:. Intervista a Carmelo Musumeci autore di Gli uomini ombra

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Gli-uomini-ombra-380x556Grazie Carmelo di aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Questa è probabilmente l’intervista più difficile che abbia mai fatto ma voglio iniziarla considerandoti uno scrittore prima che un ergastolano. Siciliano, sei nato nel 1955 ad Aci Sant’Antonio in provincia di Catania, laureato in Giurisprudenza, scrittore. Raccontati ai nostri lettori. Chi è Carmelo Musumeci?
 
Sono quello che senz’altro non avrei voluto essere.
Sono un ergastolano ostativo a qualsiasi beneficio, se non metto in cella un altro al posto mio.
Sono un uomo ombra, un cattivo e colpevole per sempre.
Sono anche molte altre cose.
Sono pure un bambino cresciuto troppo in fretta e un uomo che ama essere ancora un bambino.
 
C’è qualche ricordo della tua infanzia che ti è particolarmente caro e vuoi dividere con noi? Parlami, della tua Sicilia. Che profumi, sapori, colori fanno parte dei tuoi ricordi?
 
Ti racconto la prima volta che incontrai l’amore:

La bambina era bellissima.
Era di una bellezza che toglieva il respiro.
Aveva i capelli che le scendevano sulle spalle.
Gli occhi neri come i capelli e le ciglia lunghe.
Le labbra rosse come i papaveri.
Lo sguardo tenebroso.
Vidi in lei la dolcezza e la sensibilità che cercavo.
Aveva un anno meno di me.
L’avevo saputo dal fratello perché lei non parlava mai.
Rimaneva seduta nello scalino della porta di casa a guardarci giocare e dopo un po’ rientrava in casa.
Si chiamava Angela, ma non me l’aveva detto lei, l’avevo saputo dal fratello.
Quando c’incontravamo ci guardavamo senza dirci nulla.
Lei non mi rivolgeva la parola ma mi guardava tutte le volte che c’incontravamo.
Sentivo la tristezza di quella bambina nel mio cuore.
Ero timido!
Non avevo il coraggio di rivolgerle la parola.
Giocavo con suo fratello e con gli altri bambini, ma lei rimaneva sempre seduta in un angolo della viuzza.
Teneva sempre fra le mani un orsetto di colore blu.
Non lo lasciava mai.
Ormai era quasi un mese che eravamo vicini di casa e non ci eravamo mai parlati.
Ma continuavamo a guardarci, felici di guardarci.
Una sera nella viuzza eravamo rimasti soli.
Eravamo seduti ognuno nello scalino della sua porta di casa.
Sentivo il suo dolce odore di bambina.
Odore di latte.
Guardai i suoi piedi nudi e sporchi, ma bellissimi.
 
 
Nessun bambino della viuzza portava le scarpe.
Era un lusso che nessun bambino dei quartieri poveri si poteva permettere.
In quel tempo si cresceva in mezzo alla strada, scalzi e mezzi nudi.
Si faceva a sassate e a cazzotti fra bambini che abitavano nel centro del paese e quelle che abitavano in periferia.
Quella sera pochi metri mi dividevano da Angela.
Ci guardavamo senza dirci nulla.
I suoi occhi parlavano per lei.
Ci guardavamo in silenzio.
Sentivo il mio giovane cuore solitario che batteva.
Io vedevo la sua solitudine e lei vedeva la mia solitudine.
Il buio sbucò all’improvviso.
Non mi accorsi che il sole era sparito all’orizzonte.
Ad un tratto sentimmo tuonare la voce del padre di lei.
Angela vieni a casa che è tardi.
Lei sospirò!
Si alzò.
Mi voltò le spalle per rientrare a casa.
Ci ripensò.
Con passo esitante venne verso di me.
Mi fissò per un attimo negli occhi.
S’inchinò e mi diede un bacio sulle labbra.
E subito dopo scappò in casa.
Rimasi ammutolito.
Sentii un tuffo al cuore.
Sentii la faccia prendermi fuoco.
Mi sentii confuso e disorientato ma felice.
Continuai a stare seduto nello scalino della porta di casa anche quando iniziò a piovere.
Mi bagnai e battei i denti dal freddo ma rimasi fermo lì dov’ero.
Ero felice e non volevo che la felicità si alzasse e se ne andasse da quello scalino.
Venne a prendermi per i capelli mia nonna.
Brutto scemo, sei tutto fradicio, vatti ad asciugare e vai a letto.
Anche quella sera, tanto per cambiare, non c’era nulla da mangiare.
Andai a dormire morto di fame, i miei fratelli si erano mangiati anche la mia parte.
Quella notte in un angolo del mio cuore nascosi l’amore per Angela che mi avrebbe accompagnato tutta la vita.
 
Parlami dei tuoi studi. Mentre eri all’Asinara in regime di 41 bis hai ripreso gli studi e da autodidatta hai terminato le scuole superiori. Nel 2005 ti sei laureato in giurisprudenza con una tesi in Sociologia del diritto dal titolo “Vivere l’ergastolo”. Attualmente sei iscritto all’Università di Perugina al Corso di Laurea specialistica, dove hai terminato gli esami, e attualmente stai preparando la Tesi con il Prof. Carlo Fiorio, docente di Diritto Processuale Penale. Come hai deciso di seguire studi giuridici?
 
Sono entrato in carcere con la quinta elementare.
Le giornate passavano vuote, affannose, tutte uguali, lasciandomi il senso della nullità.
 
Mi capitò di leggere un libro di Don Lorenzo Milani.
Siete proprio come vi vogliono i padroni: servi, chiusi e sottomessi. Se il padrone conosce 1000 parole e tu ne conosci solo 100 sei destinato ad essere sempre servo.
E iniziai a studiare.
Venne il momento d’iscrivermi all’università.
Quale facoltà scegliere?
Scelsi la facoltà di giurisprudenza perché qualsiasi altra laurea che avessi preso non mi sarebbe servita a nulla.
 
Come è nato il tuo amore per la scrittura? Quali sono i tuoi maestri letterari?
 
Un uomo libero può essere libero anche in carcere se ha la forza di scrivere quello che pensa.
Il mio amore per la scrittura è nato per continuare a vivere.
Scrivo solo per continuare a esistere aldilà del muro di cinta perché quando scrivo non mi sento di essere in cella perché mi sembra di essere altrove, dentro i cuori delle persone che mi leggono.
Scrivere mi riscalda il tempo, il cuore e la mente.
Giulia, mi piace scrivere perché vivo quello che scrivo, ed è l’unica maniera che ho per continuare a vivere.
Non ho particolari maestri letterari a cui mi ispiro.
Mi ispiro solo al mio cuore.
A volte, di notte, al buio, guardo per delle ore a occhi aperti il soffitto della mia cella, ascolto il mio cuore, mi alzo e scrivo.
Scrivere mi fa bene e mi aiuta a sapere anche cosa penso.
 
Per Gabrielli Editore hai pubblicato Gli uomini ombra, un libro di racconti social noir. Puoi parlarcene. Hanno elementi autobiografici, o parti dalla realtà per descrivere altro?
 
Molti scrittori per scrivere hanno bisogno d’inventare, di documentarsi, di fare ricerche, io ho solo bisogno di ricordare la mia vita.
Molti scrittori per descrivere il coraggio, l’odio, la paura, il tradimento, la bontà, il male e tante altre sensazioni hanno bisogno di immaginare.
Io ho solo bisogno di scavare nella mia mente.
E nella malavita e in carcere spesso la realtà supera la fantasia.
 
Quale racconto ti è più caro o come figli li ami tutti allo stesso modo? Scrivi un diario? Hai mai pensato di scrivere un’autobiografia?
 
Il racconto, ma più che un racconto è un romanzo, che più mi è caro è ancora inedito ed è quello che ho scritto e donato al mio angelo, dal titolo “Il Senza Dio”.
Da moltissimi anni scrivo un diario pubblico che viene inserito nel sito di
www.informacarcere.it
per cui svolgo regolare attività lavorativa con un contratto a progetto, regolarmente remunerato.
Ho già scritto da anni un’autobiografia dal titolo “Nato colpevole”, ma la pubblicazione non dipende da me, ma dai miei due figli.
Saranno loro che decideranno come, quando e se pubblicarla.
Ti dono alcune righe di questa autobiografia.
 
Già quando nacqui mi sentii solo.
Guardavo con curiosità tutto quello che accadeva intorno a me.
Desideravo fare delle domande ma non sapevo ancora parlare e quando imparai capii che in quel mondo comandavano i grandi.
Credo di essere nato per caso.
Non l’avevo chiesto io e già questo mi dette fastidio, appena vidi in che casino ero nato.
Non ricordo come è successo, ma da quello che ho saputo dopo, cerco d’immaginarlo.
Fin dalla nascita mi sentii perso fra gente sconosciuta.
Sono nato in un paesino in provincia di Catania dopo una iecina di anni ch’era finita la seconda guerra mondiale.
Tutto quello che vedevo intorno a me non mi piaceva, non vedevo amore.
Probabilmente perché l’amore nella mia famiglia era un lusso che nessuno si poteva permettere, forse perché non era roba da mangiare.
Mi raccontarono che presi il latte da mia madre fino a due anni, che altro potevo fare se non c’era nulla da mangiare?
Di giorno dormivo e di notte rimanevo delle ore a occhi spalancati a guardare l’oscurità.
Chissà cosa pensavo!
Ora mi piacerebbe saperlo.
Capii molto presto che in quello strano mondo dove ero nato molte persone avrebbero deciso per me.

 
Nel 2007 hai conosciuto don Oreste Benzi e da tre anni condividi il progetto “Oltre le sbarre”, programma della Comunità Papa Giovanni XXIII. Puoi raccontarci di cosa si tratta?
 
Per la Comunità Papa Giovanni XXIII, ogni uomo buono o cattivo è l’uno e l’altro.
Io sono ateo, ma il Dio di Don Oreste mi piacerebbe conoscerlo.
L’essenza del programma sta nel risarcimento sociale come pena alternativa al carcere.
 
Le condizioni pessime delle carceri italiane è un tema molto dibattuto e doloroso. Il numero dei suicidi non solo tra i carcerati ma anche tra le guardie è in costante aumento. Cosa si dovrebbe fare per contrastare questa autentica piaga sociale?
 
Negli istituti italiani si muore perché nei nostri carceri togliersi la vita è meno doloroso, drammatico e brutto che viverci.
Neppure io so s’è meglio morire o stare chiusi in una cella a sopravvivere.
Cosa si dovrebbe fare per contrastare questa autentica piaga sociale?
Nulla di difficile e complicato, il carcere dovrebbe assomigliare alla vita esterna e non essere uguale all’inferno dove forse andremo nell’aldilà.
Giulia la pena più potente e rieducativi del mondo è l’amore e in carcere manca proprio quello.
 
Sei promotore della campagna “Mai dire mai” per l’abolizione della pena senza fine. Che parole avresti per convincere un ipotetico scettico che la tua campagna è ragionevole, che un ergastolo ostativo senza benefici, senza mai un giorno di permesso, impedisce qualsiasi forma di recupero, rieducazione e giustizia?
 
Più che rivolgermi agli uomini liberi devo prima convincere gli stessi ergastolani ostativi per questo va a loro questo mio appello:
 
Compagni,
tutti noi abbiamo un sogno: un fine pena, ma i sogni non si realizzano da soli, hanno bisogno del nostro aiuto.
Alcuni di noi aspettano che quelli di fuori lottino per noi, ma quelli di fuori sono già impegnati a risolvere i loro problemi, i ricchi a diventare più ricchi, i poveri a sopravvivere e i politici ad andare con le minorenni o a difendere chi ci va.
Non possiamo riscattare le nostre vite se i “cattivi” non lottano, non educano al perdono, alla legalità i “buoni”, i nostri politici, i nostri “educatori” e i nostri giudici di sorveglianza.
La paura non ci deve condizionare, se non lottiamo è ancora peggio,  non abbiamo più nulla da perdere, possiamo perdere solo le nostre catene.
Molti uomini ombra stanno fermi nelle loro celle e aspettano non si sa cosa, ma se continuano a fare nulla la nostra sorte è già segnata.
 
Grazie Carmelo della tua disponibilità e spero di leggere al più presto i tuoi prossimi libri.
Giulia.
 
Il mio cuore dice grazie a te Giulia.
Il mio prossimo libro sarà “Le avventure di Zanna Blu”.
Non lo comprare e non lo leggere perché parla di uno stupido lupo che è innamorato dell’amore, della luna e delle stelle.
E mi sta rubando l’affetto di tutte le persone che mi vogliono bene perché chi legge le sue avventure dopo vuole più bene a lui che al suo scrittore, sic!
Colpa mia che nell’ultima avventura non l’ho fatto morire, ma i miei figli e i miei nipotini mi hanno minacciato che se lo avessi fatto morire non mi sarebbero più venuti a trovare.
Il mio cuore ti sorride.

2 Risposte to “:. Intervista a Carmelo Musumeci autore di Gli uomini ombra”

  1. utente anonimo Says:

    la mia anima con voi   massimo

  2. liberdiscrivere Says:

    Grazie Massimo del tuo commento.

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