:: Un’ intervista con Alessio Fabbri

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Oggi abbiamo con noi, sulle pagine di Liberi di scrivere, Alessio Fabbri, un giovane scrittore, laureato in Lingue e Letterature Straniere all’Università di Ferrara e  insegnante di Lingua Inglese, che ha esordito quest’anno con il romanzo “La Magiara” edito da Sillabe di sale, un piccolo editore piemontese fieramente non a pagamento. L’ho conosciuto per caso, e per prima cosa mi ha colpito il suo blog, vi invito a visitarlo, qui.

Benvenuto, Alessio, su Liberi di scrivere. Presentati ai nostri lettori, parlaci di te, dei tuoi studi, del tuo lavoro di insegnante.

Grazie dell’opportunità di raccontarmi, di poter parlare di ciò che scrivo. Vorrei ringraziare voi ed i vostri lettori, prima di tutto. Amo l’Inglese da tempo immemore, e col tempo, ma anche grazie ai miei studi letterari, mi sono appassionato all’ambiente letterario dei paesi anglosassoni ed americani. Proprio per questo ritengo Francis Scott Fitzgerald e Virginia Woolf come i miei autori preferiti, e fonte d’ispirazione infinita.

Puoi raccontarci come è nato il tuo amore per la letteratura e per la scrittura in particolare?

Potrei dire di essere stato stregato da “Il Grande Gatsby” non appena l’ho letto. Il mio amore per il periodo storico degli anni 20 aveva finalmente incontrato un narratore eccellente, che mi portasse in quell’epoca e che me ne spiegasse i vizi e le virtù. Scrivere non è stata una qualità innata per me, se non contiamo i buffi scritti di quando avevo sedici anni! L’intenzione di scrivere un romanzo è nata quattro anni fa, ma quella storia è ancora nel cassetto perché ne è nato un libro di almeno cinquecento pagine. La revisione è iniziata e terminata, ed aspetto l’occasione giusta per proporlo. Intanto il secondo romanzo ha visto la luce, ed è stato pubblicato per primo!

Da giovane scrittore esordiente, hai pubblicato quest’anno il tuo primo romanzo, La Magiara, come è stato il tuo incontro con il mondo editoriale? Pensi che il talento abbia un ruolo determinante nella carriera di uno scrittore? O ci sono altre componenti, la simpatia, il bell’aspetto, le conoscenze?

Quando “La Magiara” è stato completato (quindi ad agosto del 2014), ho proposto il manoscritto a diverse case editrici. Affrontare l’approccio ad un mondo nuovo e sconosciuto come quello dell’editoria può essere un’esperienza dai mille volti. Ritengo che sia un campo minato se si è giovani e un po’ ingenui. Avere più di trent’anni mi ha sicuramente aiutato a tenere i piedi per terra e a far tesoro dei bocconi amari che la vita riserva anche in altre circostanze e che, per fortuna, a qualcosa servono.

E’ stato difficile pubblicare il tuo primo libro? Come hai conosciuto l’editore Sillabe di sale?

Non è stato particolarmente difficile pubblicare “La Magiara”. Ho sempre detto, e continuo a dirlo in riferimento ai miei futuri scritti, che se non avessi trovato un editore avrei continuato a cercarlo e che, giunti ad un certo punto, l’avrei auto pubblicato.

Ho conosciuto l’autrice di un libro edito da Sillabe di Sale. L’ho conosciuta per caso, all’aeroporto, mentre ero diretto in Inghilterra. Mi consigliò di mandare il manoscritto al suo editore, e così “La Magiara” divenne di inchiostro e carta qualche mese dopo.

Hai trovato difficoltà a farti conoscere, a presentare il tuo romanzo, a ricevere attenzione dai media?

Assolutamente sì! Farsi conoscere è la parte più difficile del mestiere di autore. A volte, ti rivolgi a chi credi che possa aiutarti, e trovi muri e porte chiuse. Per esempio, ho contattato un’associazione letteraria a tematica femminile, poiché il mio libro ha per protagonista una donna e ne esplora la psicologia e le difficoltà nel contesto storico e sociale. Mi venne detto che presentano solo libri scritti da donne. Mi parve una risposta ed una chiusura mentale incredibile, per non parlare di sessismo. In ogni caso, ho trovato anche chi mi ha dedicato tempo e spazio, come alcune testate locali. Di questo sono infinitamente grato!

Quali sono i tuoi scrittori preferiti?

Oltre alla Woolf e a Fitzgerald, devo dire come mi abbia colpito Sebastiano Vassalli. Ho letto “La chimera” quasi per caso, e mi sono rispecchiato nel suo modo di scrivere e di narrare gli eventi. Ho scoperto solo da poco della sua scomparsa, e questo mi addolora molto.

Ami la poesia? Stai leggendo libri di poesia attualmente?

Adoro la poesia. Nel mio prossimo libro ho voluto anticipare ogni capitolo con due brevi versi. A volte sono così concisi o ermetici che mi sembrano proprio la cornice perfetta. Al momento non sto leggendo libri di poesie, ma mi affascinano molto Dino Campana e Guido Gozzano. Sono i miei autori preferiti e non nascondo l’infinita ispirazione che mi regalano, soprattutto Campana.

Ora parlami del tuo romanzo, La Magiara. Chi o cosa ti ha ispirato a scriverlo? Quale è stato il punto di partenza nel processo di scrittura?

“La Magiara” è nato dalla combinazione di due desideri: scrivere un romanzo ambientato negli anni 20 e narrare Ferrara. Le due intenzioni si sono intrecciate e mi hanno dato la possibilità di scavare ed indagare alcuni aspetti della vita di città di quegli anni. Ma il punto di partenza è stato Agnese. La protagonista principale era già una donna forte ed indipendente sin dalla sua prima ideazione: questo non avrebbe mai subito modifiche ed è così che è stato.

E’ un romanzo ambientato nella Ferrara degli anni 20, essenzialmente un ritratto di donna. Riassumici la trama in breve.

Agnese è una donna sola: perde la madre, ha sofferto l’abbandono di un uomo e non sa come vivere. Viene rintracciata dal fratellastro Luigi Alfonso, e per volontà del loro comune padre defunto, lei viene accolta sotto il tetto dei Salisbeni, aristocratici di Ferrara. È una sfida immensa per lei: un nuovo ambiente, così restrittivo, nuovi legami, il rancore mai sopito per il padre che non l’ha mai riconosciuta e per il suo ex-fidanzato. Viene da chiedersi: che tipo di femminismo conviene ad Agnese? E sta facendo le scelte giuste? È una pentola a pressione e sembra sempre sul punto di scoppiare. Ma ogni personaggio ha una sua storia da raccontare.

Quali sono i personaggi principali? Come li hai caratterizzati? Sei riuscito a trovare una voce per ognuno di loro? Quale personaggio pensi sia il più riuscito?

Non ho dubbio che Agnese sia il punto focale dell’intera vicenda. Ma mi piace molto come è venuta fuori Sibilla, sua nipote. Quest’ultima è ancora più insicura di Agnese, emotivamente parlando. Così la prende da esempio, diventa il suo modello di donna. Ma ad un certo punto non basta più, perché entra in gioco la rivalità femminile, e Sibilla si ritrova a voler superare la zia, a diventare più furba, più maliziosa.

Ogni personaggio vive delle proprie paure e delle proprie prigioni. Vedremo chi riesce a liberarsene e chi, invece, ne rimane vittima, a volte coscientemente.

Preferisci delineare gli ambienti, caratterizzare i personaggi, o ideare i dialoghi?

Mi piace molto la descrizione degli ambienti. Solitamente spezzo la narrazione con qualche elemento esterno. Non mi piace che il punto di vista narrativo sia il mini-mondo interno di un personaggio, ma che appunto vi sia contaminazione degli elementi.

Che metodo di scrittura utilizzi: fai molte stesure, scrivi di getto?

Generalmente raccolgo le idee su carta, faccio bozze, butto giù idee (incluso date di nascita, dati personali dei personaggi e parentele) e poi inizio a scrivere al portatile. Mi sono trovato a scrivere spezzoni su carta, ma poi è brigoso mettersi a trascrivere tutto, poiché mi trovo più a mio agio a scrivere di getto: l’impulso non va frenato! Ma, appunto, se non sono a casa la carta mi aiuta molto!

Che strumenti utilizzi principalmente per la scrittura?

Oltre al computer, ho spesso portato con me il tablet. Lavoravo a Ferrara all’epoca della scrittura del libro, e così nelle pause pranzo mi estraniavo in qualche angolo della scuola per correggere i capitoli (oppure se c’era il sole ero ad un giardino poco lontano).

Hai svolto ricerche per la stesura del tuo romanzo?

In parte sì. Per esempio, sin dal mio primo arrivo a Ferrara ho subito il fascino di alcuni palazzi. Stavo descrivendone uno molto centrale che mi affascina da sempre, per poi rendermi conto che è stato inaugurato solo nel 1930! Ho dovuto quindi fare qualche modifica! Inoltre, ho cercato di essere più preciso possibile: se villa Salisbeni fosse esistita veramente (e chissà, forse è così), allora la chiesa di riferimento sarebbe stata quella di S. Benedetto (dove infatti è custodito l’atto di battesimo di Agnese). Ho cercato di essere meno casuale possibile, scegliendo sempre in base a ciò che sapevo o scoprivo per rendere tutto autentico.

Cosa stai leggendo in questo momento? Preferisci leggere testi tradotti o in lingua originale?

Quando leggo romanzi in Inglese non posso assolutamente leggere una traduzione: è una questione di principio! Ma se leggo opere straniere di cui non capirei la lingua, allora mi affido ovviamente ad una traduzione. Ora sto leggendo “Il formicaio” di Margit Kaffka, un’autrice ungherese che ha in qualche modo influenzato l’idea de “La Magiara”. È una scrittrice poco conosciuta che però è una delle prime donne ad aver scritto delle tematiche femminili nel Novecento.

Scrivi anche racconti? Quale è il racconto più bello che hai letto?

Ho scritto racconti brevi, ora raccolti ne “Gli elementi dell’essere”, che è disponibile su Amazon. Sono momenti e scelte nelle quali i personaggi si ritrovano a vivere. A volte, però, la questione di un attimo può sembrare eterna, o addirittura divenirlo. C’è amore, sofferenza, tormento, solitudine in queste storie. “24 ore nella vita di una donna” di Zweig è forse classificabile come racconto, tanto è breve. Quello dev’essere il mio preferito!

Che rapporto c’è per te tra la memoria e la libertà di esprimersi nell’arte?

La memoria è fondamentale. Do molta importanza a ciò che ho ereditato dal mio passato, sia quello che ho ricevuto dai miei avi e sia quello che ho scoperto per mia mano. C’è sempre una linea poco delineata, per me, fra queste due direzioni narrative. La libertà è altresì fondamentale, quindi mi piace pensare che questi due poli tendano ad invertirsi continuamente e che così possa nascere una scrittura piacevole e mai statica.

Grazie del tuo tempo, Alessio, mi piacerebbe chiudere questa intervista chiedendoti  a cosa stai lavorando in questo momento? A un nuovo romanzo?

Come anticipavo, il primo libro è nel cassetto e credo di proporlo a qualche concorso letterario. Il terzo, invece, è in fase di revisione e sarà presto inviato per una valutazione editoriale. In fase di scrittura ho una trilogia di cui sto mettendo a punto il primo volume e tante, troppe idee. Credo che chi è autore possa capirmi: ci sono tante voci e tutte meritano di essere ascoltate. È il tempo che manca!

Grazie a voi dello spazio e dell’opportunità che mi avete concesso di potermi raccontare un po’!

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria

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