:: Intervista ad Alessandro Berselli

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Babele14_BerselliBenvenuto Alessandro su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato questa intervista. Iniziamo con le presentazioni. Descriviti anche fisicamente ai nostri lettori . So da fonti indiscrete che sei un gran bel ragazzo, specie di persona, hai un ustionante senso dell’umorismo, a tratti sacrilego,  ami la musica, e sei stonato. Tutto vero? Vuoi aggiungere qualcosa?

In effetti c’è del vero in quello che dici. Sono un bel ragazzo (o preferisci un affascinante signore di mezza età?), ho un senso dell’umorismo parecchio caustico, sacrilego non direi, ma di certo non spendibile nei salotti, amo la musica e NON sono affatto stonato. Chi ti ha dato questa informazione?

Hai collaborato con il settimanale Comix. Che bilancio ne hai tratto?

Esperienza breve ma intensa, se mi passi il luogo comune. Illuminante anche. Mi ha messo di fronte al fatto che di letteratura umoristica in Italia NON si vive, non ci sono spazi e, soprattutto, non si pubblicano libri. L’umorismo letterario è ad esclusivo appannaggio dei comici televisivi. Non esiste lo scrittore umorista puro.

Raccontaci come è andata con Maurizio Costanzo. Puoi raccontarci un dietro le quinte, bizzarro, divertente, imbarazzante?

Tutte e tre le cose insieme. La macchina organizzativa del COSTANZO SHOW negli anni novanta era impressionante. Lui è un abilissimo burattinaio, capace di condurre gli ospiti nelle direzioni stabilite dal padrone. Io ero troppo giovane per capire le regole del gioco. Infatti non mi ha più chiamato.

Alessandro Berselli scrittore. Che effetto ti fa sentirtelo dire?

Bellissimo. E poi suona anche bene, no? Scrittore. Avere la possibilità di raccontare storie alla gente. Essere riconosciuti come degli osservatori privilegiati della realtà, perché è un po’ questo che sono gli scrittori, no? Interpreti particolarmente sensibili del sentire quotidiano. La gente ti legge e dice: ma quanto è bravo questo a capire cosa provo? Gli scrittori. Abilissimi a vedere dentro gli altri, ma incapaci di decodificare loro stessi. Strana gente

Scrivi a tempo pieno o fai anche altri lavori? Si può vivere di letteratura al giorno d’oggi?

Faccio anche altri lavori, sempre legati all’oggetto libro, non è facile vivere solo di letteratura. Mi occupo di promozione editoriale nelle scuole per un grande gruppo editoriale. Faccio corsi di scrittura creativa. Ogni tanto riesco anche a dormire un paio d’ore.

Sei un tipo vanitoso? Ti emozionano più i complimenti o le critiche?

I complimenti. Sono vanitosissimo e detesto le critiche. Cerco di assorbirle e di farle diventare costruttive, ma quando arrivano mi lacerano. Adoro essere adulato. Sono insopportabile vero?

Iniziamo dagli esordi. Come ti sei accotato alla scrittura? Quando ti sei veramente accorto che la scrittura poteva diventare la tua strada?

Scrivo da sempre. E’ vero, rispondono tutti così, ma non può essere altrimenti. Il bisogno di raccontare storie non è una cosa che fa irruzione all’improvviso, te la porti dentro fin da bambino. A livello “professionistico” ho cominciato a pubblicare cose nel 1991, proprio su COMIX. Poi sono arrivati L’APODITTICO, il mensile consociato a ZELIG, il sito di satira on line GIUDA . Nel 2003 ho cominciato a cimentarmi con le scritture nere. Prima racconti, poi romanzi. Il resto è storia recente

Quali sono state le tue prime letture e poi d’adulto quali libri hai amato? Cosa stai leggendo in questo momento?

Letture varie, eterogenee, in un incoerente alternarsi di letterature alte e letterature basse, prodotti di genere e grandi classici. Il novecento europeo, Kafka, Joyce, Mann. Stephen King. I minimalisti americani, Easton Ellis su tutti. La Fielding e la Chick lit. I noiristi francesi. Fumetti. In questo momento sto leggendo Gone baby Gone di Lehane e Il bacio della donna ragno di Puig. Due cose diversissime. Per l’appunto.

fotoale1Berselli e la musica. Vi lega un rapporto quasi simbiotico. Non a caso nel tuo ultimo romanzo ha un ruolo molto importante quasi fondamentale. Che musica ci vederesti bene come sottofondo a questa intervista?

La musica c'è sempre nelle cose che scrivo, mi serve per fornire "indizi" su come sono i miei personaggi. In IO NON SONO COME VOI il protagonista, Paolo Graziani aveva la mia età e ascoltava la musica della mia generazione, Nirvana, Smashing Pumpkins, una musica nichilista come il suo protagonista. Luca Parmeggiani invece è un adolescente contro anche nella sua playlist: vecchio heavy metal anni ottanta, quasi una dichiarazione d’odio contro tutto e tutti, un segnale di non omologazione

Cos’è secondo te il “minimalismo berselliano”? Esiste davvero? Ti senti uno scrittore minimalista?

Minimalismo berselliano è una definizione che mi fa sorridere, ogni tanto penso a una ipotetica storia della letteratura con l’ultimo volume che recita nel sottotitolo DAL SECONDO DOPOGUERRA AL MINIMALISMO BERSELLIANO. A parte gli scherzi, il minimalismo per me è fondamentale, non amo i fronzoli, le zavorre, le cose che non servono. Quel gigante di Carver recitava che se una cosa puoi dirla in dieci parole non usarne quindici o venti, usane dieci. Gli appesantimenti mi annoiano.

Il tuo stile è caratterizzato da frasi breve, secche, corrosive, quasi scolpite. Non ami le parti descrittive. Non ti dilunghi in dialoghi supreflui ma punti subito all’essenziale. Da chi pensi di aver e ereditato questo stile fulmineo e ipererrealistico?

Carver. Sicuramente. Lui è un maestro nell’andare subito al sodo, creando figure emotive di impatto enorme. Adoro Carver. E’ un narratore capace di farti entrare in un personaggio dopo quattro righe, i suoi racconti non li leggi, li attraversi. E non c’è una parola inutile nelle cose che scrive.

Dai molto spazio al rumore della mente. C’è un po’ in te traccia del James Joyce di Finnegans Wake o sto dicendo un’ eresia? 

Quel Joyce, anche lui un minimalista berselliano. Il flusso di coscienza dici? A me piace. Adoro pensare con la mente del protagonista e vedere la storia con i suoi occhi. E se riesco a farlo fare anche al lettore il gioco è riuscito.

In una tua recente intervista hai detto che per te scrivere è come fare una seduta di autoanlisi. Pensi che la scrittura abbia nella tua vita un ruolo catartico? Nel tuo io più profondo sei davvero così inquietante e terribile come i tuoi personaggi? Il Berselli gioioso e solare è solo una maschera?

No, il Berselli gioioso e solare è quello reale, la terribilità dei miei personaggi è l’interpretazione ipotetica della mia dark side, che c’è
ma ben nascosta, almeno cento metri sottoterra. La scrittura è sicuramente catartica, ti fa buttare fuori robe. Ne esci alleggerito

Luigi Bernardi è un grandissimo talent scout e in un certo senso ti ha scoperto. Raccontami il vostro primissimo incontro. Descrivimi sensazioni, impressioni, conferme.

Luigi è un grande. Gli ho mandato la sinossi e le prime pagine di CATTIVO e lui mi ha detto: continua. Quando a gennaio 2009 mi ha scritto che sarei uscito con BABELE SUITE ero felicissimo. Lavorare con Bernardi fa davvero curriculum. Non è uno che sceglie autori tanto per fare. E’ serissimo nel suo mestiere

Leggendo “Cattivo”edito per Perdisa si ha la sensazione che tu non giudichi il protagonista, anzi lo descrivi quasi con affetto seppure non fai niente per giustificarlo. C’è una parte di te che vive in questo personaggio, anche tu eri un adolescente ribelle?

No, non particolarmente. Ho sempre preferito una eversione interiore ai grandi gesti, non amo la violenza delle pose, spesso denuncia fragilità. Sull’assenza di giudizio hai ragione: non giudico mai i miei personaggi, nemmeno i più negativi. Con le dovute differenze, c’è tanto di Alessandro Berselli in Luca Parmeggiani. La musica, il rifiuto di vivere la vita come gli altri ci dicono di dovere fare

Berselli e la critica. Leggi tutte le tue recensioni comprese le stroncature a patto che tu ne abbia ricevute? Quali sono i commenti che ti fanno più felice e quelli che ti infastidiscono?

Stroncature? Non ne ho avute tante, grazie a Dio. Quando arrivano fanno male, non posso negarlo. Ma servono, ti riposizionano. Così come i pareri positivi ti galvanizzano, sono botte di adrenalina buona. I social networks sono fantastici strumenti di comunicazione con il lettore, che smettono di essere entità distanti. Diventano amici, comunichi con loro

Ti piace partecipare alle presentazioni dei tuoi libri? Raccontaci un aneddoto curioso di uno di questi incontri?

Le presentazioni sono un momento fantastico, sia perché assecondano il mio bisogno di palcoscenico sia perché ti mettono in relazione con il tuo pubblico. La vita on the road mi piace: adoro le camere d’albergo, la vita randagia, conoscere gente. Credo di metterci molta passione in questo lavoro. Non per meriti particolari, ma solo perché mi diverto in tutto questo

A che libro stai lavorando in questo momento? Puoi anticiparci qualcosa in esclusiva per Liberidiscrivere?

Certamente. NON FARE LA COSA GIUSTA, in uscita a novembre, sempre con PERDISA. Un libro duro, terribile, la disgregazione di una famiglia dell’alta borghesia attraverso adulterio, xenofobia, morte. Un libro a cui tengo tantissimo.

Una Risposta to “:: Intervista ad Alessandro Berselli”

  1. utente anonimo Says:

    per me berselli è un gigante – CATTIVO è uno dei libri più belli che abbia mai letto

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