:: Intervista a Lorenzo Mazzoni

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KinshasaCOPERTINABentornato Lorenzo su Liberidiscrivere. C’eravamo sentiti ai tempi del tuo viaggio in Turchia. Sei uno spirito nomade. Sempre in viaggio per il mondo a conoscere, a scattare fotografie, a prendere appunti. Quali sono i tuoi prossimi viaggi in programma?
 
Destinazione trasloco. Appena finito quest’inferno mi godrò, insieme a Federica, la mia compagna,  la casa e i libri. Poi si pensava al Brasile, alle Filippine, alla Cina, alla Giamaica…
 
E’ appena uscito per Momentum Edizioni un noir molto greeniano Le Bestie, Kinshasa Serenade in parte spy story, in parte documento di denuncia sulle guerre dimenticate dell’Africa. Ci vuoi parlare di come è nato il libro?
 
Ho scritto “Le bestie” nell'estate del 2004. Da anni raccoglievo materiale su quella che è stata definita “La Guerra Mondiale Africana”. Un conflitto sempre passato in secondo piano per dare spazio solo ed esclusivamente alle Guerre del Terrore di stampo occidentale. Ero arrabbiato. Sono sempre stato interessato a quelli che purtroppo nel nostro Paese diventano fatti marginali ignorati dai media e ho scritto il romanzo di getto. “Le bestie” è uscito, in formato ridotto, in ebook nel 2005 per Kult Virtual Press Edizioni. Successivamente ho iniziato a postarlo sul mio blog, infine Massimo Di Gruso, editore di Momentum Edizioni, trovandolo un lavoro interessante, mi ha contattato per farne una nuova versione cartacea.
 
Sembra incredibile ma ancora oggi è difficile reperire informazioni sulla situazione in Congo teatro di uno dei genocidi africani più antichi perpetrati dai Belgi in nome dei diamanti. Come ti sei documentato?
 
In realtà non ci sono solo i diamanti, ma cobalto, germanio, rame, stagno, zinco, cadmio, argento, oro, berillio, manganese, uranio, tungsteno, radium, carbone… l’industria mineraria congolese è molto ricca, ed è per questo che i belgi, e non solo, hanno depredato questo Paese.
Mi sono documentato principalmente grazie a decine di articoli che ho raccolto dal 1998 e usciti, prevalentemente, su “Internazionale”. Ho utilizzato inoltre il libro “Vado verso Il Capo” di Sergio Ramazzotti e letto siti di missionari e associazioni laiche che operano in Congo. È stata un'operazione veloce perché non ho dovuto inventare nulla. Non una delle mostruosità narrate ne “Le bestie” è frutto della mia fantasia, c'è una documentazione che lo dimostra. Ho solo assemblato i pezzi, amalgamandoli con il mio metodo di scrittura, attraverso personali scelte critiche.
 
I giornali, le tv occidentali quasi censurano un conflitto che ha causato milioni di morti. Pensi ci sia un latente senso di colpa alla base di questo comportamento?
 
Io non credo che l’Occidente viva sensi di colpa, e non credo nemmeno ci siano state censure particolari, semplicemente un menefreghismo generale. Altre guerre più massmediatiche hanno catturato l’attenzione dei telespettatori. In Congo non ci sono cattivoni “post titini” come in Serbia, non c’è il petrolio dell’Iraq, non c’è un’ apparente facile soluzione come quella scelta per l’Afghanistan. In Congo l’Occidente può andare e depredare con il beneplacito del dittatoruccolo di turno. Non c’è bisogno di inventarsi armi di distruzione di massa, l’Occidente vede la popolazione del Congo non come una minaccia, ma come una forza lavoro utilissima per arricchirsi.
 
Il ruolo delle missioni umanitarie in Africa rientra sempre in quella sorta di fardello dell’uomo bianco che implica un vischioso razzismo psicologico difficile da estirpare. Finirà mai secondo te questa sorta di senso di superiorità Occidentale verso le popolazioni più povere?
 
Se tu pensi che in una zona ricca e, tendenzialmente colta, come il nord Italia spopola un partito razzista come è quello del Carroccio, o come le tv ci fanno recepire il problema immigrati, ti rendi conto che questo senso di superiorità sarà difficile da cancellare. I media ci educano con la favoletta che noi siamo più forti, che le popolazioni del Terzo Mondo vanno considerate alla stregua di bambini irresponsabili e i media hanno il potere.
 

l.mazzoni3Uno dei tuoi personaggi è un reporter tormentato, disilluso, stanco e se vogliamo anche un tantino cinico. Ha perso fiducia nel suo lavoro, ha perso fiducia nella società occidentale. Un po’ ti riconosci? C’è in questo personaggio qualcosa di autobiografico?
 
La perdita di fiducia nella società occidentale. Il nostro sistema non porta la felicità, l’arricchimento spietato e la perdita di interesse nei confronti della cultura sono fattori determinanti per allontanarmi da un modello di vita che reputo “non-vita”.
 
Un altro tuo personaggio Jakov Cohen è una sorta di specchio del cuore nero dell’Occidente membro dei Servizi Segreti sudafricani, faccendiere senza scrupoli o ideologie, torturatore e assassino. Il male è così brutto visto da vicino? 
 
Il male è sempre brutto, e la bruttezza di Jakov Cohen sta nella sua indifferenza verso l’orrore che lui stesso mette in atto. 
 
Dicevo prima un noir molto greeniano. Si sente l’eco di opere come Il nocciolo della questione, I commedianti, Un americano tranquillo, Il potere e la gloria. In cosa ti senti in debito con il grande autore inglese?
 
Ti ringrazio. Graham Greene è stato un grandissimo umanista e un grandissimo letterato. Greene mi ha insegnato che si possono raccontare fatti storici e sociali facendo della buona letteratura. Certo, lui scriveva libri inarrivabili, non voglio assolutamente mettermi al suo livello, stiamo parlando di un mio eroe. Greene mi ha insegnato un metodo per raccontare l’uomo qualunque che si ritrova a vivere grandi cambiamenti epocali, mi ha insegnato a far diventare esperienza letteraria i luoghi che ho visitato e che ho vissuto.
 
Parliamo del tuo editore Momentum, un editore giovane  specializzato in noir, hard boiled, spy story e guidato da Massimo Di Gruso, un vero appassionato. Come vi siete conosciuti? Che tipo di collaborazione avete istaurato?
 
Se in Italia tutta l’editoria operasse con la serietà con cui lavorano Massimo Di Gruso e la redazione di Momentum sarebbe un Paese dove sarebbe davvero piacevole vivere. Ci siamo conosciuti con il più classico dei metodi moderni: internet. Ho trovato un link di Momentum e gli ho sottoposto il romanzo. Il nostro è sempre stato un rapporto paritario e trasparente. Lo scrittore, o almeno il sottoscritto, sogna di avere un editore simpatico, intelligente, che ami il rischio e che creda nel romanzo che promuove più dell’autore stesso… ecco, con Momentum Edizioni è così. Inoltre c’è da parte loro una reale conoscenza dei generi hard boiled, noir e spy, insomma, siamo davvero sulla stessa lunghezza d’onda.
 
Che libro stai leggendo in questi giorni?
 
“La mano del morto”, di Antonio Chiconi, finalmente un esordiente che ha qualcosa da dire e che sa trasportare il lettore in gustose situazioni da spy-story classica ed esotica.
 
Viviamo in tempi tragici. Il Maghreb in fiamme. In Algeria e Tunisia la folla si è riversata nelle piazze, così come in Egitto e ora in Libia con effetti devastanti di repressione disumana. Vento di libertà, lotta per il pane o agenti di paesi esteri che fomentano la ribellione. Che idea ti sei fatto? Tutto in nome del petrolio? Per quello né l’Europa e né gli Stati Uniti intervengono?

 
I regimi non possono vivere per sempre. In tutti questi Paesi (ora anche la Mauritania e la Giordania sono insorte) i dittatori sono stati alleati fedeli dell’Occidente. Lo stesso colonnello Muammar Gheddafi negli ultimi anni ha perso ogni velleità da superstar antiamericana per dedicarsi ai baciamano con i leader dell’Occidente. È una rivolta contro la corruzione, la disoccupazione, la mancanza di prospettive per gli studenti, le discriminazioni religiose e sessuali. Anche il ’68 è stato un effetto a catena, lo è stato anche l’89. Speriamo che da queste rivoluzioni popolari non sorgano leader mediocri come quelli usciti dalle rivolte studentesche degli anni ’60 e dal post-Muro. Io spero che l’Europa e gli Stati Uniti non intervengano, o almeno non nel solito modo fatto di portaerei, militari ignoranti e supersoldati. Tutto quello che interessa all’Occidente è che da queste rivolte non emergano i movimenti islamici radicali, senza però tenere in conto che se tali movimenti in certe nazioni sono così forti è perché il dittatoruccio supportato dall’Europa e/o dagli Stati Uniti si è sempre disinteressato della scuola, della salute e dell’assistenza ai più poveri. Funzione che è stata svolta dalle associazioni religiose, creando una base fra il popolo. Ho abitato a Sana’a, in Yemen, ed era evidente che se ci fosse stata una protesta in qualche modo le associazioni religiose ne avrebbero fatto parte. Ma non c’è solo questo. Il popolo è stanco, non ne può più di colonnelli corrotti, craxiani tunisini fuori moda e sanguisughe reali. Ripeto: un regime non può durare per sempre.
 
Le migrazioni dall’Africa sono un fenomeno ormai inarrestabile, una vera e propria pacifica invasione che forse l’Europa non è pronta a gestire limitandosi a fare una sorta di scarica barile e obbligando a far gestire l’emergenza ai paesi del Mediterraneo su cui gli sbarchi avvengono. Non pensi ci sia miopia e vera e propria follia in questo comportamento? 
 
Se poi ci mettiamo che a gestire questa migrazione in Italia e al Parlamento Europeo ci sono brillanti umanisti dell’integrazione fra i popoli quali Borghezio o Maroni (per fare qualche esempio) la cosa fa un po’ ridere. Europa o no, l’Italia è incapace di fare fronte a una migrazione di grossa portata. Il problema non è che Lampedusa è grande come un campo da calcio o che non abbiamo abbastanza lager, pardon, centri di accoglienza. Il problema è che mancano figure professionali per gestire un’emergenza come questa. Al di là delle cifre deliranti sparate dal governo (due milioni di profughi ha detto ieri lo zelante e preparatissimo Ministro dell’Interno) il problema esiste, è reale, ma c’è una generale impreparazione non solo su come operare in situazioni simili, ma anche sugli usi, i costumi, la lingua e la cultura degli immigrati.
 
Grazie della tua disponibilità e prima di lasciarti un’ ultima domanda. Puoi anticiparci quali sono i tuoi progetti per il futuro?
 
Grazie a voi. Uscirà un mio racconto sull’antologia “Verrà domani e avrà i tuoi occhi.  Frammenti di vita migrante dall’universo del lavoro in Italia”, edito da Compagnia delle Lettere . Dal 1° Marzo in tutte le librerie e in tutte le piazze italiane che celebreranno lo sciopero degli stranieri. Stranieri non dal punto di vista anagrafico, ma perché estranei al clima di razzismo che avvelena l'Italia del presente. Autoctoni e immigrati, uniti nella stessa battaglia di civiltà. Poi sto cercando un nuovo agente e sono in gara per l’International Migration Art Festival e sto prendendo appunti per un paio di romanzi ambientati fra la Turchia, la Lombardia, Tirana e Ferrara… e poi c’è il trasloco.

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