Intervista a Fulvio Ervas, autore di “Finché c’è prosecco c’è speranza” (Marcos y Marcos) a cura di Cristina Marra

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cover ErvasFerragosto caldo, anzi caldissimo per Stucky, l’ispettore veneto di origini persiane, protagonista dei gialli di Fulvio Ervas. Dopo “Commesse di Treviso”, “Pinguini arrosto” e “Buffalo Bill a Venezia”, l’ironia e l’esilarante tecnica narrativa di Ervas si “trasferiscono” sulle colline del prosecco. Stucky si aspettava “un noioso ferragosto, uno di quelli in cui anche il crimine si stende sotto l’ombrellone” e invece si ritrova in gita sulle colline trevigiane in compagnia delle attraenti vicine di casa, “le sorelle di vicolo Dotti” che a distanza ravvicinata “erano pericolose come una daga affilata”. Al suo ritorno comincia a indagare su una morte sospetta: il suicidio del conte Desiderio Ancillotto, fornitore di vini pregiati. “C’era troppo ordine in quella tragedia” e anche in mancanza di un biglietto e di una firma, per Stucky “c’era un messaggio in quella morte”. Dopo qualche giorno è rinvenuto il cadavere dell’ingegnere Tranquillo Speggiorin, direttore del cementificio di Cison di Valmarino, patria del prosecco e paese del conte Ancillotto. C’è un nesso tra le due morti?Cosa si nasconde dentro il cementificio? In competizione col commissario Leonardi che rivendica di “essere il perno della omicidi” e affidandosi alla sperimentata tecnica dei due cestini, “metteva tutte le domande che si poneva nel corso dell’indagine nel primo e le passava nell’altro via via che trovava la risposta”, Stucky si “immerge” nei luoghi del prosecco e si barcamena tra indizi e supposizioni. Pur non essendo un intenditore di vini, Stucky non disdegna un bicchierino all’osteria di Secondo e “illuminato” dalle lezioni dell’oste e dagli interrogatori ai membri della Confraternita del prosecco, scopre l’affascinante mondo che ruota intorno alla produzione dei vini ma anche quel “male” provocato dall’avidità umana che si insinua sulle colline, ne intacca la terra, si libra nell’aria e colpisce le persone.

foto ErvasPer Stucky il prosecco è un vino simpatico, per gli esperti è “un vino per una stagione sociale”, perché lo ha scelto come “protagonista” del suo romanzo?”

”Perché è stata la principale attività produttiva del Veneto ad essere cresciuta nell’anno 2009, cioè in piena crisi economica. Perciò è un simbolo: di imprenditorialità, di  rapporto con il territorio, di immagine.  Perché è una monocultura e dopo essermi occupato, con Buffalo Bill a Venezia della monocultura turistica, mi piaceva ricordare che le monoculture esigono un’attenzione, una cura, un’intelligenza compensatoria di altissimo livello. Il prosecco rappresenta una sfida: mi è piaciuto narrarla.”

Quanto sono influenti e quanto contano le sue origini persiane di Stucky nel suo modus operandi?

Ostinato e cortese, un poco seduttore come certi venditori di tappeti persiani, attento ai dettagli del comportamento umano, sensibile al non detto, amante delle bellezze del mondo: anche molto veneziano. Un incrocio tra  grandi tradizioni  di civiltà.

“Le due vittime. Desiderio Ancillotto e Tranquillo Speggiorin. Me ne tratteggia brevemente le caratteristiche?” 

Il conte Ancillotto è il grande vignaiolo, rappresenta il conservatore che s’accorge che il mondo che ha amato e difeso  rischia di svanire.  Ne imputa la colpa al meccanismo sociale di cui  egli stesso è stato propugnatore.   L’ingegner Speggiorin, che dirige il cementificio, è l’uomo del PIL sempre in crescita, dei bilanci in attivo, dell’efficienza produttiva ad ogni costo.  Una  locusta con il telefonino.

Vino e cemento. I procedimenti per produrli a confronto con le relative speculazioni. Tradizione e innovazione spregiudicata, chi ha la meglio? 

La tradizione, in alcune nicchie di produzione ( come vino ed altri alimenti) resiste.  Minacciata, magari, ma non vinta. Certo, la spinta a fare solo soldi con il vino ed altro, cioè a fare del profitto ad ogni costo, è fortissima. Ma le filiere alimentari sono  questioni   molto complesse e i romanzi, davvero, non hanno strumenti per narrarle compitamente.

Nel romanzo ci sono morti violente che diventano casi eclatanti e altre che si perpetuano in silenzio ma che sono ancora più tremende. Il romanzo fa anche denuncia

Uccidono di più le automobili, l’amianto e il monoclururo di vinile che tutti i serial killer del mondo.  Ma le morti “diluite”, un po’ occultate, non suscitano attenzione e repulsione come il colpo di pistola dell’assassino.  La rete di responsabilità diffuse  ci confonde e si confonde. Non vogliamo accettare e riconoscere che il rischio di  malattia e morte  è persistente nel tempo e nello spazio ed esigerebbe una grande attenzione collettiva.

Una Risposta to “Intervista a Fulvio Ervas, autore di “Finché c’è prosecco c’è speranza” (Marcos y Marcos) a cura di Cristina Marra”

  1. utente anonimo Says:

    Avevi ragione tu Fulvio, "finchè c'è prosecco c'è speranza" è un giallo che fa anche sorridere, è stato una piacevole sorpresa e una divertente lettura. Grazie

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