:: Intervista con Alessandro Bertante a cura di Giulietta Iannone

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Nina dei lupiGrazie Alessandro di aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Iniziamo con le presentazioni. Sei nato nel 1969 ad Alessandria, laureato in Lettere, scrittore, vivi e lavori a Milano. Insegni al NABA e sei condirettore artistico del festival letterario Officina Italia. Raccontati ai nostri lettori. Punti di forza e di debolezza. Chi è Alessandro Bertante?

Sono uno scrittore, attualmente è la mia principale occupazione. Uno scrittore che ricerca i significati originali, gli archetipi di cosa ci ha fatto occidentali. Proprio per questa ricerca leggo numerosi testi antropologici.

Come è nato il tuo amore per la scrittura? Quali sono i tuoi maestri letterari?

Per lo più durante il periodo universitario, infatti ho studiato Lettere. Ho iniziato a scrivere intorno ai 22 e 23 anni. Prima ero troppo occupato a fare il teppista. Non scherzo. Il mio apprendistato è stato lento. Sono stato inizialmente influenzato dai classici principalmente da Dostoevsky e da Marguerite Yourcenar. Poi in un secondo tempo anche da Irvine Welsh e James Ellroy.

Hai esordito nel 2000 con il romanzo Malavida un romanzo di formazione fortemente autobiografico. Che effetto ti fa ripensare alla tua prima giovinezza, al tuo bagaglio underground? Sei molto cambiato da allora?

Spero di essere maturato. Il carattere in fondo non cambia. Sono diciamo lo stesso di allora. Se ci pensiamo bene non si può che peggiorare. Degli anni 90 ricordo che erano anni vacui e superficiali. Ricordo le facce degli amici, questo sì e i centri sociali milanesi. Dall’89 al 94 la mia generazione ha vissuto un’ occasione sprecata. Quello che siamo adesso in fondo è stato generato da quello che eravamo negli anni 80.

Nel 2008 hai pubblicato per Marsilio il romanzo Al Diavul. Un romanzo storico segnato da un forte impegno politico. Il protagonista Errico Nebbiascura soprannominato al Diavul assiste all’affermarsi del Fascismo in Italia con la presa del potere di Mussolini e partecipa alla Rivoluzione spagnola del ’36. Il passato e il presente si sovrappongono. Cosa ha di contemporaneo il personaggio di Errico?

Molti hanno notato quanto Al Diavul sia un romanzo di formazione e ciò è avvenuto per lo più inconsciamente. Il senso di isolamento, di estraneità, l’esclusione dei giovani dal processo produttivo, sono gli stessi dei giovani di oggi. Ricordiamolo il protagonista Errico Nebbiascura visse i suoi anni di formazione negli anni Venti ma c’è una forte correlazione con la contemporaneità. Al Diavul racchiude una forte metafora delle contraddizioni odierne. Anche il clima della Guerra civile spagnola è molto contemporaneo.

A febbraio sempre per Marsilio è uscito Nina dei lupi in cui pur mantenendo la struttura del romanzo di formazione tipica dei tuoi romanzi precedenti assistiamo ad un superamento della dimensione storica e se vogliamo un ritorno ai miti ancestrali legati alla Natura. Parlami della sua genesi. Da che visioni, suggestioni, ricordi è nato?

Tutto è nato da un ricordo, da un’ immagine che ho sempre avuto in mente, quella di un uomo con due lupi sopravvissuto dopo una catastrofe. Un’ immagine nata probabilmente dalle mie letture o da il ricordo di qualche film visto. Anche Piedimulo, il paese incastonato nelle montagne dove è ambientato il romanzo, nasce dal ricordo di un borgo che esiste veramente, che non dirò. Quando ci sono stato ho visto un’ unica strada che lo collegava al resto del mondo, una galleria che se fosse stata chiusa avrebbe preservato il borgo come un paradiso perduto. Non ultimo il personaggio di Nina mi è stato ispirato dalla lettura di La strada di Cormac McCarthy, e dal rapporto tra l’adulto e il bambino, anche se nel mio romanzo non descrivo un rapporto tra padre e figlio.

Alessio e Nina vivono una storia d’amore. Il grande divario di età non ti ha creato problemi? Nina è solo una ragazzina di 13 14 anni mentre Alessio è un uomo maturo.

No, tutto avviene in modo molto naturale. Crescere in un borgo di montagna, ricordiamolo Nina vive un rito di passaggio dall’infanzia all’età adulta con il compimento di 14 anni, non è come crescere in una metropoli odierna. Il tempo è molto più dilatato. Una anno trascorso in quell’isolamento, a contatto con la Natura, le permette di acquisire una grande maturità.

Può essere definito un romanzo post-apocalittico in cui descrivi il mondo dopo la fine della civiltà Occidentale capitalistica e consumistica. Tutto inizia con la crisi economica, la recessione, la crisi finanziaria, la disoccupazione. Non è uno scenario tanto improbabile. Non ti senti un po’ profeta?

Diciamo che questo scenario nel romanzo è solo abbozzato, non ho voluto descriverlo nei particolari. Mi piaceva descrivere la Sciagura come una minaccia mitologica. La società italiana vive uno stato di disgregazione del tessuto etico e civile tale che non è tanto assurdo immaginare una deriva simile. Non c’è solidarietà. Non stento a credere che se vivessimo una crisi di stampo argentino ci troveremmo davvero a scannarci in piazza.

In una recente intervista accenni che ti sei ispirato ad alcuni testi di antropologia culturale e alla mitologia dell’arco alpino. Ci vuoi parlarci di queste influenze?

Tutto l’arco alpino, come forse sai, conserva una memoria archetipa molto antica che trae le sue origini dal neolitico e dalla memoria celtica, romana e poi cristiana. Fino agli anni 50 c’era una forte coscienza e consapevolezza di questa ritualità. Poi dopo si è un po’ persa. Io ho cercato di riscoprire questa memoria.

Nina dei lupi è anche un romanzo fortemente poetico e per ottenere questo utilizzi un linguaggio evocativo, ricco di simboli, metafore tratte dalla Natura . E’ un effetto voluto o un’evoluzione naturale della tua scrittura verso un realismo magico tipico di alcune opere di Buzzati come Barnabò delle montagne, Il segreto del bosco vecchio?

Spero di essere molto più crudo di Buzzati, autore a cui non mi sono ispirato particolarmente. Comunque è vero c’è una forte componete di realismo magico nella mia scrittura che sarà ancora più marcata nel mio prossimo romanzo. Molti momenti lirici sono presi pari passo dalla tradizione bardica per lo più trasmessa oralmente. Un testo soprattutto ho utilizzato, La battaglia degli alberi attribuito al poeta antico di lingua gallese Taliesin.

Nina dei lupi può essere definita una fiaba moderna con un messaggio ecologista e pacifista?

Sì, all’interno della brutale violenza che descrivo c’è un messaggio pacifista. Direi proprio di sì.

Il personaggio di Alessio Slaviero incarna il ruolo dell’eroe leggendario, del salvatore, del Fondatore di una nuova civiltà. A chi ti sei ispirato per crearlo?

Più che ad una persona precisa mi sono ispirato agli eroi che si sacrificano per gli altri. Alessio Slaviero è l’ultimo degli eroi guerrieri delle pianure. Dopo di lui si istaurerà un contesto matriarcale.

Il personaggio di Nina, a mio avviso bellissimo, giovane sposa del Fondatore, si contende con il personaggio di Diana l’archetipo femminile della Grande Madre, principio di vita e detentrice di poteri magici come la capacità di parlare con le bestie della montagna o guarire con le erbe, con le mani, con misteriose parole, capace di esorcizzare gli spiriti nefasti. Già Marisol incarnava una femminilità mitica, spirituale, eroica. Definiscimi il ruolo della donna nelle tue opere.

Mi è stato detto che il personaggio di Marisol fosse troppo stilizzato, ma è stato fortemente voluto, rappresentava una femminilità eterea per caratterizzare la svolta alla pazzia del personaggio di Errico Nebbiascura come nell’ Orlando furioso dell’Ariosto. In Nina dei lupi più che Nina è Diana il personaggio chiave della narrazione, la vera chiave di volta. Nina è il mito, Diana è la concretezza.

Ci sono progetti cinematografici tratti dal Nina dei lupi? Se avessi la possibilità di scegliere regista e cast chi sceglieresti, a chi affideresti il ruolo di Alessio e Nina?

Non ci ho mai davvero pensato. Affiderei il ruolo di Diana a Charlotte Rampling, la immagino con un collo molto lungo, o a Francesca Inaudi, ma un’Inaudi molto più dura. Per impersonare Alessio vedrei bene un uomo molto possente. Per Nina, non ho proprio idea, attrici quattordicenni non me ne vengono in mente. Per i registi mi piace molto l’autore di Gomorra, Matteo Garrone.

Grazie della disponibilità Alessandro, come ultima domanda ti chiedo se puoi anticiparci qualcosa sui tuoi progetti futuri non solo letterari.

Progetti ne ho tanti ma sono tutti ancora piuttosto vaghi. Di certo c’è il mio nuovo romanzo, potente, metropolitano questa volta.

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