:: La battaglia di Campocarne di Roberto Recchioni (Mondadori, 2015) a cura di Giulia Gabrielli

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“YA” è la parola più usata all’interno del romanzo. E’ un’esclamazione, un segno di assenso e di incitamento, un’intercalare, ma anche l’acronimo del genere in cui ci muoviamo, Young Adult. Un romanzo di formazione quindi, la storia di come questo ragazzo magro, alto e goffo, da tutti chiamato Stecco, diventerà un uomo. O almeno ci proverà.
Nel mezzo della battaglia, ferito e già a terra al primo assalto, conosciamo Stecco, il giovane protagonista di questa storia. Stecco è un ragazzo di campagna, che vive nel piccolo e periferico villaggio di Zarafa, un sognatore che vuole diventare un grande avventuriero, proprio come il Granduomo, l’eroe di mille storie e mille avventure, che viaggia sul suo carro blu notte, accompagnato da Nonna Mannaia e dall’Incappucciato, reclutando giovani avventurieri in tutti i villaggi dove si fermano.
E un giorno il Granduomo arriva anche a Zarafa.
I capitoli, brevissimi e dallo stile asciutto, oscillano tra due linee temporali: tra quella della Battaglia di Campocarne, che è la linea più avanzata e che fa da anticipatore con i suoi improvvisi colpi di scena, e l’altra che riempie le lacune e spiega come Stecco sia arrivato in un tale guaio.
Nel romanzo tutto contribuisce a creare una narrazione veloce e fluida, capace di catturare l’attenzione del lettore e di trascinarlo fino alla fine del romanzo senza un attimo di pausa. C’è pochissimo spazio al sentimentalismo e all’introspezione: ciò che ci rende reali Stecco e la sua compagna Marta la Brutta, il Granduomo e Nonna Mannaia sono i loro dialoghi incalzanti, “botta e risposta”, realistici e senza alcuna interruzione per segnalare al lettore chi sia a parlare – cosa che tra l’altro richiede un pochino più di attenzione per seguire le conversazioni, ma mi pare giusto che anche il lettore faccia la sua parte in una storia.
Lo stile di Recchioni è, come sempre, asciutto e con una certa tendenza alle frasi brevi e ad effetto, usate soprattutto alla fine del capitolo, come una sorta di firma, e che a seconda della situazione aggiungono alla narrazione un tocco di ironia e di comicità, o ulteriore velocità al ritmo già serrato della storia. L’autore poi ha un’esperienza ventennale nel mondo del fumetto e un taglio molto cinematografico, cosa che rende le scene descritte immediatamente visualizzabili, così che i personaggi e tutti i loro ambienti ci appaiono di fronte visivamente ben delineati anche quando le descrizioni non sono altro che veloci note di colore.
Ma oltre ad essere una storia di formazione YA è anche una riflessione sulla formazione delle storie, su come esse si intreccino alla vita reale fino a trasformarla e a cambiare la percezione che abbiamo del mondo ma anche, più prosaicamente, su come si realizza una buona storia – ad esempio pare ci voglia sempre un bell’inseguimento in una storia.
Le storie crescono e si alimentano di se stesse, e non importa che siano vere o false, basta che siano delle buone storie, capaci di avvincere chi le ascolta, o le legge.

Roberto Recchioni, romano classe 1974, è sceneggiatore e soggettista per il cinema, illustratore, critico, nonché personalità molto nota nel web. La sua principale occupazione è l’arte sequenziale ed ha scritto personaggi iconici come Tex, Diabolik e Dylan Dog, co-creatore di John Doe e Detective Dante, creatore di Battaglia e della serie di Orfani, direttore di Dylan Dog. Autore di numerosissime graphic novel; YA – La battaglia di Campocarne è il suo primo romanzo, al quale seguiranno a breve altri due, sempre dedicati alle avventure di Stecco.

Source: acquisto personale.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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