:: Un’ intervista con Alice Basso, a cura di Elena Romanello

1Alice Basso ha esordito con Garzanti con lo spumeggiante L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome, un po’ giallo un po’ commedia, ambientato a Torino e che rivela la vita misteriosa dei ghost writers, coloro che scrivono al posto di chi non sa scrivere ma vuole pubblicare un libro per magari raccontare altri campi in cui eccelle. Le abbiamo chiesto alcune cose sul libro, su Torino, dove si svolge, e non solo.

Nel tuo libro si respira molto l’aria di Torino; che rapporto hai con questa città?

Aaah, Torino! Dunque, io vengo da Milano, anzi, per l’esattezza dall’hinterland milanese, e a Torino ci sono arrivata per lavoro nel 2006. Lì è iniziata la parte più avventurosa e soddisfacente della mia vita, anche perché arrivare a Torino nell’inverno del 2006, ossia durante le Olimpiadi Invernali, ha significato farci conoscenza proprio nel momento del suo massimo fulgore: tutta illuminata a festa, tirata a lucido, piena di attività, e pulita che mancavano soltanto dei camerieri con crestina a spazzare gli angoli delle strade. In pratica, è stato un colpo di fulmine, e di quelli che durano, perché io Torino la amo ancora adesso con la stessa intensità, ad anni di distanza. Ma la cosa che farà ridere (be’, i miei amici ci ridono un sacco) è che, nonostante tutto questo amore, io di fatto Torino ancora la conosco pochissimo! Il problema è che io sono imbranatissima come autista e totalmente priva di senso dell’orientamento, nonché di memoria geografica. Il che significa che i miei amici autoctoni devono spiegarmi sempre tutto, spesso mi scarrozzano loro (e mai che io impari strade o nomi di posti quando è qualcun altro a fare da guida), e in sostanza, quando ho annunciato che avevo scritto un libro ambientato a Torino e in cui la città appariva anche un po’, la loro reazione è stata, come dicevo, una gran risata. Poco male: spero che i torinesi prendano il mio libro come un omaggio sincero alla loro bellissima città!

Tu ti occupi di editoria nella vita: che differenze ci sono tra la tua vita e quella della tua protagonista?

Fortunatamente, molte. E lo dico perché mi sa proprio che vivere come Vani, e facendo il suo lavoro, rischi di essere piuttosto difficile. Sempre nell’ombra, sempre subordinata a qualcun altro… Io non sono una ghostwriter ma una redattrice e traduttrice, e, per quanto a un redattore possa capitare molto spesso di “ghostwritereggiare” un po’, abbiamo vita molto più facile. Si lavora sempre su libri altrui, ma c’è dialogo con gli autori, e c’è il piacere di un lavoro che mira a fare di un libro buono un libro ottimo. Devo dire che il mio mestiere mi piace molto!

Nel libro si parla di cultura dark anche con cognizione di causa: hai seguito questa cultura e moda?

Ah ah, no, non io direttamente, ma una delle principali muse ispiratrici della mia protagonista – una mia amica che si chiama Vani anche lei – l’ha fatto in gioventù e di conseguenza il tutto s’è trasferito al mio personaggio di carta. Nel libro ci sono anche molti accenni alla cultura metal (che è un po’ diversa: lo dico perché i miei amici metallari sono precisi!), e quella invece la conosco un po’ di più di prima mano, perché, appunto, ho amici che mi portano con loro e si occupano attivamente della mia cultura sociale e musicale! E devo dire che è un ambiente molto interessante: intanto, non è affatto ostile e cupo come i non addetti ai lavori pensano, semmai è ironico, gioca molto con questa identità fintamente aggressiva ma in realtà è popolato da persone amichevolissime. Nel libro c’è una scena in cui Vani e la sua giovane amica Morgana vanno in un locale metal malconcio e malfamato, ma si tratta di un piccolo scherzo dedicato ai miei amici, che sanno benissimo che si tratta di un cliché che nella realtà trova pochissimo fondamento, e che gioca con l’immagine poco raccomandabile che questi luoghi si divertono a inscenare.

Come è nata l’idea del tuo libro?

C’è un aneddoto che ogni tanto racconto durante le presentazioni in libreria, ma solo quando l’audience mi sembra sufficientemente spiritosa da prenderlo bene. Ci provo anche qui? Dunque. Io ho una carissima amica che scrive a sua volta, specialmente sceneggiature, e dunque tiene d’occhio con interesse quello che tv e cinema propongono. Un giorno mi chiama inorridita. “Non hai idea di cosa ho visto alla televisione.” Le chiedo cosa. “Una foca. C’era una foca che prendeva i cattivi.” Dice proprio così. Io indago, e scopro che effettivamente esiste un telefilm, una sorta di Commissario Rex, in cui vicende che talvolta in fine di puntata si concludono con la sconfitta di qualche cattivone ruotano attorno ad un personaggio che è una foca. Cioè, proprio una foca, un pinnato del Polo, che per qualche ragione mi pare sia l’animale domestico di qualcuno dei protagonisti umani.
Dopo la scoperta, ho riflettuto. Nel panorama della fiction italiana e internazionale, letteraria e televisiva, ci sono un sacco di personaggi che non fanno gli investigatori che però si trovano al centro di casi da risolvere, giusto? Solo in Italia abbiamo, per dire, una prof (quella della Oggero, che peraltro adoro), svariati preti e suore… e giù giù fino al cane, appunto, del Commissario Rex. E adesso, anche le foche. Be’, io sapevo di avere in canna una figura che poteva avere più dignità di una foca di presenziare in un poliziesco: la figura di un ghostwriter, che sarebbe stato perfetto per riciclarsi come profiler in un’indagine che si fosse svolta nel mondo editoriale. Così ho pensato: se lo fa una foca, lo posso fare anch’io! E mi sono decisa a scrivere di Vani.

Prossimi progetti?

Sono più che felice di dire che le avventure di Vani e del commissario Berganza proseguiranno. L’accoppiata creatasi nel primo libro è pronta per cimentarsi in nuove indagini, e il secondo libro è già finito. Se tutto va bene, dovrebbe uscire l’anno prossimo. In questi due mesi dall’uscita del libro un sacco di persone mi hanno chiesto un sequel e hanno gioito quando ho confermato che ci sarebbe stato: ma ti assicuro che nessuna di loro è più felice di me, che passerei la vita a scrivere di Vani e del suo amico commissario!

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