolo”, così avrei dovuto appoggiarmi un po’ più verso Ian Fleming. In particolare ho voluto creare un personaggio motivato dal suo senso interiore di moralità – la determinazione di fare ciò che crede sia giusto a prescindere da quanto rischi di persona – piuttosto che uno guidato da circostanze esterne.

Quale attore potrebbe essere adatto al ruolo di Trevellyan?

Questa è una domanda molto buona! Mi dispiace non me ne viene in mente nessuno…

Jeffery Deaver ha detto parlando dei tuoi libri ” il noir moderno al suo meglio”. Come ti sei sentito?

Se qualcuno mi avesse detto quando ero seduto a scrivere Even che avrei ricevere tale lode da uno dei maestri del genere non ci avrei mai creduto! E ‘stato un onore inimmaginabile.

Preferisci  in un libro la descrizione dei luoghi, la descrizione dei personaggi o il dialogo?

Probabilmente a causa della mia esperienza in teatro, la cosa che preferisco è la scrittura del dialogo.

Che cosa stai scrivendo in questo momento?

Sono al lavoro sul quarto romanzo di David Trevellyan.

Ti piace Nelson DeMille?

Sì! Ho recentemente letto Cathedral, e come sempre mi è piaciuto.

Hai mai avuto la tentazione di scrivere una sceneggiatura?

Questa è una mia precisa ambizione.

Che consiglio daresti ai giovani scrittori in cerca di un editore?

Sarà un cammino lungo e difficile ma non bisogna mollare mai, o cercare di seguire l’ultima tendenza o mania. Racconta la storia che vuoi raccontare a modo tuo, ecco il segreto.

Even uscirà presto in Italia?

Sì! E ‘in corso di traduzione in italiano, ma temo di non avere ancora una data precisa di uscita.

Chi preferisci Robert Ludlum o John Le Carre?

Sono entrambi  brillanti fuori classe , ma molto diversi, quindi ho paura di non potere scegliere tra i due. Spiacente!

Sei il fratello minore di Lee Child. Raccontami qualcosa di divertente su di lui.

Humm. Nell’interesse del buon andamento dell’armonia famigliare, passiamo alla prossima domanda.

Qual è il futuro della spy story?

Penso che, data l’attuale situazione economica e il cupo senso di sfiducia politica, i thriller con eroi che sono pronti a risollevarsi e a non cedere alle figure di autorità – continueranno ad essere popolari.

Che ne dici dell’ editoria elettronica?

Penso che l’e-publishing è un’innovazione fantastica, perché offre agli autori un ulteriore metodo di portare il loro lavoro al pubblico, e offre ai lettori un altro modo di godere dei loro libri preferiti e per scoprirne di nuovi.

Cos’è la “libertà” per te?

Essere in grado di scrivere quello che voglio, dove voglio, quando voglio.

Come i lettori possono entrare in contatto con te?

Mi piace leggere la posta dei lettori, e il mio indirizzo email è andrew@andrewgrantbooks.com.

Grazie Andrew

Grazie, Giulia!

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2 Risposte to “:: Un’intervista con Andrew Grant a cura di Giulietta Iannone”

  1. passeggio Says:

    Ciao, Giulia… quanto tempo è passato dall'ultima votla che passeggiavo da queste parti. COme va?
    Vedo che le recensioni e le interviste procedono smepre bene… 🙂

  2. liberdiscrivere Says:

    Ma ciao carissimo, cosa mi racconti di bello, e la tua associazione, è da tanto che non avevo tue notizie.

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