:: Intervista con Karin Slaughter a cura di Giulietta Iannone

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Karin SlaughterKarin grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuta su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te, il tuo background, i tuoi studi.

Siete voi i benvenuti. Grazie per aver pensato a me. Quanto alla tua domanda: quando ero al college ho studiato la poesia del Rinascimento, ma ho abbandonato due classi  prima della laurea, perché avevo aperto una mia azienda e volevo concentrare la mia attenzione sugli affari. Sebbene, mi  fosse stato detto dal mio advisor che  avrei potuto frequentare due corsi di matematica mi è sembrata una scelta migliore lasciare piuttosto che cercare di fare trigonometria!

Perché sei diventata una scrittrice? Era un tuo sogno già da bambina?

Ho scritto la mia prima storia quando avevo sei anni. L’ho illustrata da me, ho  persino modellato il libro con una vecchia scatola di detersivo per lavatrici. Mi sono messa nei guai perchè ho utilizzato le forbici, ma credo che mio padre ora finalmente mi abbia perdonato. Mentre ho sempre voluto essere una scrittrice, non ho mai pensato che sarei stata in grado di guadagnarmi da vivere con la scrittura, così è stato qualcosa che ho tenuto per me. A partire dall’età di diciotto anni, da quando ho finito  il liceo, ho lavorato cercando di migliorare il mio modo di scrivere e ho cercato di ottenere un agente incaricato di rappresentarmi (negli Stati Uniti, devi avere un agente se vuoi  ottenere un contratto editoriale con i grandi editori ). Quindi, ci sono voluti circa otto anni, ma finalmente sono riuscita ad avere un agente che credesse nel mio lavoro.

Mi piacerebbe sapere quali sono gli scrittori che ti hanno maggiormente influenzata.

Sono un’ americana del sud, così naturalmente amo Via col vento di Margaret Mitchell. Il film è meraviglioso, ma nulla può eguagliare il libro. C’è una ragione la Mitchell ha vinto il Premio Pulitzer per la letteratura con questo romanzo. E ‘una storia incredibilmente avvincente, ed è uno dei libri più tradotti nella storia dell’editoria. Ho anche amato leggere i racconti di Flannery O’Connor. Per me è stata una rivelazione leggere gli scritti di una donna che parlava di violenza da un punto di vista morale. Lei è stata un’ abile narratrice, e credo che stia rapidamente diventando un’arte perduta. Mi è piaciuto anche leggere F. Scott Fitzgerald e Harper Lee. Sin da giovanissima mi ha sempre affascinato  la  differenza di classe e  come la nascita può incidere su di noi.

Qual è stato il tuo primo lavoro scritto? Parlaci del tuo esordio e della tua strada verso la pubblicazione.

Il mio primo lavoro scritto è stato un racconto intitolato “If Cats Had Thumbs”, che non vedrà mai la luce. E ‘stato il mio primo tentativo di scrivere qualcosa di più di un racconto. Il mio primo lavoro che è stato pubblicato si intitolava “Blindsighted”. Questo è stato anche il primo thriller che ho scritto. Io amo l’azione veloce e cerco di raccontare una storia  analizzando i personaggi e la società attraverso la violenza. Per quanto riguarda la mia strada per la pubblicazione, penso di averti  già risposto in precedenza. Ho lavorato  molto cercando l’ agente giusto. Ho anche lavorato sulla mia scrittura, cosa che credo che la gente che non è ancora riuscita a farsi pubblicare  tende a dimenticare che deve fare. Se avessi ri-presentato più e più volte le stesse storie che ho scritto quando avevo diciotto anni, non credo che nessun agente avrebbe mai seriamente guardato il mio lavoro. Quando si cresce e si matura cambiano le nostre opinioni sulla vita, le nostre situazioni, le  nostre esperienze, tutto cambia. Il nostro lavoro dovrebbe riflettere tutto questo. Non potrei mai scrivere Blindsighted di nuovo perché non sarò mai più la stessa di allora.

Cosa ne pensi delle eroine dei romanzi polizieschi contemporanei? Sempre vittime o femme fatale?

Penso che dipenda dall’autore. A volte le donne che creano personaggi femminili tendono a renderli quasi  delle superdonne, in modo che nulla le tocchi. In altri casi subiscono tali maltrattamenti  che  le rendono personaggi completamente sgradevoli. Denise Mina e Mo Hayder scrivono spesso di donne molto complesse, a volte antipatiche, ma sempre eroiche. E non solo le donne possono fare questo. Peter Robinson scrive storie meravigliose sulle donne. Mark Billingham ha recentemente creato una splendida figura femminile. Nei miei romanzi, mi assicuro che le donne non siano mai salvate dagli uomini. Sono sempre abbastanza forti  da salvare se stesse. In uno o due casi, sono addirittura le donne che salvano gli uomini. Penso che anche importante considerare il rovescio della  tua domanda , perché nei miei libri, non sempre gli uomini  sono cattivi. Uno dei più orribili e brutali personaggi di cui io abbia mai scritto era una donna. Per me, che è stata una grande sfida, e per molti versi una svolta facile, perché le persone ritengono automaticamente che le donne  siano buone o almeno cerchino di essere buone. La verità è che alcuni dei crimini più terribili sono stati commessi da donne. Possiamo essere abbastanza cattive quando lo vogliamo.

Sei femminista?

Sfacciatamente! Credo che qualsiasi donna che dica di non essere femminista, non sa bene  che cosa è una femminista. Spesso la parola è tutt’uno con l’odio per l’uomo, che è un utile strumento per mettere le donne una contro l’altra. Le femministe amano gli uomini. Sono sposate con uomini. Hanno figli, hanno padri, hanno amici che sono uomini. Il femminismo ha un obiettivo semplice: la parità  tra  uomini e donne. Questo è un obiettivo che tutti gli uomini, che dopo tutto sono nati da una donna, tendono a sposare donne e spesso  hanno figlie, dovrebbero  sostenere.

Quali sono le tue scrittrici preferite, europee o americane?

Karin Fossum, Liza Marklund, Mo Hayder, Denise Mina, Tess Gerritsen, Kate White, Kathy Reichs, Lisa Gardner, Sara Paretsky … La lista potrebbe continuare.

Lin Anderson è una tua grande fan. Conosci i suoi libri?

Mi dispiace dover dire di no. Se è tradotta in inglese, mi piacerebbe leggere i suoi libri. Negli Stati Uniti, si pubblicano oltre 200.000 libri l’anno, quindi è un mercato molto competitivo ed è difficile  riuscire ad essere tradotti. Mentre abbiamo Stieg Larsson e Henning Menkel, non abbiamo molti autori  donne che vengono tradotti. Suppongo che questo può essere collegato alla tua domanda sul femminismo: è molto più difficile nel mondo dell’editoria, se sei una donna. Non si riesce ad ottenere l’attenzione della critica che gli uomini ottengono. Per le donne essere tradotte è doppiamente difficile.

Dimmi qualcosa sul tuo paese.

Beh, suppongo che una delle cose che la gente ha bisogno di sapere è che l’America è enorme. Si può attraversare tutto il New England fino al lago Michigan e ancora non toccare le coste. Abbiamo deserti, montagne (alcune delle quali sono le più antiche del mondo), paludi,  zone umide, due oceani, il Golfo e persino un Great Salt Lake. Se tu andassi con la  tua macchina dalla Georgia alla California, ci vorrebbero sette giorni. Viagg
iare al di fuori degli Stati Uniti (ad eccezione di Canada e Messico) è molto costoso e richiede tempo. Costa circa 1.000 dollari un biglietto per l’Europa.

Dove sei nata? Raccontaci qualcosa della tua infanzia.

Sono nata a Covington, in Georgia, ma sono cresciuta in un posto chiamato Jonesboro. Guardando indietro, vedo che ho avuto una vita un po ‘idilliaca, un’ esistenza di periferia. Ho vissuto vicino ad un lago e usavo l’autobus per andare a scuola. Tutto poi è cambiato nei tardi anni settanta quando si  sono verificati diversi omicidi di bambini ad Atlanta . Non potevo più andare in giro da sola e dovevo avere il controllo dei miei genitori costantemente. Sia  di notte che di giorno, e questo mi ha dato subito una certa comprensione  su come la criminalità, o la minaccia della criminalità, apporta cambiamenti del tessuto delle comunità.

“Kisscut” è un libro molto forte, con un tema sensibile, la violenza sui bambini. È una storia vera?

Parte della storia si basa su cose in cui  mi sono imbattuta durante le mie ricerche. Sono stata molto attenta quando ho scritto questo libro, perché c’è stata una linea che non volevo sicuramente attraversare. L’abuso dei bambini è un argomento difficile da affrontare, ma io sono molto orgogliosa di questo libro, perché penso di essere riuscita a raggiungere tutto quello che mi ero prefissata.

Ti piace il poliziesco scandinavo? Cosa ne pensi di questo fenomeno? Stieg Larsson, Jo Nesbø?

Non sono mai stata in grado di immedesimarmi nel lavoro di  Larsson, anche se ammiro ciò che stava cercando di fare. Devo ammettere che  è stato molto celebrato in America per aver scritto di personaggi femminili forti, quando ci sono un sacco di donne in tutto il mondo che lo fanno abitualmente, ma  non sono riuscite mai ad ottenere alcun  riconoscimento. Ho letto un solo libro di Jo Nesbø, ma mi ha molto impressionato. Mi piace leggere di altre culture e persone. Gli scrittori americani hanno sempre un tono smorzato perché la gente  negli altri paesi appena sente parlare di violenza pensa che quello di cui  scriviamo sia autentico. Anche se  ammetto  che  l’America è più violenta  di molti altri paesi, si tratta di un malinteso poichè la violenza è ovunque. Vediamo il sorgere stesso della criminalità a seconda dei fattori demografici e  socio-economici.

Puoi raccontarci qualcosa sulla trama di “Skin Privilege”, in poche parole. È il tuo libro preferito?

Amo veramente Skin Privilege, ma devo ammettere che sono la tipica autrice  che ama sempre il prossimo libro su cui sta lavorando. In Skin Privilege, la protagonista Lena  torna nella sua città natale Reese. Qui scopre che suo zio Hank è sparito. Si mette subito nei guai, mentre lei è lì,  Jeffrey  viene rilasciato e ottiene la libertà provvisoria. Suppongo che la gente dovrà leggere il libro per scoprire cosa succede dopo!

Nuovi progetti per le versioni italiane dei tuoi libri?

Il prossimo libro della serie Grant County è quello che ho appena finito. Si chiama Broken e uscirà in estate negli Stati Uniti, Regno Unito e Olanda. Poi ci sono tre libri in ballo che  hanno per protagonista un personaggio di nome Will Trent: Triptych, Fractured and Undone.

C’è qualche debuttante che ti piace?

C’è una donna di nome Chevy Stevens che ha scritto un libro che fa veramente paura  che si intitola “Still Missing”. Penso che uscirà nel luglio di quest’anno negli Stati Uniti.

Ci sono progetti di film tratti dai tuoi libri?

In Inghilterra, sono in procinto di avviare la produzione su un adattamento del mio romanzo, Martin Misunderstood. Sono davvero impaziente. Ci sono state alcune voci a Hollywood su altri progetti, ma non posso dire nulla ancora in proposito.

Cosa stai scrivendo al momento?

Ho appena consegnato Broken, il prossimo libro di Grant County. Il mio prossimo progetto è intitolato provvisoriamente “Fallen”, e ci riporta nel mondo di Will Trent di Atlanta. L’inizio è piuttosto stridente e grintoso. Mi sono divertita parecchio durante le  ricerche per questo libro.

Ti piace l’Italia?

Certamente! Quando ero ragazzina, io e la mia famiglia abbiamo viaggiato un po’ in Europa e io da adolescente scontrosa ostentavo un grande disprezzo e disinteresse. L’Italia è stata il primo paese che  ha incrinato la mia facciata di disinteresse. Arrivammo dalla Francia, e gli italiani furono per me un raggio di sole!

Racconta ai nostri lettori italiani qualcosa di divertente su di te.

Alcuni anni fa, ho deciso che ogni volta che mi sarei trovata in un paese nuovo avrei provato a fare qualcosa  di tipico. A Parigi, sono andata in giro su un moto-taxi. A Melbourne, ho nuotato con gli squali e percorso a piedi il ponte di Sydney Harbour. In Finlandia, ho fatto una sauna e  sono saltata nuda nel gelido Baltico. Beh, non so se quest’ ultima cosa  è divertente, quanto stupida, ma vi prego voglio che i miei lettori italiani  sappiano  che se verrò in  Italia,  sarò disposta a mangiare un sacco di pasta e a parlare di politica!

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