:: Il giorno più importante della vita di Fabio di Fulvio Drigani

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Fabio si era alzato presto quella mattina, aveva passato parecchio tempo a scegliere i vestiti che avrebbe poi indossato ed era rimasto più del solito anche in bagno. Si era rasato accuratamente e si era guardato a lungo da vicino nello specchio. Non c’erano segni esteriori di cambiamento e anche quella mattina era proprio lui, senza dubbio. Eppure stava per succedere qualcosa di incredibile e doveva arrivare ben preparato all’appuntamento più importante della sua vita. Quell’uomo mite che era sempre stato stava per trasformarsi in un assassino.

Non l’avrebbe mai immaginato e certo non l’avrebbero mai pensato i suoi genitori, la maestra delle elementari che gli aveva voluto tanto bene e i suoi colleghi. Anche sua moglie, che ormai lo detestava, l’avrebbe sempre creduto incapace di fare una cosa del genere. Però era proprio così e non c’era più niente da fare. Aveva pensato a tante altre soluzioni, aveva cercato di uscirne in un modo diverso, ma al punto in cui era arrivato l’unica cosa da fare era uccidere Luisa.

Odiava quella donna, ormai, non meno di quanto non continuasse ad amarla. L’aveva stregato fino a farlo diventare un suo schiavo. Per tanto tempo aveva cercato di usare con lei il cervello, quella razionalità che, pensava, lo avrebbe sempre protetto dalle insidie della vita, ma invano. Senza che all’inizio neppure se ne rendesse conto, era stato un terribile crescendo. Luisa aveva prima avuto in regalo dei fiori, poi cene di lusso, ultimi modelli di smartphone, abiti firmati e tante altre cose ancora. Ora, ne era certo, avrebbe trovato anche il modo di mettere le mani sui suoi risparmi e avrebbe finito col prendersi anche la casa. Come lei ci riuscisse, Fabio continuava a non saperlo. Ogni volta gli sembrava di aver la situazione in pugno o di poter almeno contenere le sue richieste ma, alla fine, con qualche sorriso, negandosi spesso e offrendosi al momento opportuno, lei lo aveva sempre piegato alla sua volontà e lui aveva finito col soddisfare tutti quei desideri, ottenendo ben poco in cambio.

Luisa era stata anche la causa dell’insanabile deterioramento del suo rapporto con Marta, sua moglie, così diversa da quell’altra donna, così mite, forse troppo, tanto da fargli dimenticare nel tempo cosa può diventare il rapporto fra un uomo e una donna se c’è malafede. Si era così anche alienato la simpatia dei figli, che lo vedevano ormai mal volentieri, che solidarizzavano con la madre e che non lo stimavano più. Anzi, lo consideravano un vecchio stupido e vanesio travolto a cinquant’anni da una relazione in cui era stato solo preso in giro. Anche sul lavoro non era più la stessa cosa. Troppe assenze, troppe telefonate che non finivano mai e il suo rendimento era calato in maniera ormai preoccupante.

Oggi, però, tutto sarebbe cambiato. Fabio era determinato ed era sicuro che sarebbe riuscito a ucciderla. Lei non poteva neanche immaginare una cosa del genere e addirittura lo aspettava con ansia perché gli aveva estorto la promessa di un ultimo, costoso regalo. Sarebbe quindi stata subito presa dall’eccitazione di aprire quel pacchetto e non si sarebbe neanche accorta del fatto che lui stesse estraendo il coltello alle sue spalle.

Fabio non sapeva però se l’avrebbe fatta franca. Aveva certo un buon piano ma, agitato com’era, non era in grado di valutarne con lucidità i punti deboli. Avrebbe parcheggiato la macchina in un’altra via, lontano dalle telecamere che aveva visto in zona, sarebbe salito senza farsi notare in quel palazzo privo di portineria e, entrando, le avrebbe dato subito il pacchetto, per poi cogliere l’attimo successivo in cui lei si sarebbe chinata sul tavolo per aprirlo. Non lo conoscevano in quello stabile, con Luisa si era quasi sempre incontrato altrove e il paio di volte che erano andati insieme da lei era stato di notte e non avevano incrociato nessuno. Aveva anche pensato di lasciare il cellulare a casa per evitare che si potesse successivamente ricostruire il suo percorso.

In ogni caso, la polizia lo avrebbe comunque rintracciato per via delle tante telefonate fra di loro registrate nel cellulare di Luisa e avrebbe poi facilmente trovato dei riscontri sulla loro relazione. Sarebbe stato quindi di sicuro convocato ma sperava che non avrebbero trovato prove concrete contro di lui e che se la sarebbe pertanto cavata. Non ne era tuttavia sicuro e temeva di lasciare qualche impronta digitale anche se, con la scusa del freddo invernale, avrebbe sempre girato coi guanti. Doveva in ogni caso ricordarsi di non toglierli una volta entrato nell’appartamento ed era per questo che, con lo stratagemma del regalo, voleva ucciderla il più presto possibile sperando che qualcosa, nel frattempo, non andasse storto.

Ogni tanto, però, Fabio pensava anche che non sarebbe stato poi così tragico se lo avessero scoperto e condannato. La sua vita era diventata uno schifo, se ne rendeva conto, e se lo avessero scoperto avrebbe accettato il carcere con fatalismo. Forse, lì avrebbe pian piano imparato di nuovo a vivere e poi poteva pagarsi un buon avvocato per ottenere una riduzione di pena e tornare presto in libertà. Una volta uscito, sarebbe forse stato una persona diversa. Era comunque questa una giustificazione che si dava per farsi coraggio ma, in realtà, preferiva non essere preso.

-:-

Uscì nel freddo mattutino e arrivò a destinazione parcheggiando proprio nel posto giusto. Scese dalla macchina e si incamminò verso il palazzo di Luisa. Doveva solo percorrere una piccola strada fra alti condomini e poi girare a destra nel viale dove lei abitava. Il suo palazzo era il terzo di quell’isolato e Fabio avrebbe così evitato le telecamere di una banca che si trovava al piano terra del quarto stabile.

Quando arrivò proprio all’angolo fra la piccola strada e il viale, istintivamente si fermò. Aveva avuto improvvisamente paura e fu colto dall’istinto di fuggire. Si guardò intorno. Sapeva che era stupido fermarsi proprio lì e, anche se gli tremavano le gambe, aveva ormai deciso che quella era l’unica soluzione e che doveva andare avanti. Fece allora uno sforzo sovrumano e girò l’angolo. Ora era sul viale e camminava spedito. Era come un astronauta sulla rampa di lancio, non poteva più tornare indietro.

Tuttavia, mentre si avvicinava, si chiedeva preoccupato perché ci fosse un assembramento di persone proprio davanti all’ingresso del palazzo. Quando fu vicino notò anche un poliziotto e, parcheggiata un po’ più avanti, un’ambulanza. Arrivò trafelato e si mischiò alla piccola folla. C’era una signora davanti a lui alla quale chiese:

  • Cos’è successo?
  • Uno sconosciuto ha ucciso una donna! È rimasto nell’appartamento, ha chiamato lui la polizia e lo hanno appena portato via
  • Abitava al terzo piano – si intromise un’altra donna, curiosa e invadente – Era molto vistosa, forse troppo, con tutti quei capelli ricci, sempre truccatissima e con le gonne molto corte, ma non dava confidenza a nessuno. Ho provato a attaccar bottone ma lei non ha mai voluto darmi corda. Chissà che vita faceva?

Non é possibile, gridò Fabio dentro di sé, è Luisa!

Gli venne l’istinto di correre dentro gridando il suo nome. Capì in tempo che era assurdo e stupido. La mano nella tasca del cappotto stringeva ancora il coltello.

Fu preso allora da un furore indicibile.

Era stato il secondo uomo di sua moglie, portiere di riserva nella squadra del paese, solo vice capo ufficio, mai primo, neanche a scuola e neppure a quel concorso sul quale aveva puntato tutte le sue carte, e ora uno sconosciuto lo aveva reso anche assassino di riserva! Chi era quell’uomo che aveva percorso, prima di lui e senza che Fabio se ne rendesse conto, il calvario di una relazione con Luisa e che gli aveva rubato il giorno più importante della sua vita?

Si staccò dalla folla, confuso e sbandato, e si appoggiò con una mano a un albero del viale. Con l’altra continuava a stringere il coltello nella tasca del cappotto.

Che faccio, ora?, si chiese.

Solo in quel momento si rese finalmente conto che non sarebbe più diventato un assassino e che la polizia non lo avrebbe mai cercato. Non era un reato pensare di uccidere qualcuno, altrimenti saremmo tutti in carcere, bisognava farlo davvero.

Era libero! Mai in vita sua come in quel momento. La polizia non lo avrebbe braccato e non c’era comunque più, per sempre, quella sanguisuga dell’amante.

Si guardò in giro e si accorse solo in quell’istante che era una giornata di sole. Fu pervaso da un senso di leggerezza. Entrò in un bar e si offrì un prosecco.

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