:: La donna dai capelli rossi di Orhan Pamuk, (Einaudi, 2017) a cura di Lucilla Parisi

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Chi decideva di farsi rossa, lo faceva perché sceglieva quel tipo di personalità. E io, dopo essermeli tinti, avevo lottato una vita intera per restare fedele alla mia scelta.

Una favola antica dal ritmo incalzante, personaggi che tornano per farsi reali, intrecci dettati dal fato, incontri presenti che sono già l’ombra di fughe passate. Il futuro è scritto nelle ossa, nello sguardo, nei gesti di ognuno e, per alcuni, anche nel colore dei capelli.
Così Orhan Pamuk racconta la sua favola dentro la favola. Le pagine si susseguono in un circolo tumultuoso e la sensazione è quella di percorrere strade già battute e di rileggere storie mai concluse.
Cem è solo un adolescente quando lascia Istanbul per raggiungere il villaggio di Ongoren, a trenta chilometri dalla città, oltre il Bosforo: lì affiancherà come apprendista Mahmut Usta per costruire un pozzo artesiano per conto di un imprenditore in cerca d’acqua. Per Cem è il primo, per Mahmut è l’ennesimo scavo: è bravo ed è uno stimato mastro cavapozzi.
Per Cem, con velleità da scrittore, è l’occasione per guadagnare dei soldi e iscriversi alla scuola preparatoria in vista del test d’ammissione all’Università, ora che il padre se ne è andato e sua madre non può aiutarlo.
Mahmut Usta è più di un mastro, è il padre che Cem non ha più. Tra loro, giorno dopo giorno, scavo dopo scavo, si rafforza un legame sempre più profondo e reso più forte dalla naturale ritrosia di Mahmut che parla al ragazzo solo attraverso le sue storie, quelle che gli racconta sotto il cielo silenzioso e senza luci di Ongoren, dove il tempo sembra essersi fermato. Sono tratte dal Corano, alcune, altre prendono vita dalla terra che Mahmut scava ogni giorno alla ricerca dell’acqua.

Mio padre non mi aveva mai raccontato una fiaba o una storia. Mahmut Usta, invece, notte dopo notte se ne inventava una, partendo dall’immagine sfocata e confusa del televisore, da un problema che aveva incontrato nell’arco della giornata. I suoi racconti non avevano un inizio, né una fine. Quanto erano veri, e quanto frutto della sua fantasia? Ad ogni modo, adoravo lasciarmene conquistare, e ascoltare la lezione che ne traeva.

 Poi un giorno, qualcosa si insinua nella loro quotidianità: un germe, un indizio, un presagio.
Cem incontra Gulcihan, la donna dai capelli rossi. E’ un’attrice e ha un marito. Cem ne rimane impressionato: è annientato dalla bellezza di questa donna matura e seducente, dal sorriso che gli rivolge al primo incontro, dalle allusioni del suoi sguardo. C’è qualcosa nella sconosciuta che gli toglie il sonno e che lo spinge, sera dopo sera, a raggiungere il centro di Ongoren per vederla o aspettarla, inutilmente, sotto la sua casa. Sotto il tendone del teatro è lei la madre di Sohrab ucciso in scena dal padre Rostam, protagonisti del Libro dei re, un poema epico scritto in Persia mille anni prima, “una sorta di enciclopedia delle storie dimenticate dei grandi eroi, dei sultani e degli scià del passato.” La scena riaccende in Cem il ricordo di Edipo e del padre Laio, della relazione incestuosa con la madre Giocasta e della tragedia che si consuma all’insaputa dei suoi protagonisti.

La sera mi immergevo così tanto nella lettura di quel libro che mi rendevo conto che non l’avrei mai più scordato, come le favole che sentivo da bambino, un sogno inquietante o un’esperienza personale indimenticabile.

Così la storia del pozzo, di Cem e della donna dai Capelli Rossi, prende una direzione inevitabile: questo entrare e uscire dalle fiabe, dai poemi epici e dalle parabole di Mahmut Usta dettano il flusso degli eventi, che si susseguono impetuose nella vita di ciascuno di loro, come una promessa mantenuta: tradimenti, fughe, sogni, successi, sensi di colpa, ritorni e presagi che prendono forma, pagina dopo pagina, in una continua sovrapposizione di piani.
La sensazione è quella di assistere alla catastrofe imminente, alla rivelazione divina, alla conclusione inevitabile della storia, come spettatori di una tragedia da consumarsi.

Perché le antiche fiabe e leggende alla fine capitano sul serio. Più uno legge e crede in quelle vecchie storie, più certe cose avvengono. E poi si chiamano leggende popolari proprio perché sono storie che possono capitare a tutti.

Orhan Pamuk è nato nel 1952 a Istanbul. Nel 2006 ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura. Einaudi ha in corso di stampa tutte le sue opere e ha finora pubblicato Il castello bianco, La nuova vita, Il mio nome è rosso, Neve, La casa del silenzio, Istanbul, Il libro nero, La valigia di mio padre, Il Museo dell’innocenza, Altri colori, Il Signor Cevdet e i suoi figli, Romanzieri ingenui e sentimentali, L’innocenza degli oggetti, La stranezza che ho nella testa e La donna dai capelli rossi.

Source: acquisto personale del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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2 Risposte to “:: La donna dai capelli rossi di Orhan Pamuk, (Einaudi, 2017) a cura di Lucilla Parisi”

  1. Francesca Fichera Says:

    Ottima recensione!

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