:: Intervista a Stefania Auci, autrice di “Florence” (Baldini & Castoldi, 2015), a cura di Federica Guglietta

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auAvevamo già parlato di Florence, il terzo romanzo della scrittrice siciliana Stefania Auci, uscito lo scorso luglio per Baldini & Castoldi.

Oggi abbiamo il piacere di parlarne proprio con lei.

Benvenuta su Liberi di Scrivere, Stefania. Come da tua richiesta, mi permetto di darti del tu.  La prima cosa che mi viene da chiederti è: perché proprio il romanzo storico? 

Ciao e grazie a voi per l’accoglienza. Romanzo storico perché mi piace. Banale da dirsi ma è così: adoro la Storia perché credo che sia la più grande maestra del presente. E poi mi emoziona pensare alle “vite che non sono la mia”, per citare Carrére.

La tua professione di insegnante ha influito in questa scelta? 

No e sì. Essere insegnante ti permette di avere un contatto continuo e diretto con le nuove generazioni, di capire il loro linguaggio e ora più che mai c’è bisogno che i ragazzi conoscano il nostro passato, recente e non, per capire al meglio il presente. Credo che un romanzo storico possa essere un buon strumento per veicolare questo messaggio e agevolare la conoscenza.

Florence“, uscito lo scorso luglio per Baldini & Castoldi è il tuo terzo romanzo appartenente a questo genere, il primo ambientato in Italia. Gli altri due, “Fiore di Scozia” e il suo seguito “La rosa bianca” (entrambi pubblicati da Harlequin Mondadori tra il 2011 e il 2012), invece, nella Scozia di Carlo Stuart. Si tratta di epoche e background diversissimi. Con quale ti sei trovata più a tuo agio nella stesura del romanzo? 

Sono due ambienti profondamente diversi: la Scozia degli Stuart era ancora arretrata, profondamente legata a una coscienza medievale che noi non possiamo facilmente immaginare, poiché il vissuto politico della Scozia è estremamente diverso da quello italiano (sebbene ci siano state strumentazioni politiche sul punto).
L’Italia dei primi del Novecento, paradossalmente, è stata molto più difficile poiché era una nazione incerta, fragile, con un panorama politico estremamente parcellizzato e con una coscienza comune del tutto assente. Sì, Florence senza dubbio è stato il più complesso tra i due.

In Italia, quando si pensa al romanzo storico, viene automatico il rimando al Manzoni e a I promessi sposi. Eppure hai scelto un periodo, quello della Prima Guerra Mondiale molto più vicino prima al realismo di Verga e al Neorealismo cinematografico e letterario, poi. 
Quanto queste correnti hanno influenzato il tuo lavoro? 

Sarò sincera: Verga mi sta sullo stomaco. Da sempre. Non posso dire lo stesso di Manzoni, di cui ho amato le descrizioni dei luoghi e le personalità così vivide e forti. Per cui sì, se devo trovare un riferimento, lo trovo in Manzoni, anche se il vero punto di riferimento per questo romanzo è nella letteratura post bellica di ambientazione anglosassone. Su tutti, un autore e un romanzo: Ford Madox Ford con il suo Parade’s end.

Parliamo più nello specifico di Florence, in cui affronti con fluidità l’inizio di un secolo complessissimo come è stato il ‘900.
Il tuo romanzo è la dimostrazione che sentimenti e materia bellica possono coesistere senza annoiare o risultare banali. 
Quanto c’è di studio dietro? Questa dicotomia nell’argomento ha rappresentato in qualche modo una sfida tra l’autrice e il suo libro? 

Tanto studio e tanta passione, dalla ricerca dei movimenti sul territorio della Marna alle costruzioni rurali e alle case – torri della campagna toscana. E poi sì, la ricerca minuziosa del luogo e del punto in cui innestare una scena che ti ronza dentro da un po’. Per me non è una sfida: è che non riesco a pensare di poter scrivere in maniera diversa. Sono una persona pignola e appassionata.

Florence” racchiude in sé più temi e filoni narrativi: troviamo guerra, amore e passione, meschinità e violenza, speranza e colpi di scena. Il tutto raccordato nello schema narrativo del diario, che qui diventa un vero e proprio diario di guerra. 
Dal punto di vista prevalentemente stilistico, quello del diario è un modus scrivendi che senti tuo?

Più che di diario, parlerei di mescolanza di strumenti: c’è l’articolo di giornale, c‘è la lettera privata, i momenti introspettivi. Ho cercato di usare gli strumenti che avevo per tirar fuori in modo quanto più preciso possibile i personaggi, dando loro una coloritura ben determinata. Per me rimane prioritario l’approfondimento psicologico del personaggio.

I personaggi del tuo romanzo, come già accennato nella recensione, sono tanti e caratterialmente ben delineati, tanto da sembrare i personaggi di un film. Hanno un volto? Ti sei ispirata a personaggi realmente esistiti? 

No, o meglio. Non dal punto di vista caratteriale. Nascono così nella mia testa ed è difficile smontarli o fargli fare qualcosa che non vogliono. Per Ludovico ho tratto spunto da Luigi Barzini, antesignano dei cronisti di guerra. Per Irene e Claudia, invece, mi sono guardata attorno è mi sono concentrata su ciò che oggi è importante per una donna, su ciò che rappresenta aspirazione e limite. A distanza di cento anni, le donne sono ancora divise tra angeli del focolare e creature in cerca di un loro posto nel mondo.

Sono rimasta molto colpita dal personaggio di Irene. 
Nel suo essere laica, pacifista, colta, una donna che non ha nulla da spartire con i primi anni del Novecento, ma che è già protratta molto più avanti, rappresenta appieno gli esiti culturali e sociali del Novecento.
Vedi una matrice femminista in lei o è solo conseguenza naturale del tempo in cui vive? 

Sono molto felice che tu mi abbia fatto questa domanda. Irene è un personaggio femminista nell’accezione in cui decide di prendere in mano la sua vita e fare ciò che desidera. È una ragazza che ha le idee chiare, ma nello stesso tempo, sconta la diffidenza di un mondo profondamente maschilista da una parte, e dall’altra si trova a dover affrontare una realtà che la trova impreparata.
Irene è ciò che le ragazze di oggi cercano di essere: donne che vogliono avere le stesse opportunità di un uomo, con lo stesso salario e lo stesso rispetto. Non oggetti sessuali o lavoratrici di serie B. Sappiamo tutte che il cammino è ancora lungo. E che dobbiamo lavorare con le giovani generazioni, sia maschi che femmine, per far sì che questo accada.

Sposerai l’idea di scrivere altri romanzi storici di ambientazione nostrana?

Assolutamente sì.

Descrivi il tuo essere scrittrice in tre parole.

Coraggiosa, tenace, arrabbiata.
E grazie per la vostra gentilezza.

Stefania Auci, nata a Trapani, ma vive a Palermo, di professione insegnante e scrittrice. Già autrice di romanzi storici, “Fiore di Scozia” (Harlequin Mondadori, 2011), ambientato al tempo di Carlo Stuart e il seguito “La rosa bianca” (Harlequin Mondadori, 2012). “Florence”, pubblicato lo scorso luglio da Baldini & Castoldi, è il suo primo romanzo storico ambientato in Italia. Ha collaborato a lungo con blog letterari e riviste online.

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