:: Recensione di I senza nome di Barry Eisler (Garzanti 2010) a cura di Stefano di Marino

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I senza nome di Barry EislerAutori di spy story non ci si improvvisa. Ci sono decine di dettagli da controllare, trucchi da conoscere, proprio come accade a un vero agente in missione. E soprattutto bisogna amare l’intrigo e provare quella perversa forma di appagamento nel dispiegare i tasselli di un complicato intrigo dove tutti tradiscono tutti. Fan incondizionato della serie dedicata al killer John Rain, ero rimasto vagamente deluso dal precedente Il Codice del Silenzio soprattutto per l’ingombrate presenza di un fratello del protagonista Ben Traven, Alex la cui ‘normalità’ rallentava l’azione. Con I senza nome torniamo in un mondo di professionisti, spietati, abili e al tempo stesso vulnerabili in modi che si rivelano inaspettati al lettore. La scomparsa compromettente di novantadue cassette che testimoniano sistemi di tortura aggressiva contro terroristi veri o presunti, getta nel panico quella che Eisler, chiama l’Ologarchia, un sistema di potere al tempo stesso occulto e sotto gli occhi di tutti. Tutto comincia a tornare, si allacciano persino le fila tra le due serie. L’azione è sempre splendidamente descritta ma ci sono sfumature psicologiche, espresse nel caso del rapporto tra Ben e Paula personaggi attraverso un’interazione brillante come una commedia sofisticata, e in quello del ‘nemico’ Larison con un crescendo di emozioni coltivate all’interno di un animo stremato. Sfumature che movimentano una trama molto ‘tecnica’ che richiede attenzione. Il sostrato della vicenda è un’amara riflessione sul potere e sull’ineludibile necessità di affrontare lo ‘sporco mestiere di spia’. Rapido, profondo, avvincente. Mi è piaciuto moltissimo. Eisler ha molto da insegnare a tutti coloro che si vogliono cimentare con il genere. O semplicemente vogliono approfondirlo.

Barry Eisler (Newark 1964), avvocato, esperto di arti marziali e cultura giapponese, ha lavorato tre anni per la CIA prima di diventare la più grande rivelazione del thriller americano di questi anni, salutato dalla critica e dal pubblico come l’erede di John Le Carré.

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