:: Intervista a Helga Schneider a cura di Maurizio Landini

by

SalaniSignora, Schneider, la sua vita è legata indissolubilmente al nazismo: l’incontro con Hitler da bambina, sua madre che rinunciò alla famiglia per entrare nella Waffen-SS e prestare servizio come guardiana nei campi di sterminio. A partire dal caso letterario de Il rogo di Berlino, la narrazione di storie terribili legate agli anni della guerra l’hanno aiutata in qualche modo ad attenuare l’inferno che si porta dentro?

Scrivere é terapeutico, costringe a fare i conti con il proprio passato, ad analizzarlo, elaborarlo. Ma nello stesso tempo ho cercato di essere nei miei libri soprattutto la testimone di un regime devastante, anziché la vittima. Oggi sono sufficientemente serena, l’inferno, come dice lei, ha perso i suoi contorni più feroci, ho imparato a conviverci.

Sembra ciò che di più atroce sia stato vissuto nel corso della seconda guerra mondiale sia destinato a ripetersi anche nel Terzo Millennio: Africa, Bosnia, Iraq, Afganistan… Cosa manca ancora alla nostra modernità per riuscire a fare tesoro di uno dei momenti più orribili della storia umana?

Ma quale modernità? A me sembra che sia soprattutto tecnologica, umanamente la società sta regredendo. Quali miglioramenti ha acquisito la società globale? Il traffico e il consumo di droga sono aumentati. Il terrorismo internazionale é più che mai in agguato. Ancora oggi muoiono giovani, italiani compresi, per guerre che vorrebbero definirsi interventi di peacekeeping. Giornalmente migliaia di persone sono condannate a morte per fame. Nel 2010 esiste ancora il commercio di organi presi a bambini del terzo mondo. L’uomo si é sentito costretto a possedere atomiche in grado di cancellare la vita sul pianeta. Sempre l’uomo continua a distruggere l’habitat della maggior parte delle forme viventi ed inquina e distrugge buona parte del globo. E i valori? Quelli che un tempo aggregavano la società, oggi la dividono. Potrei continuare ancora per un bel po’.

Nel suo libro La baracca dei tristi piaceri, affronta il tema sconcertante e assai poco conosciuto della prostituzione nei lager nazisti, rimasto tabù per decenni. Il silenzio accompagna le violenze sessuali subite dalle donne, oggi come ieri; un silenzio che non appartiene solo alle vittime, ma anche alle istituzioni, all’opinione pubblica. Perché tanto silenzio, signora Schneider?

La violenza sulle donne é antica come il mondo. Oggi si affrronta l’argomento, ma solo a parole. Invece bisognerebbe cambiare la mentalità delle persone. E’ diventato “moderno” uccidere semplicemente colui o colei che non vogliono più stare con te, assassinare i genitori considerati scomodi, perseguitare ed “eliminare” la moglie, compresi i figlioli, nel caso che la donna abbia deciso di divorziare. Forse dobbiamo ancora capire che nessun essere umano, una moglie, un marito, nemmeno i figli sono nostra proprietà. Questa é diventata una società intollerante e violenta. Ciò che di violenza verbale si sente oggi in televisione é inaccettabile. Oltre tutto – la violenza verbale é una porta aperta verso la violenza fisica. Che immagine offriamo ai nostri giovani?

Il pubblico ha il diritto e il dovere di sapere. Eppure in quest’epoca dove l’informazione sembra aver preso il posto di Dio, la verità ci viene nascosta. Siamo tenuti lontani dall’avere una presa conoscitiva sulle guerre, sulle violenze quotidiane, sulle ingiustizie, mentre divoriamo quintali di morte e sofferenza dalla cronaca nera dei giornali e della televisione. In che modo, secondo lei, la gente comune può riappropriarsi della verità?

E’ verissimo, esiste una diffusa insoddisfazione circa la credibilità dei mezzi di comunicazione sia radiotelevisivi che a stampa: la non veridicità di molte informazioni, la tendenza a esagerare e a gonfiare le notizie, l’inesattezza dell’informazione, la dipendenza dei giornalisti al servizio di interessi specifici, l’abitudine a fornire informazioni “di parte” facendo prevalere l’appartenenza (per lo più politica), della testata o del singolo giornalista ecc. ecc. Come ottenere che la gente comune si riappropri della verità? Mi chiede una ricetta che nemmeno coloro che dovrebbero cambiare le cose posseggono, o ritengono attuabile.

Ritengo che il compito dello scrittore nel terzo millennio sia ancora quello di farsi “archeologo della verità”, forse anche di più che in passato; di scavare nel tentativo di riportare alla luce “tesori”, per quanto putridi e rivoltanti essi siano. È d’accordo?

E’ ciò che ho fatto nel mio piccolo in letteratura.

Nei suoi libri, ragazzi come Heike di Heike riprende a respirare o Willi de L’Albero di Goethe, si trovano ad affrontare realtà che sconvolgerebbero un adulto. La sua stessa infanzia è stata “bombe, terrore, fame, solitudine”. Che vivano nel primo o nel terzo mondo, nella povertà o nell’opulenza, in guerra o in pace, anche al giorno d’oggi molti ragazzi sono forzati a diventare adulti prima del tempo. Sfruttati per la guerra, per il sesso, per il lavoro o, nel migliore dei casi, scelti come bersaglio in operazioni di marketing che impongono loro modelli di “adulto” da imitare, i ragazzi hanno ancora spazio per vivere la loro età?

La società cosiddetta moderna ha defraudato le nuove generazioni di un diritto sacrosanto: essere bambini, essere ragazzi. Favorendo la loro fantasia, l’immaginazione, l’inventiva. Conservando la loro innocenza, il candore. Invece li abbiamo trasformati in ragazzi e ragazze cinici, precocemente erotizzati (sic!), e malati di telefonini e abiti griffati. E’ drammatico.

Ne La Baracca dei tristi piaceri, al tema della prostituzione dei lager, si affianca quello dell’omosessualità (si pensi alle vicende legate a personaggi come Marco e Roby) che bene si presta a una riflessione più estesa a tutte le discriminazioni: viste le violenze, le torture e le uccisioni ai danni del “diverso” perpetrate in alcune parti del mondo anche oggi, certe mostruosità ideologiche con cui il nazismo intendeva giustificare il suo operato non sembrano relegate in un tempo ormai lontano dal nostro. Che ne pensa in proposito?

Il “diverso” é ancora malvisto, guardato e trattato con diffidenza. Manca ancora una profonda cultura della serena convivenza con chi non é come noi, sia esso straniero, inabile, omosessuale. Siamo un bel po’ indietro.

Ne Il piccolo Adolf non aveva le ciglia la Lebensunwertes Leben di un bambino nato con delle imperfezioni porta a una presa di coscienza sulla reale identità del nazismo. L’impegno a tenere viva una memoria su questo e altri crimini contro l’umanità potrà vincere la banalità del male che non ha mai smesso di contaminare la nostra esistenza?

La Arendt ha c’entrato un concetto che valeva per i gerarchi nazisti. Ma a distanza di decenni quest
a “banalità del male” serpeggia ancora nella società odierna, seppure in un modo differente, più subdolo, più celato..

A tutt’oggi capita che in alcune parti del mondo, compresa la Germania, siano permesse manifestazioni a carattere neonazista. Che effetto fa vedere sfilare manifestanti che inneggiano al nazismo – o a ideali molto prossimi – a coloro, come lei, che lo hanno vissuto in prima persona? Questa sorta di libera e pericolosa “profanazione del dolore” è da ritenersi inclusa nel prezzo che deve pagare una democrazia?

Si. In Germania le manifestazioni neonaziste non sono permesse, ma se un qualsiasi partito esprime ideali simili al nazismo, dando loro un altro nome, può farlo. In un paese democratico, là dove chiunque può esprimere le proprie opinioni, certe manifestazioni non possono essere vietate.

Nel film Die Welle (l’Onda) il regista tedesco Dennis Gansel racconta l’esperimento di un professore per spiegare il nazismo ai suoi allievi, attraverso la creazione di un movimento (l’Onda), che finisce però col sfuggirgli di mano tragicamente; eppure gli allievi coinvolti avversavano apertamente il nazismo. È possibile che nella nostra Europa democratica si possa correre il rischio di non rendersi conto della potenziale pericolosità di certe posizioni politiche?

Ci si rende conto eccome, ma se queste posizioni politiche riscontrano il consenso dei votanti, significa che il popolo sta imboccando una determinata strada e – al contrario dei tedeschi dell’epoca di Hitler – questa volta in piena coscienza. E’ un segno dei nostri tempi e dà motivo per riflettere.

Tag: ,

Una Risposta to “:: Intervista a Helga Schneider a cura di Maurizio Landini”

  1. utente anonimo Says:

    Un'intervista magistralmente condotta da Landini, un'autrice davvero disponibile, le cui opere andrebbero inserite nelle letture obbligatorie. Complimenti, complimenti sinceri per questa intervista!Diego Bortolozzo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: