:: I cento fratelli di Donald Antrim (minimun fax, 2011) a cura di Giulia Gabrielli

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Una riunione di famiglia, cento fratelli, tutti maschi e di ogni età possibile, riuniti a cena nell’enorme biblioteca dell’antica villa di famiglia, in questa sala decadente, logora e ormai in stato di abbandono, come tutto il resto della casa e del giardino.
Un’ambientazione cupa e invernale, che riflette l’animo dell’io narrante, Doug, il fratello appassionato di araldica e genealogie, l’esperto di storia e tradizioni, depresso e quasi alcolizzato, come la maggior parte dei suoi fratelli.

I cento fratelli è, prevedibilmente, un romanzo completamente al maschile in cui nessuna donna viene mai nominata, né una madre, né le mogli dei fratelli sposati. Compare un solo nome femminile, quello di Jane, la donna con cui è fuggito il fratello mancante alla cena, George.
Il tema della discendenza (e di conseguenza del sesso) e delle tradizioni è fortissimo nel racconto: Doug è totalmente ossessionato dallo studio della storia della sua famiglia, soprattutto dallo studio delle vite di tutti gli antenati che avevano il suo stesso nome.

Il tempo sembra stagnare nella sala della biblioteca, le poche ore di una cena si dilatano all’infinito, spezzate dalle descrizioni della casa in decadenza, così come sembrano stagnare i rapporti tra i vari fratelli. C’è infatti un frustrante mantenimento dei ruoli e delle relazioni tra i fratelli, che nonostante il passare del tempo restano ancora legati ai litigi dell’infanzia: i fratelli che avevano sottomesso e maltrattato Doug da piccolo continuano a mantenere la loro supremazia, soprattutto Hiram il fratello maggiore; così come il fratello più debole e fragile psicologicamente, Virgil, continua ad aver bisogno della vicinanza di Doug.

Quella descritta da Antrim è una famiglia assolutamente disfunzionale, dove i rancori accumulati dai fratelli crescendo assieme restano sempre accesi e pronti ad esplodere, e dove la figura del padre, anche se ormai defunto da molti anni, aleggia sospesa e soffocante su tutta la serata.

«La personalità collettiva di questa famiglia potrebbe legittimamente essere descritta come convulsa, romantica, letargica, sarcastica, spaventosa, frustrata, alticcia, combattiva, impudica, crudele, alla “cane mangia cane”, narcisistica ai limiti del borderline, di vedute nervosamente ristrette, nonché più o meno rassegnata alla disperazione, pur se occasionalmente festosa, qualora ebbra.»

Ogni fratello è caratterizzato da un attributo specifico, saturato e portato all’estremo per riuscire a distinguerlo dagli altri novantanove. Ma che ci si distingua per il lavoro, l’età, il fatto di essere parte di una coppia di gemelli o per due cani sempre al seguito, non ha importanza perché si tratta sempre di variazioni minime dalla personalità collettiva della famiglia.
Sono variazioni sullo stesso tema, sullo stesso individuo visto da prospettive diverse, sono in definitiva tutte le concretizzazioni possibili di quello che il DNA di una famiglia ha in potenziale.

Donald Antrim, nato a Sarasota, in Florida, nel 1958, ha esordito come autore di romanzi nel 1993 con Votate Robinson per un mondo migliore, pubblicato da minimum fax in Italia e accolto con entusiasmo dalla critica. Sempre con minimum fax vengono pubblicati anche i suoi due romanzi successivi, Il verificazionista e I cento fratelli; il quarto romanzo invece, La vita dopo, è edito da Einaudi.

Source: acquisto personale.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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