:: Intervista a Fabio Musati autore di “Tramonto Falck” (Laruffa Editore) a cura di Cristina Marra

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copertina musatiÈ un “romanzo murale” come lo ha definito lo stesso autore alla presentazione del libro presso la libreria “Libri e dintorni” di Villa San Giovanni (RC). “Tramonto Falck” (Laruffa Editore, pagg.203, euro 12,00) è un romanzo nato dentro e intorno le mura di cinta delle acciaierie Falck “il mantra della siderurgia privata italiana” e il plot si sviluppa dagli anni del boom economico ai giorni nostri attraverso le vicende di numerosi personaggi accomunati “dall’acciaio della Falck”.
Fabio Musati, già autore di testi di teatro e del romanzo breve “L’angelo nero”, vincitore del premio “Emozoni d’inchiostro”, rende il paesaggio urbano di Sesto San Giovanni e Milano protagonista di una storia che intreccia, suspense, sentimenti, lotta sociale, battaglie di classe, arte, solitudini, musica, cartoons, emigrazione. Come in un murale fatto di parole, il romanzo di Musati racconta un mondo, un microcosmo come quello del Villaggio Falck intorno alla fabbrica, con un ritmo narrativo serrato e un linguaggio diretto, incisivo. Il testo di Musati ben riassunto dalla copertina di Carlo Andreoli diventa disegno con l’intervento all’interno di alcuni capitoli della street artist Alessandra “Senso” Odoni. Fil rouge del romanzo è il colore. Dal bianco dell’abito nuziale desiderato dalla giovane operatrice ecologica Tori al grigio del cielo sopra Sesto San Giovanni, ai colori sgargianti dei murales fino al mix multicolore del tramonto che si vede dalla Falk.
 
Perchè “Tramonto Falck”?
“Come si legge nel romanzo: Tramonto Falck era il modo romantico con cui veniva chiamato quel curioso fenomeno di meteorologia industriale che rendeva Sesto una città marziana, dove nemmeno il cielo era uguale a quello delle altre città perché gli scarichi gassosi della Falck e della Breda di sera lo incendiavano con una serie di spumose strisce fucsia degradanti al rosa antico.
Ma è anche il tramonto di una generazione che aveva vissuto attorno all’acciaieria e il tramonto di un’epoca della civiltà industriale dove la cosa principale era fare, produrre. Oggi conta di più distribuire, organizzare, promuovere il proprio marchio, anche tramite un graffito su di un muro scrostato”.
 

BACKJUMP_(piccolo)Il linguaggio artistico è molto presente nel romanzo. Qual è il tuo rapporto con l’arte e com’è nato il tuo interesse per gli street artists?
“Mio padre era artista: pittore, illustratore e cartellonista pubblicitario, quindi sono cresciuto in mezzo ai bozzetti e ai libri d’arte. Io non sono un esperto d’arte, ma un semplice fruitore di bellezza. Così per la street art. Quei lavori sui muri mi colpiscono e mi sono chiesto cosa ci stava dietro, perché li facessero. Chi ha deciso di dichiarare guerra ai muri, quando e, soprattutto perché? È la domanda che si pone l’Ingegner Luini, uno dei personaggi del romanzo, ed è la stessa domanda che mi sono posto io. Allora li ho cercati, sono andato a vederli lavorare, ho discusso con loro, mi sono fatto spiegare le varie tecniche, le loro motivazioni. Ho scoperto un mondo aperto, curioso e disponibile. Con alcuni di loro è nata una bella amicizia: Fly Cat, Orticanoodles e Ale Senso”.
 
Dall’ingegnere Falck alla piccola Raffaella, nel tuo romanzo racconti e confronti diverse generazioni?
“Si incrociano tre generazioni, tutte all’ombra delle monumentali acciaierie. Chi ci ha lavorato e magari è morto sotto una colata, chi l’ha conosciuta solo come lugubre scenario di desolazione post-industriale che cerca di ravvivare spruzzandoci sopra il colore, chi domani la vedrà come un museo da visitare”.
 

BATTLEAIR_(piccolo)La comunicazione attraverso i murales, i cartelloni pubblicitari imbiancati, diventa una forma di denuncia contro gli status symbol dettati dalla moda e la società dell’apparenza?
“Credo che non sia compito della narrativa la denuncia. Chi narra punta il suo faro su una realtà. Se c’è denuncia questa deve scaturire nella mente del lettore, nell’interpretazione che ciascuno può dare della realtà che viene rappresentata. Quindi lascio parlare ancora una volta un mio personaggio, il Re di via Padova: Non è mai stata l’estetica, e purtroppo nemmeno l’etica, a governare questo mondo, piuttosto l’economia. Quella che si combatte a colpi di bombolette spray, affissioni pubbliche, divieti, ripuliture e rimbrattamenti è una battaglia economica di conquista di spazi urbani. Tra chi li compra e chi li fa abusivamente propri. Il fine è lo stesso: imporre la propria firma!”
 
Com’è nato il connubio con Ale Senso?
“L’ho incontrata tra i tanti street artists, ma lei più di tutti gli altri si è interessata al progetto, ha voluto leggere il manoscritto, mi ha dato dei consigli. Poi sono andato con lei dentro un ospedale psichiatrico abbandonato e l’ho osservata lavorare a un grosso murales per un intero pomeriggio. Me l’ha chiesto lei di illustrare il libro e io sono stato felice. Penso abbia fatto un ottimo lavoro”.
 
Stai presentando il romanzo in tutta Italia che differenze trovi nei lettori da nord a sud?
“E’ presto per dirlo. Trovo interesse ovunque, ma ho avuto ancora pochi ritorni da lettori che abbiano letto il romanzo. Se vuoi, ne riparliamo tra qualche mese.”

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