:: Intervista a Helga Di Giuseppe, responsabile della collana Monstra di Scienze e Lettere, a cura di Elena Romanello

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sireneSu Liberi di scrivere abbiamo già parlato della collana Monstra di Scienze e Lettere, che presenta libri illustrati sui miti classici rivolti ad un pubblico di bambini ma non solo. Helga di Giuseppe è autrice di questa serie, e le abbiamo chiesto alcune cose su questa interessante proposta editoriale.

Come è nata l’idea di Sirene e di Monstra?

L’idea parte dalla mia formazione di archeologa e dalle notevoli esperienze accumulate sul campo che mi hanno portata, in varie occasioni, ad incontrare esseri particolari della mitologia classica. Con lo scavo della villa dell’Auditorium a Roma, ad esempio, ho avuto a che fare con il dio-fiume Acheloo, con lo scavo delle pendici settentrionali del Palatino ho imparato a conoscere Hecate, con gli studi sulla produzione tessile Aracne, figure che hanno fortemente colpito la mia fantasia per l’attualità dei temi che proponevano con le loro storie. Così, alcuni anni fa, cogliendo l’occasione offertami dal lavoro presso la casa editrice Scienze e Lettere ho voluto dar voce a questi personaggi, creando la collana Monstra, dedicata agli ibridi della mitologia classica che uniscono in sé le caratteristiche degli uomini, degli animali e, a volte, anche delle cose. Mi sono voluta prendere cura di questi esseri, perché nonostante ‘tecnicamente’ parlando siano dei mostri, ovvero esseri inesistenti in natura, in realtà sono figure estremamente positive e interessanti e sono diventati quel che sono per via di punizioni subite per la loro ‘esuberanza’. Li ho voluti mettere in scena anche perché meno noti o mal noti rispetto al grande panorama degli dèi dell’Olimpo. Pensiamo ad Acheloo il primo ad aprire la serie, che nessuno sa chi sia e che invece è un bene che venga conosciuto, in quanto simbolo delle acque locali che scorrono e che necessitano rispetto da parte dell’uomo o le Sirene, figlie del precedente che in origine non sono affatto donne-pesce come tutti pensano, ma uccelli, alquanto cattivelli.

Perché c’è ancora tutto questo interesse per la cultura classica e secondo lei ci sono stati cambiamenti di percezione e di seguito?

Il continuo interesse per la cultura classica credo sia un fatto antropologico, legato all’innato interesse dell’uomo per il suo passato e per quello dell’umanità in genere. La cultura classica non è qualcosa di statico e inamovibile ma va scoperta e riscoperta in continuazione attraverso la lettura critica delle fonti letterarie, epigrafiche, archeologiche, buona parte delle quali attendono ancora di essere esplorate: il fascino della scoperta dunque e l’attesa di essa sono un catalizzatore irresistibile di interessi. Una volta la cultura classica e la conoscenza del passato in genere erano appannaggio delle classi più elevate della società; nel tempo l’istruzione, il benessere economico, il moltiplicarsi delle forme di comunicazione hanno generato una sensibilità verso il passato sempre più diffusa, che ora però stiamo rischiando di perdere di nuovo per molte ragioni, primo fra tutti il disagio economico che ci ricorda che la cultura è un lusso che non tutti se lo possono permettere.

Lei ha seguito un percorso accademico nella cultura classica: cosa le ha dato e come e perché lo consiglierebbe a dei giovani?

Il mio percorso accademico mi ha lasciato moltissime belle acquisizioni che non smetto mai di scoprire, come l’elasticità mentale, la disciplina, la tolleranza nei confronti del diverso, la capacità di analisi e di giudizio, l’affinamento della sensibilità. Studiare il passato in tutte le sue forme e geografie è come vivere più vite e uscirne ogni volta più ricco. Per non parlare del fatto che gli studi classici in sé implicano il confronto continuo con altre discipline, con studiosi di tutto il mondo, insomma aprono la mente come pochi altri campi del vivere quotidiano. Lo consiglierei certamente ai giovani, ma con un’accortezza oggi fondamentale: affiancare gli studi classici con qualcosa di pratico che consenta la sopravvivenza. un corso di taglio e cucito, di cucina, di grafica, di informatica, di idraulica ecc. Infatti gli studiosi di scienze umanistiche non sono minimamente riconosciuti dalla società: un ingegnere che progetta ponti o un architetto che progetta case e monumenti viene pagato moltissimo, uno studioso che progetta collane editoriali, scavi archeologici, iniziative di ricerca, programmi di comunicazione, allestimenti museali, mostre non ha nessun tipo di riconoscimento se non, raramente, nei ristretti ambienti in cui opera.

Come la cultura classica può migliorare la vita?

La cultura classica, ti migliora la vita come te la migliora la cultura in genere, fornendoti una capacità di giudizio superiore che non sempre coincide con la felicità, ma certamente con una maggiore consapevolezza della storia in cui siamo. La cultura classica in particolare, ti offre l’opportunità di fare un salto nel passato che è come fare un salto nella propria infanzia, quindi sempre con un po’ di nostalgia, un mezzo sorriso, una tenerezza per le cose che sappiamo sono passate per sempre e che possiamo quindi guardare con il giusto distacco, la giusta ironia.

Prossimi progetti?

Continuerò a far parlare i ‘vulnerati’ della mitologia antica, nella speranza che suscitino l’interesse dei più giovani, ma anche degli adulti, e che facciano scattare in loro quel bisogno di combattere le ingiustizie e di difendere gli ‘abusati’ che ci renderebbero più umani, un’umanità di cui in questo momento di grandi movimenti di popoli disperati si sente particolare bisogno.

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