:: Un’ intervista con Massimo Polidoro, vincitore del NebbiaGialla 2015, a cura di Elena Romanello

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Credit: Roberta Baria

Massimo Polidoro ha esordito come scrittore di thriller dopo anni di lavoro come saggista e non solo con Il passato è una bestia feroce, di cui Liberi di scrivere si è già occupato, avvincente e crudo cold case nelle nebbie padane. Per questo libro ha vinto il premio Nebbia gialla, e per questo e altri motivi abbiamo voluto chiedergli qualcosa sul suo romanzo e non solo.

Il passato è una bestia feroce parla di un cold case, argomento che oggi va molto. Come mai hai scelto questo tipo di indagine?

I casi freddi, i misteri che prendono polvere da anni, se non addirittura da secoli a volte, sono una delle mie grandi passioni. Nel mio ruolo di saggista e segretario del CICAP, ho scritto molto sui grandi gialli e misteri della storia, da Re Artù a Jack lo Squartatore, dal mostro di Loch Ness all’assassinio del presidente Kennedy. Credo dunque fosse inevitabile che, cimentandomi con il mio primo thriller, scegliessi di dare al mio protagonista non un caso fresco di cronaca, ma un enigma di cui tutti si erano dimenticati e che ancora attendeva risposta.

Secondo te perché questo tipo di casi piace così tanto?

Credo che il bisogno di risposte sia un’esigenza connaturata dell’uomo. E, dunque, quando un fatto solleva domande, soprattutto se si tratta di un fatto tragico, e a queste domande non segue nessuna risposta, l’interesse non può che restare alto. Il caso di Jack lo Squartatore è esemplare: non è stato il più terribile serial killer della storia, c’è stato di molto peggio, eppure la sua lugubre fama continua a perseguitarci perché ancora non c’è (e forse mai ci sarà) risposta alla domanda principale: chi si nascondeva dietro quel nome?

Come sono stati i tuoi anni Ottanta e cosa pensi di quel decennio in generale, teatro dell’adolescenza dei tuoi eroi?

I miei anni Ottanta sono stati molto simili a quelli di Bruno e dei suoi amici, fatti di estati dove la scuola scompariva e ci si divertiva insieme, spensierati, ai giardini, al parco o anche pedalando sul greto dei torrenti. Dove si ascoltava tanta musica, alla radio o sui dischi, e dove magari si cercava anche di farla insieme. Finivano gli anni di piombo, diminuiva l’impegno politico e si tornava a guardare al privato. Per certi aspetti furono anni legati alla superficialità, dove spesso il look contava più dei contenuti, ma ci hanno anche regalato autentici capolavori, sia al cinema che nella musica. Per non parlare dei romanzi. Stando solo ai gialli, vengono da quegli anni IT, Il silenzio degli innocenti, Presunto innocente, Misery, The Bourne Identity, Caccia a ottobre rosso, Il momento di uccidere… e naturalmente Il nome della rosa, che ovviamente è tantissime cose ma anche un grande giallo. Erano comunque anni ancora pieni di tensione, soprattutto per quel che riguardava il conflitto “freddo” tra Stati Uniti e Unione Sovietica, che però si concluse proprio alla fine del decennio, con l’arrivo di Gorbačëv e la caduta del muro di Berlino. Dunque, tutto sommato, ne ho un ricordo piacevole che si risveglia spesso quando riprendo in mano un libro o rivedo un film di quegli anni.

Qual è secondo te la principale tragedia o problema di chi era ragazzo allora, come Bruno e i suoi amici?

La tragedia di quegli anni, per tanti ragazzi, era indubbiamente la droga. Non che ora non ci sia più, ma allora, per tanti, la droga sembrava un modo senza troppe conseguenze per fuggire dalle difficoltà della vita. Le conseguenze, quasi sempre letali, invece c’erano, eccome. Mentre oggi non è più così frequente, in quegli anni probabilmente tutti conoscevamo qualcuno che era caduto nel tunnel, si era perso o cercava di uscirne.

Il libro parla di persone che scompaiono, una delle disgrazie più angoscianti. Come mai hai scelto questo e non per esempio un omicidio?

Per quello che dicevamo prima. Se Monica, la ragazza di cui non si hanno più notizie da trentatre anni, fosse stata ritrovata morta poco tempo dopo la sua scomparsa, gli interrogativi si sarebbero limitati alla ricerca del colpevole, al movente. Invece, con il fatto che un giorno è scomparsa nel nulla e nessuno sa che cosa possa esserle successo, gli interrogativi e la curiosità di sapere com’è andata sono molto più forti. E poi, tornando ai casi freddi, mi ha sempre molto colpito l’idea che certi misteri possono un giorno trovare soluzione grazie ai progressi della scienza ma anche grazie, come succede nel mio romanzo, alla perseveranza di qualcuno che vuole arrivare in fondo alla storia e non si ferma davanti a nessuna difficoltà.

Quale personaggio senti più vicino a te tra i tuoi?

Forse Bruno, ma in realtà c’è qualcosa delle mie esperienze e dei miei ricordi in tutti i ragazzi del gruppo.

Il libro finisce in maniera aperta: hai in mente nuove avventure per Bruno?

Certamente. Bruno è un tipo che sembra avere un gran talento per cacciarsi nei guai. Dunque, è inevitabile che prima o poi si trovi nuovamente alle prese con un’altra brutta gatta da pelare. Sto già lavorando alla prossima avventura che, pur restando fedele al personaggio e al suo mondo, penso sorprenderà i lettori. Uscirà nel 2016. Chi ha letto Il passato è una bestia feroce e vorrà partecipare al lancio del prossimo, come ho fatto quest’anno con la “Squadra di lancio” composta da 100 miei lettori che hanno letto il romanzo in anteprima, non deve fare altro che iscriversi alla mia newsletter: (http://eepurl.com/2P–L) sarà tra i primi a conoscere tutte le novità.

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