:: Il consolatore, Jostein Gaarder (Longanesi, 2016)

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I primi mesi in cui abitai a Oslo vissi da hippie. Te l’ho già accennato. Fu in quell’ambiente che conobbi Marianne e Sverre, e pure Jon- Jon, che a parte Pelle forse è stato l’unico vero amico che abbia mai avuto, anche se per un periodo molto limitato, qualche settima, o un mese.

Libro molto particolare questo, Il consolatore (Dukkeføreren, 2016) di Jostein Gaarder, edito nella collana La Gaja scienza di Longanesi, e tradotto da Ingrid Basso. Delicato e poetico, con tutta la luce introspettiva dei paesi nordici ci parla di solitudine, del senso della vita, e di un età non più verde, ma ancora sensibile ai sentimenti e alla bellezza di tramandare, tramite le parole, mondi forse inventati, ma vividissimi. Jakop, protagonista e voce narrante del romanzo, è un sessantenne ex ricercatore dell’Università di Oslo, studioso di linguistica. Aveva una moglie in un’ altra vita, Reidun, da cui ha divorziato, una vecchia Corolla, (il veicolo quasi completamente arrugginito era un misero ricordo di una convivenza, di un matrimonio), un amore viscerale per l’etimologia, la fonetica, e la linguistica, e un hobby singolare, eccentrico sarebbe meglio dire, partecipare ai funerali di gente sconosciuta, come ospite marginale, intrufolandosi con consumata disinvoltura e consolare i parenti e amici con racconti e aneddoti sulla vita del defunto, filtrati dalla sua profonda sensibilità e fantasia. Erik Lundin, Andrine Siggerud, Runar Friele, Grethe Cecilie, e è proprio a questo funerale che incontra Agnes… Con grande leggerezza e dolcezza Jostein Gaarder ci parla della vita che scorre, di cosa diventiamo dopo gli anni che passano, del senso della vita, dell’amore e della morte, e seppure si salti da un funerale all’altro, la malinconia non diventa mai disperazione, la tristezza, sconforto. Una sottile ironia stempera la drammaticità delle pagine, intrise di un senso di meraviglia e di stupore per cosa la vita sa ancora regalare. Il suo partecipare a questi funerali, non ha niente di malsano o sgradevole, ma si trasforma quasi come un tentativo di restare in contatto con le generazioni che seguiranno, che spesso trova invecchiate da funerale a funerale. E la Norvegia, sullo sfondo, un certo orgoglio di essere norvegese, (portiamo sempre i cambi in auto, noi siamo norvegesi) e un attaccamento per la sua lingua, le sue parole, i suoni che nascono e si trasformano cambiando di senso e intensità. Una lingua in movimento che fa da filo conduttore a tutto il libro. Singolare.

Jostein Gaarder, nato a Oslo nel 1952, dopo aver studiato filosofia, teologia e letteratura ha insegnato filosofia per dieci anni. Ha esordito come scrittore nel 1986, e ben presto è diventato uno degli autori più noti del suo Paese. Con Il mondo di Sofia ha raggiunto il successo internazionale. Apparso in Norvegia nel 1991, il romanzo ha occupato per molto tempo i primi posti nelle classifiche dei bestseller in Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna, Stati Uniti e naturalmente in Italia, dove ha conquistato il Premio Bancarella 1995. Presso Salani sono apparsi C’è nessuno?, Che cosa c’è dietro le stelle? e, scritto con Klaus Hagerup, Lilli de Libris e la biblioteca magica. Longanesi ha in catalogo anche altri suoi romanzi, tra cui La ragazza delle arance, che ha venduto oltre 200.000 copie, e Il mondo di Anna.

Source: libro inviato dall’ editore, ringraziamo Tommaso dell’Ufficio Stampa Longanesi.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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