:: Deserto americano, Claire Vaye Watkins (Neri Pozza, 2015) a cura di Elena Romanello

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In un futuro prossimo, una temibile siccità ha colpito la California, trasformandola in un deserto, e creando nuove forme di vita, molto inquietanti, nella fauna e nella flora. Luz, ex modella che ha visto sfumare la sua carriera nonostante sia ancora molto giovane, e Ray, reduce da una delle tante guerre nel mondo che ha visto la sua città natale distrutta da una duna di sabbia incandescente, vivono all’interno di questo inferno, giovani ma già rassegnati.
Un giorno i due fanno un giro in una Los Angeles post apocalittica, dove incontrano una bambina sola, ignorata se non maltrattata dal branco di sballati e che abitano in quella che una volta era una delle capitali morali dell’Occidente e decidono di prenderla con loro. A questo punto diventa fondamentale cambiare luogo, e la piccola famiglia riunita parte per il Wisconsin, dove forse la siccità non è ancora arrivata. Sulla strada troveranno una comunità parareligiosa, dominata dal presunto rabdomante Levi, che plagia i suoi seguaci, e dal quale sarà difficile liberarsi, mentre nuove catastrofi incombono.
Inquietante, senza pietà, senza speranza, avvincente: sono tanti gli aggetttivi che possono venire in mente leggendo le pagine di Deserto americano, in cui la giovane autrice mette dentro le esperienze della sua infanzia, figlia di un guru di una setta che anni prima aveva seguito anche un’anima nera come Charles Manson, protagonista di uno dei più terribili fatti di cronaca nera a stelle e strisce.
A prima vista e non solo Deserto americano si pone nella tradizione della distopia fantascientifica, raccontando un futuro prossimo totalmente negativo, basato sul disastro ecologico che dopo la guerra atomica è diventato la nuova emergenza reale. Come in molte storie del genere distopico, le metafore dell’oggi sono evidenti, in una realtà alterata ma in parte già presente oggi, tra sette, emarginati, nevrosi. Questioni molto diffuse in California, Stato da un lato all’avanguardia come libertà civili e cultura, ma dove serpeggiano inquietudini e ingiustizie. Un libro interessante sia come romanzo di genere che come specchio della realtà, paragonato da qualcuno a Steinbeck e a Cormack, senza speranza forse perché in certe situazioni non esiste speranza.

Claire Vaye Watkins è nata a Bishop in California nel 1984 ed è cresciuta in comunità alternative tra il deserto del Mojave e il Nevada. La sua raccolta di racconti d’esordio, Battleborn, ha vinto nel 2012 lo Story Prize, il Rosenthal Award, il National Book Foundation «5 Under 35» e una borsa di studio della Guggenheim Fellowship. Le sue storie sono apparse su «Granta», «One Story», «The Paris Review». Attualmente è assistant professor alla University of Michigan e coordina insieme al marito, lo scrittore Derek Palacio, la Mojave School, un workshop di scrittura creativa per ragazzi.
Il sito ufficiale è http://clairevayewatkins.com/

Source: libro scelto dal gruppo di lettura Neri Pozza di Torino.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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