:: Polly di Marcello Tropea

polena

Ogni volta che una vedetta della Guardia Costiera, o della Finanza, faceva rotta verso il porto di Lampedusa scortando una delle così dette “ carrette del mare”, Polly era già sulla banchina del porto, nel punto esatto dell’attracco, molto tempo prima che la macchina dei soccorsi si mettesse in moto.
Nessuno sapeva dire con precisione chi fosse quella ragazza dai capelli rossi, dalla carnagione lattea e dal fisico prorompente. Sicuramente non era una del posto, su questo tutti erano d’accordo, per cui doveva trattarsi di una volontaria, una venuta dal nord o chissà da dove; ma in quei momenti di emergenza, poco importava da dove provenisse, o chi fosse, l’importante era che aiutasse ad accogliere quella povera gente, e lei lo sapeva fare molto bene.
Polly non si risparmiava e accudiva, con spirito da crocerossina, quella gente sfinita, dallo sguardo spaventato, seduta con le spalle appoggiate al muro scrostato del molo. Molto spesso, le persone più gravi venivano avvolte in fogli termici colorati che le facevano sembrare tante uova di pasqua.
Lei percepiva la loro sofferenza infinita e cercava di lenirla con un sorriso, una carezza, portando loro viveri e acqua. Parlava con loro e non tratteneva le lacrime quando ascoltava le loro storie, tutte uguali, come tutte le storie di disperazione, di fame e di paura.
Polly era fatta così, sapeva ascoltare, tanto da rendere ogni storia degna di essere ascoltata. Inoltre, era efficiente, discreta, sensibile e bella. Molto bella.
Tutti, sull’isola, erano silenziosamente e rispettosamente innamorati di lei.

Anche Ruggero Camelio, sottotenente di vascello in seconda, trasferito temporaneamente a Lampedusa, era innamorato cotto della ragazza dai capelli rossi. E lui, a differenza degli altri, poteva considerarsi un privilegiato perché, con Polly, una volta ci aveva parlato a lungo.
Era accaduto un sera come tante, al tramonto, quando il sottotenente aveva visto Polly che, in piedi, al limite della banchina, scrutava l’orizzonte.
«Ciao!» le aveva detto, una volta raggiunta.
«Ciao.»
«Ti disturbo se rimango qui?»
«No!»
«Come ti chiami?»
«Polly» aveva risposto lei, senza distogliere lo sguardo dal mare, mentre la brezza le muoveva la chioma tizianesca.
«Io, Ruggero. Piacere.»
La ragazza aveva assentito leggermente con la testa.
«Affascinante, vero?» aveva detto lui, mentre guardava il profilo della ragazza.
«Che cosa è affascinante?»
«Il tramonto. Non stai ammirando il tramonto?»
« No» aveva risposto lei sempre scrutando l’orizzonte, «non mi interessa il tramonto. Tra poco arrivano!»
«Chi arriverà tra poco?»
«Loro, gli schiavi. Tra poco saranno qui e dobbiamo essere pronti.»
«Come fai a saperlo? Io non ho ancora ricevuto nessuna chiamata d’allarme.»
«Tra poco arriveranno da lì» aveva detto lei, puntando l’indice lontano, verso il punto dell’orizzonte dove il sole, di lì a poco, si sarebbe tuffato nel mare.
In quel momento il cellulare di Camelio aveva iniziato a suonare e, non appena chiusa la comunicazione, l’uomo aveva guardato, attonito, la ragazza.
«Chi sei, tu?» aveva chiesto, sgomento.
«Sono Polly, vai ad avvisare tutti gli altri. Muoviti» aveva ingiunto la ragazza, in tono secco, al sottotenente di vascello che, ubbidendo come si fa con un superiore di grado, si era allontanato di corsa.
All’alba le operazioni di soccorso si erano concluse e al porto c’erano solamente gli addetti alla nettezza urbana, il sottotenente di vascello Camelio, che parlava con due finanzieri, visibilmente stravolti dalla fatica, e Polly che, con passo sostenuto, si allontanava.
A quel punto, il sottotenente Camelio, con una scusa si era congedato dai due finanzieri e, discretamente, si era messo a seguire Polly.
L’aveva vista dirigersi verso calle Pisana, poi prendere il sentiero e scendere alla piccola spiaggia di cala Uccello, immergersi in acqua e, infine, sparire.

Per cinque giorni nessun avvistamento aveva sconvolto l’isola e, di conseguenza, per tutti quei giorni Polly non si era fatta vedere. La mattina del sesto giorno, il sottotenente di vascello Camelio mise su un’imbarcazione presa a nolo tutto il necessario per un’immersione, andò al largo della spiaggia di cala Uccello e si calò in acqua.
Perlustrò in lungo e in largo un’ampia zona, nuotando tra cernie e pesci d’ogni, esplorando anfratti e grotte sottomarine con la speranza di trovare qualcosa, anche se non sapeva esattamente cosa.
Improvvisamente gli sembrò di sentire come un’attrazione che lo spingeva verso il basso; allora accese la torcia e si lasciò trasportare da quella specie di corrente discendente.
Quando toccò il fondo, scorse in lontananza un’ombra. Puntò la luce e gli parve di vedere, al di là di una roccia ricoperta di spugne e coralli, qualcosa, una forma, una sorta di profilo. Si avvicinò e, oltrepassato lo scoglio, s’imbatté nella prua di una imbarcazione. Si avvicinò lentamente e, una volta raggiunto il relitto, si trovò davanti una polena. La illuminò. Poi spostò il fascio di luce verso quei pochi resti e vide che, sulla murata, c’era ancora inciso il nome dell’imbarcazione: Polly.
Illuminò di nuovo la statua di legno che artigiani antichi avevano creato, e fece scorrere il fascio di luce sui capelli fluenti, colorati ancora da qualche rimasuglio di rosso e sull’espressione candida che sembrava scrutare l’orizzonte.
Camelio sorrise e, mentre con una timida carezza sfiorava quel viso, gli sembrò che la polena gli rivolgesse un timido, sorridente cenno d’intesa.

Marcello Tropea all’età di quattordici anni ha iniziato a lavorare come ragazzo di bottega in un salone di parrucchiere per signora. Nove anni dopo ha aperto un suo salone di acconciature. Attualmente, per una serie di vicessitudini, svolge la professione come dipendente part-time. La passione per la scrittura è arrivata a piccoli passi, per questo è giunta in età matura. Ha iniziato col scrivere racconti brevi, poi un romanzo di formazione e un poliziesco seriale. (A questa ultima serie appartengono altri tre titoli, inediti.) Gli piace cucinare, l’enologia, la lettura, conversare, ma di più ascoltare le persone, perché dagli altri c’è sempre da imparare. Ha pubblicato Incubo premonitore Todaro editore eValigie senza spago Excogita editore. Oltre a un monologo teatrale, scritto e interpretato da lui stesso dal titolo: Dietro le quinte di un romanzo, portato in scena in alcune sale e circoli culturali.

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