:: Sherlock : un uomo, un metodo di Arthur Conan Doyle (Rogas Edizioni, 2016) a cura di Giulia Gabrielli

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Di libri di e su Sherlok Holmes se ne possono trovare a centinaia: edizioni di diverse case editrici delle opere di Conan Doyle, saggistica specifica, o recentemente, anche romanzi di altri autori ma sempre con protagonista Il Detective.
Per non parlare della sterminata filmografia, delle trasposizioni a fumetti, delle serie tv e tutte le riprese possibili e immaginabili, più o meno apprezzabili, del personaggio.
In tutto ciò pare difficile trovare ancora qualcosa di inedito (in Italia) su Holmes, eppure è quello che è successo con questo libro, che raccoglie quattro nuovi testi di solito considerati extra-canonici: una piece teatrale, due racconti brevi e uno schema per un racconto mai sviluppato.

Il primo testo, a mio avviso il più curioso, è un’opera teatrale andata in scena nel 1910, La banda maculata: non è la prima rappresentazione teatrale su Holmes, ma è la prima (e l’unica) scritta interamente da Conan Doyle. L’opera riprende il racconto La fascia maculata – in Le avventure di Sherlock Holmes – e ne amplia i personaggi, approfondendo alcune parti del racconto e affidando al dialogo tutta la forza della narrazione. Per chi conosce bene il racconto originale può essere quindi una bella occasione per fare un confronto e scoprire dei dettagli in più sulla storia, in particolare per quello che riguarda le scene dell’Atto I nelle quali il nostro detective ancora non compare sulla scena.
Il secondo ed il terzo testo sono più canonici: due racconti, anche se molto brevi. Più che racconti in effetti sono aneddoti, due storie sulla convivenza di tutti giorni di Holmes e Watson, in cui risalta come sempre la forza del metodo deduttivo del detective, che come l’investigatore Dupin di Poe, è perfettamente in grado di leggere il pensiero del suo collega osservandone i gesti e le reazioni (La fiera di beneficienza). Mentre lo stesso non si può dire del povero Watson e del suo tentativo di fare altrettanto (Come Watson imparò il metodo)…
L’ultimo testo, L’avventura dell’uomo alto, invece è una sorta di canovaccio per un racconto, o un romanzo, mai sviluppato dall’autore, ma nel quale si vede bene tutta l’ossatura della narrazione, costruita grazie ad una serie di indizi ben collegati tra loro.

In tutti e quattro i testi comunque resta sempre forte, centrale, la figura di Sherlock Holmes, quello classico, il cinico, freddo, intelligente e lucidissimo analista che ben conosciamo:

«WATSON: Io posso fare ben poco. Ma ho un amico singolare – un tipo dalle strane abilità e dalla personalità geniale. Abbiamo vissuto insieme e ho imparato a conoscerlo a fondo. Holmes è il suo nome – Mr. Sherlock Holmes. Se fossi in voi e dovessi trovarmi in una brutta situazione, chiederei il suo supporto. Se c’è un uomo in Inghilterra che può aiutarvi, quello è lui.»

Arthur Conan Doyle (1859-1930) è, assieme ad Edgar Allan Poe, uno dei padri fondatori del genere del “giallo deduttivo”. Durante il periodo degli studi di medicina inizia la sua carriera come scrittore, con una serie di racconti e romanzi che si avvicinano molto al genere fantastico. Ma è solo dopo una serie di infruttuosi tentativi di lavorare come medico che si dedicherà alla scrittura a tempo pieno, trovando fortuna grazie al personaggio di Sherlock Holmes, che Doyle finì però con l’odiare presto a causa della troppa notorietà del personaggio stesso, che gli impediva di smettere di scriverne per potersi dedicare ad altro.
Numerose infatti sono state le escursioni di Conan Doyle al di fuori del genere giallo verso i lidi del fantastico, del soprannaturale e dell’orrore – e dei quali comunque si trova spesso traccia anche nelle avventure di Holmes.

Source: inviato al recensore dall’ufficio stampa di Rogas Edizioni.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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2 Risposte to “:: Sherlock : un uomo, un metodo di Arthur Conan Doyle (Rogas Edizioni, 2016) a cura di Giulia Gabrielli”

  1. Viviana Says:

    questo mi incuriosisce parecchio

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