:: Direttamente dalla Trecani di Max De Max (L’ Argolibro editori 2018) a cura di Nicola Vacca

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1Ci vuole molta ironia, e soprattutto molta autoironia, per sopravvivere in questo nostro mondo popolato da individui massa o da una massa di individui che non provano nessuna vergogna quando parlano a vanvera, credendo con presunzione di esibire un italiano decente.
Ne ha molta e di altissimo livello Vincenzo Bucchieri (in arte Max De Max) che nel suo libro Direttamente dalla Trecani (L’Argolibro editore, per info: 339 5876415, http://www.largolibro.blogspot.it )) ha raccolto una serie di strafalcioni che uccidono ogni giorno la nostra amata lingua.
Tutto quello che leggerete in questo libro è stato detto da italioti che si sentono italiani, ma in realtà sono solo degli italioti che hanno la presunzione di sentirsi membri onorari dell’Accademia della Crusca.
Con leggerezza straordinaria l’autore ha raccolto in sezioni lo stupidario sgrammaticato italico così come lui le ha ascoltate passeggiando per le strade d’Italia e soprattutto di Roma.
Per esempio, dal capitolo “Le ingarbugliate”: «È come la Madonna. Compare e scompare!»; «Potessi perde la vista dell’occhi!»; «Camera Mortuale!».
Ma la situazione si fa seria quando nella prima parte dedicata a Le semplici si legge:«Connotati di vomito» o «Medicina Emeopatica» o «Ho votato per D’Alema e L’Uliveto».
Vincenzo Bucchieri è un astrofisico e questo piccolo e prezioso libro ci fa ridere e riflettere sulla decadenza della nostra lingua ai tempi dei tuttologi e dei social network. E lo fa usando l’arma dell’ironia, anche perché già sono in tanti a prendersi sul serio, soprattutto coloro che hanno la presunzione di parlare un italiano perfetto e poi quando aprono bocca non si rendono nemmeno conto che stanno facendo rivoltare nella tomba Tommaseo, Dante Alighieri e tutti i padri nobili della lingua italiana.
«Godibilissima la lettura di questa raccolta di Vincenzo Bucchieri. – scrive Francesco Sicilia nella prefazione- Il suo è stato un lavoro certosino, un “crescendo” che strappa al lettore una, dieci, cento risate».
Anche se dopo aver riso tanto, quello che resta è una profonda amarezza per la tragica fine che in questo Paese (che tra le altre cose non gode di ottima salute) ha fatto la lingua italiana.

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