:: Il giglio di fuoco di Vic Echegoyen (Sonzogno 2018) a cura di Elena Romanello

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Il giglio di fuocoNella Francia alle prese con la Guerra dei Trent’anni, negli anni Trenta del Seicento, Léon Bouthillier, capo delle spie del cardinale Richelieu, viene incaricato dal potente prelato di trovare, catturare e eliminare la donna più pericolosa del regno, che si trova forse in Borgogna, regione che gode di una certa indipendenza, con in mano documenti che possono mettere a repentaglio il futuro stesso del regno.
Il libro si svolge tra flashback e momenti più vicini alla storia narrata, ricostruendo la vita di Isabelle de Plessis, sorella di Richelieu realmente esistita come personaggio, donna ribelle che non si piegò ai voleri della famiglia, fuggendo con l’amante più giovane, un medico da cui avrà vari figli, tra cui Lise, che è la donna ricercata. Accusata ingiustamente di stregoneria per il suo interesse per le arti della medicina, vittima dell’Inquisizione che la marchia con il giglio quando è poco più che una bambina, rinchiusa in un convento ad espiare dove le suore vengono poi decimate dalla peste, Lise viene creduta morta mentre riesce a scappare verso l’Inghilterra, dove da ladra di strada riesce a salire la scala sociale, ma ad un prezzo altissimo, perché sulla sua strada si accumulano crimini e intrighi.
Ispirata alla figura luciferina di Milady, la cattiva dei Tre moschettieri, Lise, destinata a diventare Lady Lily Carlisle, è un’antieroina trascinante e appassionante, una donna che lotta contro l’oppressione di una società maschilista, vittima di violenze coniugali, abusi, ingiustizie, criminale suo malgrado, una figura tragica che rilancia un genere come il romanzo storico, che per troppi anni se ha messo una donna come eroina è degenerato in storielle sentimental erotiche davvero irritanti e di poco spessore, oltre che poco realistiche.
Il giglio di fuoco, romanzo autoconclusivo narrato a più voci e da più punti di vista, racconta un’epoca lontana ma affascinante, in cui in fondo nacquero gli equilibri che hanno poi retto l’Europa per i secoli successivi, con una ricostruzione storica impeccabile e un senso della narrazione che riprende la lezione di Dumas aggiornandola al modo di scrivere di oggi, senza far diventare il tutto una stucchevole storia sentimentale. Un buon esempio di come si possa scrivere un ottimo romanzo storico con protagonista una donna senza essere banali e scontati e c’è da aspettare le prossime fatiche dell’autrice, che ha firmato il suo esordio con Il giglio di fuoco, ma c’è da scommettere che farà ancora parlare di sé.

Vic Echegoyen è nata a Madrid nel 1969. Figlia d’arte, proviene da una famiglia ispano-ungherese di musicisti, cineasti, pittori e scrittori (tra questi Sándor Márai e Imre Madách). Vive e lavora tra Vienna, Bruxelles e l’Ungheria. Questo è il suo primo romanzo.

Source: libro preso in prestito nelle biblioteche del circuito SBAM.

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Una Risposta to “:: Il giglio di fuoco di Vic Echegoyen (Sonzogno 2018) a cura di Elena Romanello”

  1. I Ritrovati, i Tradotti e gli Scoperti Says:

    Una variazione sul tema de “I tre moschettieri” dunque.
    Pare interessante, lo inserirò in WL 😉

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