
Bentornato Andrea sulle pagine diLiberi di scrivere e grazie di avere accettato il nostro invito. Ti intervisto per l’uscita di Invasione silenziosa, ma anche per parlare del tuo lavoro di traduttore e divulgatore culturale. Segui ben due blog, Il Rifugio dei Peccatori e Borderfiction Zone. Dopo la tragica scomparsa di Stefano Di Marino, sei tu in un certo senso l’alfiere della spy story italiana. Conosciuto anche all’estero devo dire, soprattutto negli Stati Uniti. Parlaci della tua nuova opera uscita l’altro giorno. È tratta da una storia vera anche se poco conosciuta, giusto?
Invasione silenziosa (Spy Game – Storie della Guerra Fredda n. 57, in ebook) contiene una storia vera di cui ho immaginato possibili sviluppi. La parte reale è un segreto portato alla luce dallo storico spagnolo Manuel Aguilera Povedano in un libro pubblicato anche da noi (Un’occasione d’oro per Mussolini, Logisma): nel 1936 Maiorca divenne di fatto una colonia del Regno d’Italia, che però dovette ritirarsi nel 1939 a seguito di pressioni internazionali; tuttavia, mediante l’OVRA e prestanome locali, l’Italia comprò di nascosto sull’isola varie proprietà, tra cui una molto vasta, con l’intenzione di impiantare basi militari clandestine in vista della II guerra mondiale. Il piano non andò come previsto, ma in Invasione silenziosa – ambientato nel 1947 – ipotizzo che vi si nascondessero agenti dell’OVRA intenzionati a portarlo avanti.
Io sono una fan di Segretissimo, ho ereditato da mia madre una collezione completa dei vecchi Segretissimo, lei leggeva molti libri di Mondadori sia di narrativa che di Gialli e naturalmente spy story, ne ho anche di quelli un po’ scollacciati che andavano negli anni ’70, prima del politicamente corretto (molto divertenti), ho un’intera biblioteca che li colleziona. Che differenza c’è tra le storie di Segretissimo, e quelle pubblicate nella collana Spy Game – Storie della Guerra Fredda, collana di Delos Digital?
La differenza più evidente è che in Spy Game autori e autrici sono esclusivamente italiani/e e non usano mai pseudonimi stranieri. La seconda, dichiarata nel titolo della collana, è che mentre Segretissimo si aggancia alla realtà contemporanea, Spy Game si occupa del periodo 1945-1991. La terza riguarda il formato: Segretissimo propone romanzi completi sulle 250 pagine, in Spy Game escono racconti lunghi autoconclusivi, novelette in due o tre puntate, ma anche serial come il mio Dark Duet, cominciato nel 2019 e ormai alla “terza stagione”. Infine, laddove Segretissimo propone romanzi di azione, in Spy Game c’è soprattutto indagine. Sono le regole stabilite da Stefano Di Marino nel 2019, anche per dimostrare che esisteva ormai una scuola italiana della narrativa di spionaggio; le stesse regole che rispetto come suo successore come curatore della collana.
Anche a livello internazionale c’è un’apertura del mercato per gli scrittori di spy story nostrana? L’hai notata in questi ultimi anni?
Per ora no. La “Legione Straniera” (così chiamata a causa degli pseudonimi anglofoni o francofoni che molti di noi hanno usato per anni al fine di aggirare l’esterofilia del pubblico) è nata in risposta alla sparizione dal mercato internazionale dei pocket book spionistici da 200-250 pagine che da noi uscivano in edicola da Segretissimo. All’estero ormai si vedevano perlopiù volumoni da 500 pagine e oltre, technothriller o romanzi d’azione che fossero. Alla carenza di spy story di formato tradizionale sopperì la scuola italiana, di cui il massimo esponente era Stefano Di Marino alias Stephen Gunn. Purtroppo ciò che interessa sul mercato internazionale sono i bestseller conclamati e, poiché non esistono classifiche dei romanzi da edicola, nessuno si è accorto di quanto vendesse ogni nostro titolo.
Sei considerato uno degli autori italiani più prolifici nella letteratura di genere: cosa rappresenta per te il “genere” oggi? È ancora una definizione utile?
La classificazione in generi rimane utile come orientamento per il pubblico e, in un certo senso, anche per chi scrive. Chi compra il Giallo Mondadori, Segretissimo o Urania, per citare le tre collane storiche di Mondadori (di cui la più “giovane”, proprio Segretissimo, ha compiuto sessantacinque anni lo scorso ottobre), sa a grandi linee che tipo di romanzo si porta a casa. Esiste da decenni anche l’ibridazione tra generi – dalla fantascienza noir al western horror al romantasy – che sfugge alle categorie tradizionali. Ma, come capitava a chi scriveva sui pulp magazines di un secolo fa (e persino ad Agatha Christie, incasellata come “regina del giallo”, ma autrice anche di romance e gotico) molti autori e autrici reclamano il diritto di non essere confinati a un unico genere.
C’è un filo rosso che unisce thriller, avventura, fantastico ed erotismo nella tua produzione?
La libertà di scegliere quali ingredienti inserire in un racconto o in un romanzo, compatibilmente con il tipo di storia che intendo scrivere. In Segretissimo posso combinare thriller, avventura, retroscena di geopolitica e, se richiesto dalla trama, qualche pagina erotica, ma per esempio non elementi fantastici. Nella narrativa di Martin Mystère – con un romanzo del quale ho vinto il Premio Italia 2018 per il miglior fantasy – l’eros non è contemplato, ma ho esplorato avventura, thriller, storia alternativa, horror, un pizzico di spy story e persino di western. Con Danse Macabre sono partito dall’horror erotico per inserire elementi di poliziesco nel primo romanzo e di spionaggio nel secondo. A quattro mani con Ermione ho usato l’eros in contesti che vanno dal noir alla distopia, mentre con Paolo Brera sono andato sulla spy story politico-avventurosa nell’Ottocento, con una componente psichiatrica…
Come nasce l’idea del “Kverse” e qual è l’elemento che tiene insieme le serie Nightshade, Medina, Sickrose, Black e Dark Duet?
Il “Kverse” si è generato da solo, partendo da Medina nel 1994 e dal progetto di Dark Duet, che risaliva al 1991 ma ha visto la luce solo nel 2019. È un universo comune in cui i personaggi si incontrano o si scontrano e in cui gli eventi in una serie influenzano ciò che capita nelle altre, anche se i libri possono essere letti autonomamente. La trama di Invasione silenziosa, episodio di Dark Duet, si collega a quella di Agente Nightshade – Legione ombra. Medina collabora con Rosa “Sickrose” Kerr nel romanzo Sickrose – Compañera, e ciò che scopre ha un peso nel libro dello scorso dicembre, Agente Nighshade – Ultima frontiera. A questo si aggiunge che più volte Chance Renard, eroe della serie Il Professionista di Di Marino/Gunn, ha interagito più volte con i miei personaggi in storie sue e mie, e fa una partecipazione straordinaria in Ultima frontiera. Toni “Black” Porcell, investigatore privato nero, è un caso a parte: è apparso in varie occasioni come spalla di Nightshade, ma i tre libri che lo vedono protagonista assoluto non sono spy story, bensì noir nella tradizione della novela negra spagnola.
Nel saggio Fenomenologia di Diabolik analizzi il “Re del Terrore”: cosa rende Diabolik un’icona ancora attuale?
Diabolik ed Eva Kant erano già così innovativi oltre sessantanni fa da potersi adeguare senza difficoltà al passare del tempo. Il segreto è senz’altro negli autori che hanno proseguito il lavoro delle sorelle Giussani e nella loro incessante inventiva: può sembrare facile scrivere una storia di Diabolik, ma dopo un migliaio di albi bisogna escogitare trame e trovate sempre nuove per sorprendere il pubblico. Tra l’altro, dopo sette romanzi e un romanzo breve dedicati a questi personaggi, ho da poco proposto un soggetto per una storia a fumetti nella serie regolare.
Hai collaborato con RadioRAI e con il mondo del fumetto, in particolare con Martin Mystère: quali differenze ci sono tra scrivere per la narrativa e per altri media?
Un racconto o un romanzo sono già il prodotto finito, che potrà passare o meno tra le mani di un editor, ma è sostanzialmente un lavoro solitario. Una sceneggiatura è un prodotto intermedio, su cui si innesterà un lavoro collettivo di cui chi scrive deve sempre tenere conto. Se tutto funziona al meglio, i risultati possono essere sorprendenti. La disegnatrice Lucia Arduini diede suggestioni sensuali ai personaggi femminili delle storie a fumetti che firmai con Andrea Pasini per Martin Mystère. Per il Mata Hari di Rai RadioDue con Veronica Pivetti – di cui scrissi le puntate più strettamente spionistiche – la regia di Arturo Villone, le musiche e gli effetti sonori conferirono a molte scene una dimensione “visiva” anche senza bisogno di immagini. Di recente ho scritto un video musicale per la cover jazz interpretata da Lucky Galioso di Certe notti di Luciano Ligabue: il risultato è un cortometraggio noir (in cui interpreto un protagonista alla Philip Marlowe) con costumi e scenari anni ‘30 realizzati mediante AI. Si trova a questo link:
Tu vivi tra Italia e Spagna, come va il mercato librario spagnolo? Ci sono autori italiani molto conosciuti?
Il mercato letterario spagnolo va meglio di quello italiano, anche se io l’ho conosciuto ai tempi gloriosi dei grandi autori della novela negra, molti dei quali ebbi il piacere di incontrare di persona; vedo ancora uscire ottimi lavori di Arturo Pérez Reverte. Ma ultimamente l’editoria spagnola mi sembra legata un po’ troppo alle mode del momento: tempo fa si usava molto il romanzo storico o giallo-storico, pubblicando anche autori a cui avrei dato volentieri qualche lezione basilare di scrittura creativa. Ogni tanto scorgo qualche firma italiana nelle librerie spagnole, anche se l’unico che abbia lasciato davvero il segno – ma parliamo degli anni Ottanta – fu Umberto Eco, di cui trovavo anche articoli tradotti sui giornali locali.
Sei anche un rinomato traduttore, stai traducendo qualche libro interessante? Tradurre aiuta a scrivere meglio?
Senz’altro, tradurre chi sa scrivere bene è propedeutico anche alla propria scrittura. Diventa faticoso invece quando in una traduzione tocca correggere sviste e imperfezioni che avrebbe dovuto risolvere qualche editor nella lingua originale. Da qualche mese sto riprendendo fiato, dopo trent’anni di traduzioni incessanti, e mi limito a tradurre qualche racconto per le pubblicazioni che curo: il più impegnativo è stato Il crocifisso di Marzio di Francis Marion Crawford, inedito in Italia, che nel 2024 ho inserito nel volume Mea culpa, una delle antologie annuali del Premio Torre Crawford, di cui presiedo la giuria.
Hai nuovi libri in uscita per Mondadori, delle tue serie classiche o nuove serie?
Non per quest’anno, presumo: per quanto riguarda Segretissimo, avendo acquisito i diritti di tutte le opere e i personaggi di Stefano Di Marino, la mia preoccupazione principale è pubblicare i suoi tre romanzi completi ma ancora inediti de Il Professionista, per i quali provvedo io alla revisione finale che lui non ebbe tempo di fare. Il primo, Ordine di uccidere, esce nel giugno 2026. Per ora prevedo di continuare i miei episodi di Dark Duet all’interno di Spy Game, ma sto pensando anche a uno stand-alone in inglese per un’antologia di storia alternativa in preparazione negli USA.
Da cultore della spy story, cosa ne pensi di cosa sta succedendo al format,chiamiamolo format, legato a James Bond. Con Daniel Craig, James Bond è morto come pensano alcuni?
Con Daniel Craig, pur mantenendo la dose di azione spettacolare cui ormai era abituato il pubblico dei film, 007 ha recuperato molti aspetti del personaggio originale di Ian Fleming… e anche pagine dei suoi romanzi che non erano mai arrivate sullo schermo. Il finale dell’ultimo film ricalcava i capitoli finali di Si vive solo due volte che preludevano al ritorno di James Bond, ormai dato per morto, all’inizio de L’uomo dalla pistola d’oro. È quello che mi piacerebbe trovare nel prossimo film. Ma mi preoccupa la confusione che aleggia intorno alla produzione e il fatto che, anziché un seguito, possa capitarci un reboot con un personaggio che si chiama ancora James Bond, ma tradisca il modello letterario ancor più di quanto sia avvenuto in passato.
Che libro stai leggendo attualmente?
Segnali di Guerra Fredda di Antonio Martino, un saggio che indaga su fatti ancora poco noti tra 1943 e 1946: un gruppo di agenti segreti americani provenienti dalla Guerra di Spagna, tutti di rigorosa ideologia comunista, che divennero figure chiave nei rapporti con la Resistenza in Italia, ma in seguito furono sospettati di doppio gioco. Un grande e accurato lavoro di ricerca documentale, contestualizzazione e chiarezza espositiva, che caratterizzano sempre i libri dell’autore.
Stai scrivendo un nuovo libro? Puoi anticiparci qualcosa?
Per ora mi limito a preparare, in veste di editor, il terzo volume di M-Rivista del Mistero presenta: la mia storica rivista, scomparsa alla fine del 2008, è rinata nel 2025 sotto forma di collezione di antologie a tema, proponendo come ai vecchi tempi testi italiani e stranieri di varie epoche, ogni volta di un genere diverso. Il primo volume, I Professionisti, è un tributo alla spy story italiana e in particolare a Stefano Di Marino; il secondo, Dimensioni ignote, ruota intorno ai temi del time loop e delle realtà parallele; il terzo, L’abbraccio della pantera, trarrà spunto dai miti alla base di Cat People. Ho avuto la fortuna di trovare una nuova casa editrice, la Ardita Edizioni di Roma, e un’artista cui ho affidato l’intera parte visiva: Roberta Guardascione, che nel 2025 ha partecipato, come illustratrice ma anche come narratrice, al volume curato da Mario Gazzola e da me Fantasmi di oggi e leggende nere dell’età moderna, il “libro perduto” di Profondo rosso.
Chi lo volesse può leggere questa nostra precedente intervista:
E io ringrazio te per la nuova intervista e il pubblico di Liberi di scrivere per l’attenzione!
Scopri di più da Liberi di scrivere
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
Lascia un commento