:: Un’ intervista con Patrizia Debicke Van der Noot

DebBenvenuta Patrizia su Liberi di scrivere e grazie di aver accettato questa intervista. Parlaci di te, raccontati ai nostri lettori. Sei italo- lussemburghese, non è vero? Come si pronuncia il tuo cognome?

R: Intanto grazie per la corposa e interessante intervista. Comincio subito a rispondere. Sono nata italiana, ma diventata cittadina lussemburghese 33 anni fa, sposandomi. Allora in Lussemburgo non si poteva avere la doppia nazionalità. E si adottava il nome del marito con il quale ho cominciato a scrivere e firmare. Da poco le cose sono cambiate, ma ormai era fatta… Il mio cognome in italiano si pronuncia come si scrive. La prima parte come se al posto della K ci fosse una H.

Come è nato il tuo amore per i libri, la letteratura, la storia?

R: Per i libri il morbillo mi fu galeotto dovrei dire. Mi tenne a letto a dieci anni per
settimane, poi avere vicino una famiglia di forti lettori e per la Storia invece fu da sempre colpo di fulmine. A scuola mi regalava ottimi voti. Velo pietoso sugli altri.

Parlaci del tuo debutto, della tua strada verso la pubblicazione. Come è andata?

R: Primo libro un romanzo giallo print on demand in italiano con Lampi di Stampa (gruppo Gems), poi tradotto e pubblicato in francese da una piccola casa editrice.
Poi altre esperienze romanzi e romanzi gialli sempre con piccole case editrici italiane e tedesche e nel 2006 primo contratto di polso con Corbaccio per L’oro dei Medici, pubblicato nel 2007…

Quanti romanzi hai pubblicato finora? Quante serie hai iniziato? Quali sono quelli a cui ti senti più legata, che hanno suscitato maggiore preferenza tra i tuoi lettori?

R: Ho pubblicato in totale 11 romanzi 6 dei quali gialli e thriller noir storici. Ho iniziato quattro serie: due per i romanzi attuali, due per gli storici: una sui Medici e una sul papa Giulio II e la sua Guardia Svizzera.

L’ultimo tuo libro, in ordine di pubblicazione è La congiura di San Domenico. Come è nata la trama di questo romanzo?

R: Dalla mia sviscerata simpatia per Giulio II, il papa generale, che riconquistò con le armi alla chiesa i territori che il suo predecessore Alessandro VI Borgia aveva scialacquato. Sicuramente non un papa “santo”, ma brillante, lucidissimo e quello che ha regalato a Roma straordinarie opere: vedi Cappella Sistina, San Pietro ecc., ecc. La prima avventura del Leutnant Julius von Hertenstein, l’ufficiale della Guardia Svizzera al servizio di Giulio I è stata pubblicata nel 2013 a cinquecento anni dalla morte del papa “terribile” come lo definivano i suoi contemporanei. Volevo scrivere di lui ma era difficile usare un ultrasessantenne come protagonista attivo e allora mi sono inventata un alter ego più giovane e in grado di stargli alla pari anche mentalmente.

Come è iniziato il tuo interesse per la famiglia Medici?

R: Anche se sono una fiorentina per caso, quando sono nata c’era una guerra di mezzo, impossibile per chi ama la storia non sapere tanto sulla più significativa famiglia che fece grande la sua città. Io ho scelto di partire da Cosimo, figlio di Giovanni dalle Bande Nere e che fu il primo Granduca, scrivendo L’eredità Medicea. Poi so passati ai suoi figli Ferdinando e Giovanni in La gemma del cardinale e L’oro dei Medici.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti, di genere storico, quali ti hanno maggiormente influenzata?

R: Walter Scott, Alexandre Dumas, Stendhal, Victor Hugo, Alessandro Manzoni, Lev Tolstoi, Maria Bellonci, Juliette Benzoni, Ken Follet, Danila Comastri Montanari, Valerio Massimo Manfredi, Valeria Montaldi, Giulio Leoni, Alfredo Colitto, le sorelle Martignoni, Marcello Simoni ecc. eccetera e non me ne voglia qualcuno se ho dimenticato di citarlo.
E non trascuriamo i grandi saggisti del passato come Guicciardini… Influenzata? Sicuramente, in realtà un po’ tutti e nessuno.

Che tipo di ricerche svolgi per i tuoi libri?

R: Tante e puntigliose, forse persino troppe, ma sono fatta così. Per me la ricostruzione e l’ambientazione sono essenziali. E quindi archivi, libri, web, tutto serve e, come con l’ultimo, magari l’andare a tampinare qualche collega che potesse darmi un’indicazione logistica esatta.

Qual è stata la parte più laboriosa durante la stesura dei tuoi romanzi?

R: Individuare il buco nero nella storia vera per poterci infilare una trama gialla noir.
Poi ricostruire in modo plausibile la natura dei personaggi realmente esistiti e colmare il vuoto inventando di sana pianta quelli che mi servono per costruire il romanzo. Per esempio nel mio ultimo libro La congiura di San Domenico ho approfittato della conquista di Bologna da parte dell’esercito pontificio (novembre 1506) per infilarci esorcisti, delitti e complotti. Poi con Michelangelo a tiro, convocato da Giulio II per eseguire una statua di bronzo, gli ho affibbiato il ruolo di spalla del mio ufficiale svizzero.

Che ruolo hanno nei tuoi romanzi i personaggi femminili? Ti senti una scrittrice femminista?

R: Ruoli molto importanti e spesso essenziali, anche se finora nei miei romanzi storici non ho mai avuto donne come protagoniste. Nel ‘500 pochissime donne hanno fatto la storia: vedi Caterina de’ Medici ed Elisabetta d’Inghilterra.
Femminista? Difendo con le unghie e con i denti le mie posizioni e non mi sento certo diversa da un uomo. Ritengo di essere in grado di ragionare e reagire come un uomo. Ma non mi sento femminista e non sono per le quote rosa. Sminuiscono le reali capacità femminili. Credo che si debba guadagnare ogni posizione con il proprio cervello.

Cosa stai leggendo al momento? Ci sono esordienti nel genere thriller o storico che ti piacerebbe segnalare ai nostri lettori?

R: Ho appena finito e recensito Alcuni avranno il mio perdono di Luigi R. Carrino, sto leggendo Delitto con inganno di Franco Matteucci.
Di recente mi non mi pare di aver avuto sottomano qualcosa scritto da esordienti. Posso segnalare invece, con piacere, due ritorni sulla scena a distanza di anni. Per il thriller Federica Fantozzi con Il logista e per lo storico Nicola Verde con Il Vangelo del boia.

Che consiglio daresti a giovani scrittori in cerca di un editore?

R: Difficile. Muoversi con tanta prudenza. Direi cominciare partecipando a concorsi letterari seri tipo Giallo Mondadori, Nebbia Gialla e altri. Mi pare che anche Garzanti faccia qualcosa…

Ti piace fare tour promozionali? Racconta ai tuoi lettori italiani qualcosa di divertente su questi incontri.

R: Mi piace molto e aspetto solo gli inviti. Tra i più divertenti devo citare per forza il Nebbia Gialla che coagula brillantemente i tanti interventi di alto livello con una atmosfera festosa e conviviale, quasi da gita scolastica, in grado di coinvolgere tutti gli ospiti.

Oltre che scrittrice sei un’apprezzata operatrice culturale, lavori come recensore per molti siti e blog. Che ruolo pensi svolgano i forum, i blog, i siti specializzati nel successo di un autore? Orientano e calamitano davvero le vendite?

R: Il ruolo dei forum, dei siti e dei blog, troppo a lungo sottovalutato dalle case editrici, è in perenne ascesa, soprattutto negli ultimi anni. Credo senz’altro che possa indirizzare il pubblico e dare una bella mano alle vendite. Internazionalmente parlando è senz’altro così. Non so però quanto questa valutazione possa contare in Italia. Il problema è chi legge veramente in Italia? E, da quello che ho potuto ascoltare di recente, anche le scuole italiane dovrebbero forse orientare i loro allievi su letture più abbordabili, insomma meno “pallose”. Io ho sempre sostenuto che dalla birra si passa al vino. E quindi da un buon fumetto si può arrivare a un buon libro.

Infine, per concludere, nel ringraziarti per la disponibilità, un’ ultima domanda: a cosa stai lavorando ora?

R: Ho appena finito un racconto lungo non storico. E forse avrei una trama… Ho in programma un nuovo storico. Vediamo intanto le reazioni della mia agente.

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Una Risposta to “:: Un’ intervista con Patrizia Debicke Van der Noot”

  1. Todaro editore Says:

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