:: Il morto nel bunker, Martin Pollack, (Keller editore 2018) a cura di Viviana Filippini

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A chi appartiene il corpo senza vita ritrovato in un bunker del sud Tirolo nel 1947? Potrebbe sembrare un gancio per un giallo, ma è vera vita. A cercare la risposta e a dare un nome a quel morto, Martin Pollack nel suo ultimo libro “Il morto nel bunker” edito da Keller. Sì perché il corpo senza vita trovato in Alta Val d’Isarco è quello di suo padre, non quello che lo ha cresciuto, ma quello biologico: Gerhard Bast. Pollack una volta attua un’indagine sulla realtà, relativa alla sua famiglia, per dare forma al vero padre, nel tentavo di colmare dei silenzi e vuoti che da sempre hanno caratterizzato la sua vita. Pollack cerca di riedificare l’identità di un uomo assassinato mentre era in fuga, in quanto ufficiale delle SS. Pollack scoprirà che il padre biologico era figlio di un avvocato e la sua famiglia era fortemente legata alla purezza della cultura tedesca ma, nonostante gli studi il giovane Bast decise di seguire la carriera militare. Passo dopo passo, Pollack mette assieme i tanti frammenti di una vita di un uomo che lui non ha mai conosciuto di persona, scoprendo che amava andare in montagna e che ebbe diversi gradi nell’esercito del regime. In Pollack, oltre ad un po’ di sconvolgimento, scattano una vasta gamma di domande. Per esempio, l’autore si chiede se durante la sua carriera militare suo padre ordinò o partecipò allo sterminio di vite innocenti vite, perché non ariani. Non solo, ma cerca anche di capire cosa portò sua madre ad innamorarsi di Bast. Pollack attua un viaggio alla scoperta del proprio io, attraverso la riscoperta delle proprie radici paterne e di un mondo familiare un po’ cupo e inquietante, nel quale l’attaccamento alle radici di matrice tedesca era una vera e propria ossessione. Leggendo il libro verità di Pollack si ha la sensazione che l’autore ci prenda per mano e ci porti con lui avanti e indietro nel tempo, nel tentativo di riuscire a ricostruire l’identità di un uomo che è stato un padre biologico, ma non un padre effettivo ed affettivo per il proprio figlio. In realtà, il libro non è solo una fare memoria delle proprie origini. In “Il morto nel bunker”, Pollack, da un lato, indaga per ricostruire la figura del padre e, dall’altra, ci racconta la società nella quale Bast divenne grande, quella Stiria Inferiore (oggi Slovenia) che, in quel periodo, era una parte dell’Impero Asburgico, divenuto Regno di Jugoslavia nel 1919, dove poi presero forma le acide tensioni tra germanofoni e sloveni che portarono al nazionalsocialismo. Traduzione dal tedesco Luca Vitali.

Martin Pollack: Nato nel 1944 a Bad Hall, ha studiato slavistica e storia dell’Europa orientale. È traduttore dal polacco (vari i reportage di Kapuściński che ha fatto conoscere nel mondo tedesco), giornalista e scrittore. È stato corrispondente dall’estero per lo «Spiegel», a Vienna e Varsavia tra il 1987 e il 1998. Il suo lavoro è stato premiato tra gli altri con l’Ehrenpreis des österreichischen Buchhandels für Toleranz in Denken und Handeln (2007) e con il Leipziger Buchpreis zur Europäischen Verständigung (2001). Vive nel Burgenland e a Vienna. Tra i suoi libri più recenti: Il morto nel bunker (Bollati Boringhieri, 2007), Kaiser von Amerika. Die große Flucht aus Galizien (2010).

Source: inviato dall’editore al recensore. Grazie a Roberto Keller e a tutto lo staff di Keller editore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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