:: Complice la pioggia di Laura Facchi, (Rizzoli, 2026) a cura di Patrizia Debicke

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Ci sono romanzi gialli costruiti attorno all’enigma e altri, invece, capaci di usare il mistero come una porta spalancata sulle fragilità umane. “Complice la pioggia” di Laura Facchi appartiene decisamente alla seconda categoria. Certo, il cold case esiste, si sente sotto la superficie e accompagna il lettore fino all’ultima pagina, ma il fulcro del libro sta soprattutto nella figura di Maura Amato, protagonista imperfetta, ironica, malinconica e tremendamente vera. Una donna che sembra arrancare dentro la propria esistenza e che, quasi senza rendersene conto, finirà per ritrovarsi proprio mentre tenta di ricomporre i frammenti della sua vita.
Laura Facchi costruisce un personaggio lontano anni luce dagli investigatori infallibili e brillanti ai quali tanta narrativa di genere ci ha abituati. Maura ha quarantacinque anni, vive in costante precarietà economica, trascina un dolore sentimentale mai davvero superato e convive con quella fastidiosa sensazione di essere sempre fuori posto, inadatta, insufficiente. Lavora come editor freelance di romanzi gialli dopo aver pubblicato due libri di poco successo, abita in una casa Aler a Milano e cerca di restare a galla tra bollette, conti in rosso e un futuro che fatica a prendere forma. Accanto a lei c’è Sedano, il gatto che sembra comprenderla più degli esseri umani, presenza tenera e quasi salvifica dentro giornate spesso opache.
Eppure Maura non suscita compassione. Al contrario, conquista immediatamente grazie alla sua ironia disincantata, allo sguardo sarcastico verso sé stessa e a quella goffa capacità di infilarsi nei guai senza possedere né il coraggio classico degli eroi né il talento dell’investigatrice nata. Proprio qui risiede uno degli aspetti più riusciti del romanzo: la protagonista appare viva, concreta, umana. Potrebbe essere la vicina di casa, un’amica incontrata davanti a un caffè oppure una donna incrociata sotto la pioggia milanese mentre trascina borse troppo pesanti e pensieri ancora più ingombranti.
L’innesco narrativo possiede qualcosa di cinematografico. Dentro la tasca nascosta di un cappotto vintage verde, acquistato a Bologna e ricevuto in dono da un’amica, Maura trova un biglietto sgualcito contenente la confessione di un omicidio avvenuto vent’anni prima. Da quel momento il passato riaffiora come un rivolo da una crepa di un muro. Il morto si chiamava Paul Mezzatesta, diciassettenne ucciso durante una vacanza in campeggio all’Isola d’Elba, in una notte dominata da una pioggia feroce, quasi da uragano. Un episodio lontano nel tempo ma ancora avvolto da silenzi, omissioni e colpe mai confessate.

L’indagine prenderà quindi forma quasi casuale, spinta più dall’ostinazione e dalla curiosità di Maura che da un autentico progetto investigativo. Con la sua utilitaria azzurra raggiunge l’Elba in inverno, lontana dalla dimensione turistica luminosa e affollata. Ed è proprio qui che Laura Facchi offre una delle componenti migliori del romanzo: l’ambientazione. L’isola invernale, battuta dal vento, immersa nel freddo e nella pioggia, diventa uno spazio sospeso, malinconico e inquieto. Niente cartoline assolate né mare da vacanza estiva. Al contrario, il paesaggio assume tonalità grigie, quasi ferite, perfette per accogliere una vicenda fatta di ricordi deformati dal tempo e verità mai pronunciate.
Le strade deserte, i locali semivuoti, il maltempo persistente e quella continua sensazione di isolamento accompagnano il lettore. La pioggia evocata nel titolo non rappresenta soltanto un elemento atmosferico, bensì una presenza, capace di lavare, confondere, nascondere e infine riportare a galla ciò che tutti vorrebbero dimenticare.
Anche i personaggi secondari risultano ben delineati. Gli ex ragazzi coinvolti nella tragedia di Paul sono oggi adulti segnati dal tempo, da scelte giuste o sbagliate e da segreti custoditi troppo a lungo. Ognuno sembra indossare una maschera costruita per sopravvivere, mentre Maura, con il suo modo impacciato ma autentico di fare domande, finisce lentamente per infrangere gli  equilibri. Non sembrano veri  mostri: Laura Facchi si aggira nelle zone grigie dove il rimorso, la paura e il desiderio di proteggersi finiscono per deformare la memoria.
La scrittura è sciolta, ironica, brillante, capace di alternare leggerezza e malinconia senza perdere equilibrio. Dietro il giallo, infatti, pulsa soprattutto il racconto di una donna costretta finalmente a smettere di fuggire da sé stessa. Cercando la verità su Paul, Maura finirà per fare i conti con le occasioni perdute e con la paura di non meritare una seconda possibilità.
“Complice la pioggia” riesce pertanto a fondere mistero e  introspezione. Una storia coinvolgente, popolata da fragilità credibili e da emozioni mai urlate. E quando si arriva all’ultima pagina resta addosso non solo il ricordo dell’indagine, bensì quello di Maura, donna tenace, ironica e vulnerabile, in grado di inciampare ma anche di rialzarsi con nuova voglia di vivere.

Laura Facchi è nata nel 1971. Vive e lavora a Milano. Come reporter freelance ha esplorato diverse realtà, soffermandosi a lungo in Albania, dove ha ambientato il suo primo romanzo, vincitore del Premio Calvino. Il Giglio d’Oro è il suo strepitoso esordio nella narrativa per ragazzi.


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