:: Intervista a Michael Robotham

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il_manipolatore_1_Salve Michael. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Michael Robotham ? Punti di forza e di debolezza.

Penso che uno dei miei punti di forza sia la capacità di creare dei personaggi molto credibili che vivano e respirino nell’immaginazione del lettore. La gente spesso da per scontato che nei crime o nei thriller l’importante sia la trama ma sono i personaggi che li rendono memorabili. Molto tempo dopo che i lettori hanno dimenticato la trama di una storia, si ricordano i personaggi.
Punti deboli? Odio creare trame che è una cosa strana da confessare. Mi piace scrivere e riscrivere la storia, i dialoghi, le relazioni tra i personaggi ecc … ma non mi piace dover ideare i colpi di scena e le false piste. E’ come giocare a scacchi indossando una benda sugli occhi.

Sei cresciuto in una piccola città australiana, hai iniziato come giornalista per il The Sun a Sydney. Dopo 10 anni come giornalista di successo in Australia e in Inghilterra, hai iniziato a fare il  ghost writer per le celebrità. Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia.

Ho avuto un’infanzia molto idilliaca un’esistenza alla Tom Sawyer in una piccola città, pescando e nuotando nei fiumi. Mio padre era l’ insegnante del paese e mia madre era una infermiera e ha avuto quattro figli in quattro anni, il che significava che ero sempre circondato da fratelli. Quando ho cominciato a pensare di scrivere, ho pensato che Mark Twain avesse rubato tutte le trame migliori. Questa è una delle ragioni per cui sono diventato giornalista – volevo vedere il mondo e raccogliere materiale. Il giornalismo mi ha portato in giro per il mondo molte volte – in zone di guerra, durante colpi di stato – ho intervistato tutti, dai presidenti degli Stati Uniti alle pop star ai serial killer. E ‘stata una scuola meravigliosa.

michael_robotham1Quando hai capito che avresti voluto diventare scrittore? Quando hai deciso di passare alla fiction?

Fin dalla mia adolescenza, ma come ti ho già detto, non sapevo cosa scrivere. Quando sei giovane ti senti enormemente fiducioso, è solo più tardi che si insinuano i dubbi. Il giornalismo e il ghostwriting mi ha insegnato quanto sia importante raccontare una bella storia. Scrivendo fiction puoi spendere centinaia di pagine di introspezione intento a guardarti l’ombelico, ma io preferisco esplorare la condizione umana, ponendo i miei personaggi  sotto pressione e vedendo come reagiscono. Quando ero adolescente, mi sono innamorato dei racconti e dei romanzi di Ray Bradbury. Non riuscivo ad ottenere tutti i suoi libri in Australia, così gli ho scritto una lettera tramite il suo editore americano. Mesi dopo, un pacco è arrivato con i libri che non erano disponibili e una lettera di Bradbury mi diceva quanto era felice di avere un giovane fan dall’altra parte del mondo. La sua generosità ha fatto di me uno scrittore.

Raccontaci qualcosa del tuo debutto. La tua strada verso la pubblicazione. Hai ricevuto molti rifiuti?

Gli aspiranti scrittori o odieranno questa storia o ne trarranno ispirazione. Avendo scritto quasi quindici ‘autobiografie’ come ghostwriter, nel 2001 mi sono finalmente seduto a scrivere un romanzo. Ho finito 117 pagine e le ho date al mio agente. Nel marzo 2002, questo parziale manoscritto divenne oggetto di una guerra di offerte al London Book Fair. Stavo tornando in Australia e ricevetti una telefonata alle 3.00 del mattino che mi diceva che gli editori di tutto il mondo si battevano per i diritti. Nel giro di poche ore la mia vita è cambiata per sempre. Non si va a dormire dopo una cosa del genere. Così rimasi sveglio, a fissare il soffitto. Alle sette del mattino l’asta fu battuta … ed era pronto il cast del film di Hollywood. E ‘stato un passaparola enorme, ma anche molto intimidatorio. Non avevo ancora finito il romanzo che tutto questi editori stavano investendo la loro fede e il loro denaro in me. Il sospettato è stato infine tradotto in 24 lingue ed è ancora il mio libro di maggior successo.

Tu sei l’autore di una serie di thriller di grande successo tra cui Perduta, Il Sospetto, Il Manipolatore,  Ferry Night, Bleed for me. Due di loro, Perduta e Il Manipolatore, hanno vinto il  Ned Kelly Award per il miglior romanzo poliziesco australiano. Puoi dirci qualcosa di questa esperienza?

Non credo che le vendite siano  necessariamente influenzate dall’aver vinto dei premi, ma voglio dire che gli editori possono mettere la frase ‘premiato’ nella pubblicità, il che è una bella cosa. Per molto tempo i miei romanzi sono stati molto più di successo all’estero che in Australia. Questa è una delle cose strane che ti succedono lavorando in un settore creativo. Si può diventare molto più noti in un paese straniero che in patria. Vincere il Ned Kelly Award ha contribuito a cambiare tutto questo. Infatti ho cominciato a ottenere un buon riconoscimento anche in Australia, che è ancora più speciale perché è ‘casa’. È il luogo dove i miei figli stanno crescendo. È il luogo dove sono nato.

Leggi altri autori contemporanei?

Penso che stiamo vivendo in un epoca d’oro della letteratura poliziesca. Ci sono grandi autori epici come James Lee Burke e Peter Temple, e cronisti sociali come George Pelecanos, Don Winslow e Dennis Lehane. Recentemente ho scoperto uno scrittore italiano Michele Giuttari, che ha un meraviglioso istinto per le ambientazioni ed è capace di creare personaggi avvincenti.

Qual è stata l’ispirazione per Il sospetto il tuo romanzo d’esordio?

L’ispirazione arrivò anni prima di diventare un romanziere. Stavo lavorando con un’ assistente sociale che ad un certo punto mi raccontò la storia di un tale che andava in un ospedale per adottare un bambino appena nato da una madre adolescente. L’adolescente era mentalmente disabile ed era stata violentata mentre era in cura dallo stato. Un giudice aveva ritenuto che era incapace di badare a un bambino e perciò il bambino fu messo in adozione. Questa povera ragazza non  riuscì a trattenere il suo bambino prima che fosse portato via. Lei urlava mentre l’assistente sociale prendeva il bambino e lo portava lontano giù per il corridoio. Mentre succedeva tutto questo l’assistente sociale guardava negli occhi il bambino e gli poneva la domanda: un giorno avrai intenzione di cercarmi e mi vorrai ringraziare per averti salvato la vita, o mi darai la colpa di aver rovinato tutto? Questa era la stessa domanda che si è presentata nella mia coscienza e mi ha portato a Il Sospetto. Molto spesso alcune persone possono giocare con le vite di altre persone come fossero Dio – giudici, medici, assistenti sociali, psicologi – spesso con le migliori intenzioni possibili … ma cosa succede se si sbagliano?

Altre opere ti hanno ispirato nella scrittura di questo romanzo?

Romanzi come Il senso di Smilla per la neve di Peter Hoeg e Una storia segreta di Donna Tarrt, sono spesso descritti come ‘thriller letterari’. Un giorno, se sarò abbastanza bravo, mi piacerebbe scrivere un romanzo così, indipendentemente dal genere.

Quanto è durato il processo di scrittura di Il Sospetto?

Ci ho messo circa un anno per scrivere Il Sospetto – ma ovviamente tutto era nato molto tempo prima nella mia mente. Questa è una delle trappole per grandi scrittori. I primi romanzi nascono spesso dopo anni di lavoro – e si dimentica quanto tutto ciò sia importante. Successivamente il secondo romanzo viene scritto in una frazione del tempo. E’ la sorte che differenzia gli uomini dai ragazzi.

Puoi parlarci un po’ del tuo protagonista, Joe O’Loughlin? Soffre del morbo di Parkinson. Questo fatto non è un po’ un conto alla rovescia limitante che impedisce  in un certo senso lo sviluppo del suo personaggio?

Quando ho creato Joe O’Loughlin e ho deciso che fosse affetto dal morbo di Parkinson, non avevo intenzione di  creare una serie e riproporlo nei libri successivi. Pensavo di stare scrivendo un stand-alone. Alla fine ho fatto un compromesso e ho creato una serie di personaggi che entrano ed escono dai miei romanzi. Quando ho creato Joe, volevo un protagonista che non fosse una specie di James Bond o Jack Reacher, il  tipo di eroe che combatte meglio di tutti e che può saltare e correre più velocemente di chiunque. Volevo qualcuno con una mente brillante, ma un corpo cadente; qualcuno che dovesse ‘pensare’ per sfuggire dal pericolo. Io lo paragono al Prof. Stephen Hawking, un moderno Einstein con un corpo malandato.

Perché hai deciso di scrivere Il Manipolatore?

La premessa centrale di Il Manipolatore  è stata ispirata da due avvenimenti reali accaduti in due posti diversi del mondo. Il primo si è verificato nel nord d’Inghilterra più di un decennio fa. Si trattava di un molestatore telefonico operante nel nord dell’Inghilterra – un uomo che violentava la mente delle donne, piuttosto che i loro corpi. Trovava le sue vittime da colpire sui giornali locali, andando alla ricerca di storie di ragazze adolescenti, campionesse di hockey, o netball, o tennis. Poi aspettava che queste ragazze fossero a scuola e allora telefonava alle loro madri, conoscendo abbastanza informazioni per convincerle che aveva rapito le loro figlie. Questo caso mi ha perseguitato per tanti anni perché ho potuto immaginare le cicatrici psicologiche che ha causato alle vittime. Il chiamante ordinava a queste madri di togliersi i vestiti, e di andare a piedi fuori dalle loro case in luoghi remoti. Qui è dove la polizia le avrebbe trovate, metà congelate, terrorizzate e convinte che agendo così avrebbero potuto salvare le vite delle loro figlie. Io vivo in Australia ora – sulle spiagge del nord di Sydney – ed è qui che mi sono imbattuto in un caso quasi identico a quello della Gran Bretagna. Il modus operandi era lo stesso – utilizzando i quotidiani locali raccoglieva informazioni sulle ragazze e quindi chiamava le loro madri. Nel caso di Sydney, la polizia crede che fino a un migliaio di donne nel corso di un periodo di sei anni siano state lasciate mentalmente segnate dal chiamante. Anche se nel Manipolatore non si fa riferimento a nessuno di questi casi, hanno di fatto contribuito alla storia. E di tutti i miei romanzi questo è forse il più puro thriller psicologico. Non tratta di violenza pura o spargimento di sangue.Tratta di ciò che percepiamo che stia accadendo. L’immaginazione è in grado di evocare destini molto più terrificanti di qualsiasi scrittore o regista di horror di Hollywood.

Il Manipolatore è il tuo libro più oscuro, assolutamente terrificante. Cos’ è la paura per te? Come si può generare?

Può sembrare sorprendente – ma mi spavento facilmente. Io sono il figlio di mia madre. Una volta ha urlato così forte in un cinema che hanno dovuto fermare il film e accendere le luci. Ho tre figlie. I miei incubi ricorrenti  riguardano sempre loro, le immagino in percolo ed io non riesco a raggiungerle. E’ da qui che la paura proviene. Noi tutti l’abbiamo sperimentata. Abbiamo tutti perso di vista un bambino in un supermercato o seduti in una notte di pioggia, abbiamo aspettato qualcuno che ritarda  a tornare a casa. Come scrittore attingo da questi timori.

Puoi dirci qualcosa sulla trama di questo libro senza rivelare il finale?

Il Manipolatore è un thriller psicologico e voglio dire che lo è nel suo senso più puro, perché non è un libro con un numero impressionante di cadaveri, o con scene di violenza iperrealistica. Ma allo stesso tempo è incredibilmente oscuro e senza dubbio il romanzo più spaventoso che ho scritto perché parla di un uomo che stupra la mente piuttosto che il corpo delle sue vittime. La storia è narrata da Joe O’Loughlin, psicologo clinico e docente, che è chiamato a Clifton Suspension Bridge a parlare ad una donna nuda arroccata sul parapetto che minaccia di saltare già. Joe cerca invano di comunicare con lei, ma la donna non lo ascolta. Sta parlando ad un telefono cellulare. Improvvisamente, cade il telefono e cade anche lei e muore. Per tutti i soggetti coinvolti – la polizia, i media, i paramedici e il pubblico – è un altro triste suicidio. Ma tre giorni dopo, la figlia adolescente della donna morta si reca fino alla porta di Joe e gli dice che sua madre non si sarebbe mai uccisa – non così almeno – dato  il suo terrore per le altezze.

Vincent Ruiz, un personaggio secondario di Il sospetto, è il protagonista di Perduta. Qual è la differenza tra Joe O’Loughlin e Vincent Ruiz?

Vincent Ruiz è l’unico personaggio che sia apparso in ogni uno dei miei romanzi – sia come narratore o come un personaggio secondario. Lui è molto diverso da Joe come personaggio. E’un bevitore, un duro ex-detective con tre matrimoni falliti, una madre alcolizzata e una vita di rimpianti. Allo stesso tempo, ha un meraviglioso senso dell’umorismo, è un grande one-liner e ha un punto di vista pratico. Non dico che ha un cuore d’oro – perché è molto più prezioso dell’oro.

Bleed for Me ha come protagonista ancora Joe O’Loughlin. Quando sarà pubblicato in Italia?

Purtroppo, non ho idea di quando Bleed For Me sarà distribuito in Italia. Credo che molto dipenderà dal successo di Il Manipolatore. Ne è diciamo il seguito in cui verrà rivelato ciò che accade a Joe e alla sua famiglia. Spero che i miei editori ne facciano fare al più presto la traduzione perché l’Italia è uno dei miei posti preferiti.

Sei australiano ma ambienti i tuoi libri in Inghilterra. Perché?

Quando ho vissuto in Inghilterra per molti anni ho scritto un romanzo ambientato in Australia (il mio grande manoscritto inedito). C’è qualcosa nella distanza che crea grande chiarezza. Forse è per questo che i grandi scrittori irlandesi come James Joyce e Samuel Beckett hanno vissuto al di fuori dell’Irlanda, quando hanno scritto. Quando sei lontano da un luogo diventa più vivido nella nostra mente. Ho vissuto a Londra per dieci anni, lavorando prima come giornalista e poi come ghostwriter. Ora ho ricordi molto vividi fino al paesaggio, agli odori, al vociare delle strade, così come la lingua.

Mi piacerebbe parlare del tuo processo di scrittura. Vuoi descrivere una tua tipica giornata di lavoro?

Io vivo in spiaggia a nord di Sydney e il lavoro da casa lo svolgo nel mio ufficio seminterrato che le mie tre figlie chiamano il  ‘pozzo della disperazione di papà’. Spesso faccio colazione in un bar vicino alla spiaggia, poi scrivo a mano. Gran parte dei miei primi lavori sono scritti a mano. Ogni due o tre giorni trasferisco i miei appunti sul computer. Circa tre volte l’anno parto in viaggio per il Regno Unito, l’Europa e gli Stati Uniti. Durante questi viaggi faccio ricerche per i romanzi in corso.

Progetti di film tratti dai tuoi libri?

A più riprese negli ultimi dieci anni ho avuto offerte di film. Recentemente una società chiamata Blueprint Pictures – che ha prodotto In Bruge e Becoming Jane si è assicurata i diritti per sei dei miei romanzi con l’intenzione di produrne film per la BBC. Ho già percorso questa strada prima e ho imparato a non trattenere il fiato. Centinaia di libri sono opzionati, ma solo una manciata poi sono resi sullo schermo. Uno dei miei libri ghostwritten Culle vuote è stato opzionato a metà degli anni novanta ed è appena stato realizzato anche un film: Arance e il sole che uscirà quest’anno.

Chi sono i tuoi autori viventi preferiti?

Ce ne sono così tanti. Sono un grande fan di John Irving, Joseph Heller, Richard Ford, John Banville e William Boyd. Sulla scena del crimine, non si può andare oltre James Lee Burke, Peter Temple, Don Winslow e Dennis Lehane. E come un nuovo arrivato – io sono in soggezione in presenza di Gillian Flynn, i cui primi due romanzi sono notevoli.

Ti piacciono i tour promozionali? Raccontaci qualcosa di divertente che ti è successo durante questi incontri.

Amo fare tour promozionali. Per la maggior parte dell’anno sono chiuso nella mia scatola, scrivo in completo isolamento e poi ogni tanto mi avventuro fuori e divento un po ‘folle. Ogni scrittore ha un incubo di puro orrore quello di fare una presentazione e non trovare nessuno. Una volta ho fatto un discorso in cui sono venute tre persone  – uno di loro in carrozzina. In un altro tour, sono andato in una città con una popolazione totale di 160 persone, 75 delle quali sono venute per vedere me. Avrei potuto concorrere per fare il sindaco. In Spagna sono stato una volta interrogato da un membro del pubblico che mi riteneva personalmente responsabile ed è un fatto storico australiano  terribile del trattamento degli aborigeni. In Germania c’era Miss Ottobre di Playboy ad una delle mie presentazioni. Probabilmente per quello c’era tanto pubblico( sorride).

Hai molti fan. Qual è il tuo rapporto come con i tuoi lettori? Come possono mettersi in contatto con te?

Adoro i fan. In Olanda in molti si sono presentati al mio albergo solo per dire ciao. Erano solo uno o due alla volta ma mi sentivo come una rock star. I lettori possono contattarmi tramite il mio sito web o su: michael@michaelrobotham.com. Cerco di rispondere ad ogni email, ma ci vorrà un po’ di tempo perché possa tornare tra la gente.

Puoi dirci qualcosa su The Wreckage?

Questo è un altro punto di partenza per me. Non voglio scrivere sempre lo stesso libro due volte e quindi questa volta mi sono spostato nel territorio di John Le Carre. The Wreckage è un thriller con al centro un grande complotto internazionale ambientato a Londra, Washington e in Iraq che coinvolge agenti clandestini e nazioni potenti che cercano di seppellire segreti e manipolare la verità, a prescindere dal costo. Ambientato in seguito alla crisi finanziaria globale, il romanzo inizia a Baghdad, dove il giornalista e premio Pulitzer Luca Terracini sta indagando su una serie di rapine in banca con esiti mortale che coinvolgono decine di milioni di dollari. Nel frattempo, a Londra, un ex poliziotto Vincent Ruiz salva una giovane donna, Holly Knight, da un fidanzato violento, ma si sveglia la mattina dopo scoprendo che lei lo ha derubato. E ‘stato un set up – una truffa elaborata. Intenzionato a trovare Holly, Ruiz scopre il corpo martoriato del suo ragazzo e si rende conto che alcuni uomini potenti stanno cercando la ragazza. Che cosa ha rubato di così importante? Altrove in città, Richard North, un banchiere internazionale, è scomparso da cinque giorni, lasciando una moglie incinta e un figlio piccolo. Nessuno sembra prendere sul serio la sua scomparsa, eppure è la chiave per capire ciò che sta accadendo in Iraq e a Londra. The Wreckage ha per tema la politica, il denaro e il potere. Chi ha, chi vuole e chi è in ultima analisi, sta pagando …

Infine, l’inevitabile domanda: a cosa stai lavorando ora?

Il mio  nuovo libro non ha ancora un titolo. Ho appena iniziato a scriverlo – ma ha di nuovo per protagonista Joe O’Loughlin. Tutto quello che so per certo è che inizia con il ritrovamento in un fiume ghiacciato del cadavere di un’ adolescente scomparsa da quattro anni. E ‘chiaro che è stata viva durante questo periodo, ma imprigionata da qualche parte. Il cuore del problema, però, è che con lei era scomparsa anche la sua migliore amica, e quindi si pone la domanda: la sua amica è ancora viva o è ancora prigioniera?

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