
Un mondo antico come quello romano non si è sgretola e scompare in poco tempo, anche se si é già deciso di decretarne la fine.
Nell’ottobre del 476 d.C. Romolo Augusto è stato deposto, l’Impero Romano d’Occidente non esiste più e Odoacre si è imposto come nuovo sovrano d’Italia, pur deciso a non proclamarsi imperatore. Ma lontano dai palazzi e dalle grandi città, in un piccolo avamposto ai margini della pianura lombarda, la notizia deve ancora trasformarsi in qualcosa di reale, di davvero tangibile.
A Sibrium infatti, avamposto romano, l’antico Castrum destinato nei secoli successivi a diventare Castelseprio, la vita prosegue quasi per inerzia, sospesa tra ciò che è stato e quanto ancora non si può sapere.
E sarà proprio questa remota terra di confine, a fare da vasto palcoscenico al romanzo d’esordio di Alessandro Cuccuru, Sibrium, dove il comandante Marco Terenzio Ambusto, che da anni ha ereditato il mandato da suo padre, si troverà improvvisamente privo di ordini, con una guarnigione da governare e un’intera comunità da proteggere.
Roma è lontana e il potere che l’ha sostituita deve ancora mostrarsi. Infatti, tutti attendono l’arrivo degli uomini di Odoacre, guidati da Edecon, suo nipote, incaricati di reclamare un terzo delle terre coltivabili. Una richiesta che nella zona potrebbe sconvolgere alcuni equilibri già fragili.
Ma il pericolo non arriva soltanto dal nuovo signore. Oltre le Alpi premono i Burgundi, spinti dalla fame e dalle difficoltà di un territorio impoverito. La loro probabile calata in forze nella pianura padana aggiunge altra inquietudine a una situazione in cui diplomazia, misura e forza militare saranno strumenti indispensabili per sopravvivere.
Marco Terenzio naviga con prudenza, barcamenandosi in precario equilibrio, mentre cerca di tenere insieme uomini e interessi controllando le paure della gente.
Attorno a lui l’autore costruisce un’interessante e variegata galleria di personaggi. Ci sono soldati, possidenti, religiosi, uomini germanici e persino donne che si vedranno costrette a difendere ciò che possiedono. Tra loro spiccano soprattutto due figure femminili: Clelia, vedova capace di mandare avanti la propria villa senza lasciarsi schiacciare dalle situazioni, e Lavinia, figlia dello straordinario fabbro Vulcano. Diverse, ma accomunate da una concretezza che le sottrae al ruolo di semplici comprimarie.
Anche tutti i personaggi secondari offriranno impulso e spessore alla trama. Unter vice del comandante romano, Panezio compagno e consigliere greco di Edecon, Ariete il vecchio guerriero erulo, i gemelli romani Silvio e Claudio, il presbitero frate Marcello, Paolo Massenzio il ricco possidente romano, Odric e Gudal altri uomini di scorta di Edecon, appartengono a mondi diversi e portano in sé ambizioni, rancori, paure e desideri. Ma sarà proprio attraverso le loro scelte che comincerà la trasformazione radicale, profonda e irreversibile delle strutture fondamentali di una società. Non si tratta quindi di una semplice transizione o di un evento isolato, ma di un processo che finirà per entrare nella quotidianità, nelle relazioni, nei rapporti di potere e persino negli affetti.
Sibrium infatti non racconta solo una fase di un lungo passaggio politico. Racconta soprattutto di uomini e donne costretti ad andare avanti e vivere quando le certezze vengono meno. Chi fino al giorno prima aveva un preciso ruolo, un’autorità riconosciuta, una terra da amministrare o un potenziale futuro ora, deve adattarsi e capire a chi obbedire e soprattutto di chi fidarsi. Differenze culturali o le barriere tra persone costretti a incontrarsi, confrontarsi e trattare si riducono, creando interconnessione tra romani e germani. Non sarà trasformazione improvvisa ma un lento slittamento in cui convivenza e conflitto avanzano insieme.
La parte avventurosa accompagna questo quadro senza soffocarlo. Spedizioni diplomatiche, strategie, combattimenti, intrighi e tradimenti imprimono ritmo alla narrazione, mentre le vicende personali di Marco, Clelia e degli altri protagonisti tengono la storia ancorata alla dimensione umana. Amori contrastati, gelosie, ambizioni e rancori acquistano un peso particolare proprio perché maturano in un momento nel quale anche il mondo esterno sembra aver perso ogni punto di riferimento.
Interessante la scelta di un linguaggio moderno e scorrevole. Cuccuru non cerca una ricostruzione artificiosamente arcaica, ma accompagna il lettore per ben 597 pagine dentro il 476 d.C. con una scrittura agile, in grado di rendere naturale il confronto tra personaggi provenienti da differenti culture. Le descrizioni del territorio, frutto di un’attenta conoscenza dei luoghi, contribuiscono a costruire una Sibrium concreta, fatta di strade, terre, insediamenti e spazi nei quali la minaccia può arrivare da un momento all’altro.
Il romanzo ha anche il merito di cambiare passo nel corso della narrazione, evitando che una struttura iniziale troppo uniforme finisca per appesantire il racconto. La storia accelera e acquista nuove prospettive proprio quando il lettore ha ormai familiarizzato con i suoi protagonisti e con gli equilibri dell’avamposto.
La caduta dell’Impero, pur confinata allo sfondo, s’insinua e attraversa ogni pagina. I protagonisti non hanno ancora il distacco necessario per comprendere di trovarsi davanti alla fine di un’epoca e all’inizio di un’altra. Per loro non esiste ancora una data da ricordare sui libri di storia: esistono terre da difendere, persone da proteggere, alleanze da costruire e nemici da affrontare.
Ed è forse qui che Sibrium trova la sua chiave più efficace: raccontare la Storia nel momento in cui ancora non sa di esserlo diventata.
Alessandro Cuccuru, nato in provincia di Varese a pochi chilometri da Castelseprio, il sito archeologico patrimonio dell’UNESCO in cui ha scelto di ambientare i suoi primi tre romanzi, oggi vive al confine tra Lazio e Abruzzo.
Terminati gli studi classici, lavora nei settori del commercio e dell’intermediazione, per poi approdare al giornalismo. Collabora con diverse riviste, quotidiani, radio e televisioni ed è corrispondente dell’agenzia di stampa ANSA.
Nel 2015 pubblica “Sibrium”, le cui vicende si svolgono nel 476 d.C. subito dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente. Nel 2017 è tra i fondatori di Aporema Edizioni, una cooperativa alla quale negli anni seguenti si uniscono altri autori e operatori editoriali. Nel 2019 esce “Il segreto di Sibrium”, che narra il tramonto del regno longobardo. Nel 2020 pubblica “Maloscritto – I dodici errori da evitare per non finire nel cestino dell’editore”, con illustrazioni di Stefano Girola.“La Vipera e la Torre”, uscito nel 2021 e incentrato sullo scontro tra i Visconti e i Della Torre nel XIII secolo, chiude il ciclo dedicato a Castelseprio.
“La Pazza di Tagliacozzo” è il suo ultimo romanzo.
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