
Benvenuto Xiaolong, è un grande piacere rivederti sulle pagine virtuali di Liberi di scrivere per l’uscita del tuo nuovo romanzo della serie di Chen Cao, “Compagni Segreti”, tradotto da Fabio Zucchella, tuo storico traduttore italiano, e pubblicato da Marsilio. Siamo al quattordicesimo episodio. Una serie molto longeva che, se non altro, ci ha accompagnato in tutti questi anni. Dedicherai altre storie al tuo personaggio, Chen Cao?
R: Sì, certo. Ho già terminato un nuovo manoscritto. Si intitola History’s Cunning Passages: (The Untold Origin of the Cultural Revolution) An Inspector Chen Investigation. Sarà pubblicato anche questo da Marsilio.
Ho notato un maggiore pessimismo e se vogliamo anche un maggiore romanticismo, è una mia impressione o è davvero voluto?
R: Hai ragione. Ed è un’ottima domanda. Mi ricorda una poesia pessimista ma anche romantica intitolata “Dover Beach” di Matthew Arnold. Quando non c’è più nulla in questo mondo triste, l’amore diventa l’unica, fredda consolazione. Non credo sia intenzionale, è semplicemente realistico.
Tu affronti con molto coraggio temi si può dire delicati della Cina contemporanea, paese che io amo molto per la sua cultura, la sua cucina, la sua gente. La situazione è così drammatica, o drammatizzi per ragioni narrative? Sorveglianza capillare, un personaggio del libro viene prelevato senza processo e gli sono tolte le libertà personali per accuse che poi si riveleranno infondate, corruzione, prevaricazione da parte di persone che non vogliono il bene comune ma meri interessi personali e di carriera. Insomma, uno scenario molto fosco, accenni a numerose persone che cercano il modo di lasciare la Cina. E’ così doloroso vivere in Cina, oggi?
R: Apprezzo molto il tuo amore per la Cina. Anch’io amo molto la Cina, ma non il PCC. Per quanto riguarda la drammatizzazione o meno, lascia che ti faccia un esempio concreto. Durante il mio ultimo viaggio in Cina, un pomeriggio mi trovavo sul balcone dell’appartamento di un amico. All’improvviso, un drone è apparso sopra la mia testa ed è rimasto a volteggiare per più di mezz’ora. La cosa più sorprendente è che, non appena sono rientrato in camera, il drone è improvvisamente scomparso. Il mio amico ha affermato che il drone doveva essere venuto per me.
E noto un maggiore romanticismo: la redenzione personale, passa per il sentimento, per l’amore? Credi ancora nell’amore come forma di riscatto e di salvezza personale e collettiva?
R: Questa è un’altra ottima domanda. La redenzione personale può arrivare attraverso sentimenti come l’amore. Per essere più precisi, l’amore per la Cina. Che sia personale o collettivo. Ci credo ancora.
E la poesia antica è sempre presente nei tuoi noir. Anche la bellezza e l’arte sono veicoli di salvezza?
R: La poesia classica cinese è sempre una parte importante della mia serie dell’ispettore Chen. Si può certamente dire che sia un veicolo di salvezza. Per Chen, appare anche come un’oasi verde nell’infinito deserto, immaginaria o meno.
Tornando al tuo coraggio, il romanzo contiene accuse politiche molto nette, forse è il tuo romanzo più estremo da questo punto di vista. Alcuni lettori lo reputano al fatto che da molti anni non vivi più Cina, ma immagino hai ancora in questo paese parenti e amici, o legami. Il tuo impegno è onesto, ti conosco, ma il socialismo con caratteristiche cinesi sta prendendo davvero derive così oppressive e antidemocratiche, la libertà personale è davvero sacrificata più che al bene comune, comunitario e forse utopico, all’interesse di poche élite o del partito? Pensi davvero questo? O vedi strade da percorrere, decisioni che devono essere ancora prese?
R: La sanguinosa repressione di Piazza Tian’anmen del 1989 rimane l’argomento politico più delicato nella Cina di oggi. Sono ben consapevole del rischio di scriverne. Per me, è un libro che avrei dovuto scrivere da tempo. In un certo senso, si potrebbe persino dire che rappresenta una sorta di redenzione personale. Quanto alla tua domanda se il socialismo con caratteristiche cinesi abbia davvero assunto una connotazione così oppressiva e antidemocratica, il punto di svolta per me è arrivato circa dieci anni fa con la modifica della Costituzione cinese, che ha abolito il limite di mandati, permettendo così all’imperatore di regnare a vita. Questo concetto trova eco anche nella storia narrata da X in “Red Dust Lane”. Come avrei potuto, quindi, non scriverne?
Scrivendo questo libro ti sei attirato alcune critiche, non dal governo cinese ma di tuoi lettori, pensi di averli sconcertati, e di non essere stato compreso? O la necessità di veicolare questi concetti per te è più importante?
R: Non conosco bene la situazione. La reazione del governo cinese non mi sorprenderebbe più di tanto. Ma quella dei miei lettori italiani? Credo di aver presentato con coscienza una Cina realistica dopo la tragedia di Piazza Tian’anmen del 1989, così come le conseguenze che la popolazione continua a subire oggi. Mi dispiace di non aver potuto leggere le opinioni in italiano.
L’indagine si sviluppa su più livelli. Da un lato, Chen e la sua efficiente e acuta collaboratrice Jin – la “piccola segretaria” – ricostruiscono i movimenti di X, interrogano vicini, scavano, con l’aiuto di un giovane hacker, nei registri immobiliari e nelle reti di relazione che legano affari, politica e speculazione edilizia. Dall’altro, la ricerca assume un carattere sempre più intimo: c’è un eco nostalgico per la tua giovinezza?
R: Per quanto riguarda l’indagine che si sviluppa su più livelli, è una storia radicata nella storia reale e che si è protratta per molti anni. D’altra parte, si può certamente dire che è un’eco nostalgica della mia giovinezza. Come avrai notato, la parte della ribellione di X contro il PCC è basata sull’esperienza di Yang Xianyi. Yang è stato un mentore nella mia giovinezza e mi ha aiutato molto in diversi modi. E Via della Polvere Rossa era anche un quartiere che mi era molto familiare in quegli anni.
Stai scrivendo un nuovo romanzo di Chen Cao o altri libri?
R: Sto anche scrivendo una trilogia sull’inchiesta del giudice Dee; i primi due volumi sono già stati pubblicati e sto lavorando al terzo. Per me, si tratta anche di un tentativo di esplorare il funzionamento del sistema giudiziario nell’antica Cina. Poteva davvero essere indipendente dalla politica? Ecco questa è un’interessante domanda.
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Tag: Compagni segreti, Giulietta Iannone, Marsilio, Qiu Xiaolong
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