:: Cari mostri, Stefano Benni (Feltrinelli, 2015) a cura di Federica Guglietta

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Ero dell’idea di rimandare a fine luglio la lettura dell’ultimo romanzo di Stefano “il Lupo” Benni, uscito a maggio scorso per Feltrinelli (casa editrice che dal lontano 1987 pubblica tutti i suoi scritti), ma – come potete ben vedere – non ci sono riuscita.

Mi ha ispirato fin da subito questo suo “Cari mostri”, dove già titolo e immagine di copertina racchiudono un ossimoro (con relativa rappresentazione grafica). Persone apparentemente “normali” la cui ombra, proiettata sui muri intonacati e rischiarati dalla luce giallognola dei lampioni di un qualsiasi piccolo centro cittadino d’Italia (o del Mondo, chissà), rappresenta il loro lato negativo, quel gemello cattivo nascosto nell’anima di una persona qualunque e che potrebbe emergere da un momento all’altro. Come un fantasmi dagli occhi spiritati e rossi, un famelico lupo, una creatura indefinita e così viva.

Mostri “normali”. Mostri che si scontrano quotidianamente con la realtà in cui vivono fino a perdere il controllo. Immaginazione, paura, terrore e sangue convivono in esseri (umani e non) apparentemente innocui. Dei “Cari mostri”, appunto. Teneri, inaspettatamente nascosti, protetti dalla coltre del loro inconscio o sotto una coperta. Mostri che vengono protetti e scacciati dai loro stessi possessori, mostri che vengono combattuti. Mostri che esistono, ma non si vedono.

Una raccolta di sei racconti che affronta tematiche sociali diverse affiancate alle relative paure. Già dalle primissime pagine del primo racconto quello che emerge è uno stato di confusione mentale e oggettiva. Uno spaccato tra realtà e disordine psichico, azioni e immagini mentali.

Tutto ciò ha un suo capro espiatorio o spirito guida malvagio (lascio a voi il giudizio, senza rivelare il mio): il Wenge. Un mostro reale, ibrido, commistione di più animali messi insieme come un novello Frankenstein, sempre affamato. Si dice che scelga da solo il suo padrone, chissà se sia davvero così o solo una diceria. Il Wenge da esserino tenero e bisognoso d’amore semina terrore e morte. Il Wenge ossessiona, spaventa, forse è il più mostro tra tutti i mostri del romanzo.

Come dimenticare, poi, la Madonna che, invece di piangere, ride di gusto; quel manager che, pur di ridimensionare l’edificio del Museo Egizio sfida una mummia tutt’altro che “cara”; ragazzi della nostra generazione senza alcuna prospettiva per il futuro; l’influente riccone russo che si è messo in testa di sradicare un albero secolare e… mi fermo qui.

Benni riesce a unire romanzo di genere e narrazione horror, mantenendo sempre quello stile che lo caratterizza da sempre: un modus scribendi satirico, ma smussato, per niente arido o spigoloso, che crea neologismi ed è aperto al gergo corrente, che non nasconde mai un’esplicita voglia di critica sociale perché, come lui stesso scrive nel suo “Margherita Dolcevita” (Feltrinelli, 2005):

L’arte è questo: scappare dalla normalità che ti vuole mangiare. Io fuggo sempre, e i miei disegni sono così perché so che possono essere cancellati, divorati in un attimo. Eppure so che uno di questi, almeno uno, o tanti, durerà milioni di anni.”

Con “Cari Mostri”, Banni si è dimostrato capace di scavare a mondo nei meandri del Male di vivere, del buio costante, dell’alienazione, della depressione. Lo dimostra con la sua ironia, prendendo ispirazione un po’ qua un po’ là: dal grottesco (un E. A. Poe intriso di comicità), passando per l’angoscia esistenziale e poi ributtandosi nel comico, per liberarci dal Male con una grossissima risa. Il suo è intento è quello di spiegarci cosa sia realmente la Paura in modo da divenire capaci di affrontarla, di sconfiggere questo Mostro fagocitante… e ci riesce. Ci riesce davvero bene.

Stefano Benni, classe 1947, nato a Bologna, è uno scrittore, poeta, drammaturgo, sceneggiatore e umorista. Tra i suoi romanzi e raccolte di racconti ricordiamo: “Bar Sport”, “Elianto”, “Terra!”, “La compagnia dei celestini”, “Baol”, “Comici spaventati guerrieri”, “Saltatempo”, “Margherita Dolcevita”, “Spiriti”, “Il bar sotto il mare”, “Pane e tempesta” e “Le Beatrici”, tutti pubblicati, negli anni, dalla casa editrice Feltrinelli. Da qualche anno, inoltre, pubblica racconti inediti tradotti in arabo sulla rivista “Al Doha”. Infatti, i suoi libri sono stati tradotti in più di trenta paesi: Albania, Bosnia, Brasile, Bulgaria, Cina, Colombia, Corea, Croazia, Cuba, Danimarca, Ecuador, Egitto, Filippine, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Grecia, Inghilterra, Iran, Israele, Lituania, Macedonia, Norvegia, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Russia, Serbia, Slovenia, Spagna, Svezia, Turchia, Ungheria e Stati Uniti. In più, ci sono numerosi gruppi (emergenti o più conosciuti) hanno messo in musica le parole del Lupo. Ad esempio i Modena City Ramblers, come si può ascoltare dalle note di “Riportando tutto a casa” (PolyGram/BlackOut, 1994) che contiene il testo “Ahmed l’ambulante”: «Nel settembre del ‘92, aggirandoci per lo stand Rinascita della Festa Nazionale dell’Unità di Reggio Emilia, ci è capitato di leggerci ad alta voce questa poesia di Stefano Benni. Accogliendo l’invito del retrocopertina del libro (“Ballate”, Feltrinelli 1991), abbiamo deciso di metterla in musica; ne è nata questa canzone dal suono per noi insolitamente mediterraneo. Abbiamo fatto sentire il pezzo al poeta in persona, ricevendone la benedizione. Ancora grazie Stefano.» o gli Üstmamò: il loro primo album – omonimo -, infatti, (Virgin, 1991), contiene, “Filikudi”, scritto da Giovanni Lindo Ferretti in collaborazione con Stefano Benni. Come giornalista ha scritto per La Repubblica e Il Manifesto.

Piccola curiosità letteraria: da grande amico di Daniel Pennac, fu proprio lui a convincere la Feltrinelli a tradurre i primi libri di quest’ultimo dal francese all’italiano. Da allora i due amici presentano ciascuno i libri dell’altro quando vengono pubblicati nei rispettivi Paesi.

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Chiara dell’ufficio stampa Feltrinelli.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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