:: Cosa resta di noi, di Giampaolo Simi, (Sellerio, 2015) a cura di Alessandro Morbidelli

5307-3

Clicca sulla cover per l’acquisto

È arrivata l’estate. Il mare, il mio, l’Adriatico, mi sembra uno schermo e al tempo stesso uno sfondo. Riesce a catturare la mia attenzione, poi la disperde nei confini dilatati. Così mi costringo a concentrarmi altrove, sulla sponda, sul bordo tra terra e acqua. È inevitabile riflettere sulle possibilità che qualcosa accada in quel lasso di tempo dall’arrivo di un’onda al suo ritrarsi. Con la stessa fatalità del cambio di stagione, la mia spiaggia diventa prima grigia, poi si svuota di persone, rimane striminzita di ombrelloni e di sdraio, scossa dal vento, opacizzata da nuvole di sabbia, un po’ come nel video di “Le vent nous portera” dei Noir Desir. Infine arriva la neve. E anche se niente di tutto quello che ho detto accade sul serio, non posso fare a meno di trovarmi di fronte a uno scenario identico a quello appena descritto. Tutta colpa di Giampaolo Simi e di “Cosa resta di noi” (Sellerio, 2015). Simi la neve la fa cadere sulle spiagge della Versilia, a imbiancare gli stabilimenti balneari, nel giorno di San Valentino. Guardando le acque lui e io ci diamo le spalle. Ma alla mia, di schiena, lo scrittore toscano fa uno scherzetto: ci disegna un brivido di parole, così che mi viene voglia di aggiustarmi il bavero del cappotto anche se indosso soltanto una camicia.
Giampaolo Simi, oggi, è un autore ben oltre i confini del noir, sia quando con il termine si intende la fittizia collocazione commerciale di un testo, riflesso, più che altro, della cultura di massa, sia quando si sottoscrivono le parole di Massimo Carlotto, quando dice che il noir va a colmare quel vuoto lasciato dalla letteratura tradizionale italiana (“la morte del presente nella letteratura vera e propria”). A differenza dei titoli giallo-noir che sovraffollano le librerie italiane, senza troppe pretese quando va bene, abbracciati a prototipi all’italiana cari più a chi guarda Don Matteo piuttosto che a chi legge Ellroy quando va decisamente male, quella di Simi è un’opera di letteratura vera, cosciente del valore della parola oltre che di quello dell’intreccio degli eventi. La sua narrativa, giocata su figure retoriche sempre convincenti, descrizioni mai barocche eppure sensoriali, orchestrata nell’ossatura di un io narrante a cui si affiancato estratti di articoli, frammenti di notiziari e di romanzi, stringe un patto con il lettore: ci accorgiamo subito, noi estimatori di certe atmosfere, che “Cosa resta di noi” è oltre, è altro.
Il romanzo è tutto incentrato sulla figura di Edoardo, bagnino riflessivo e velato dalla malinconia di chi è stato condannato a non avere figli, e di Guia, la moglie che lui non ama soltanto, ma adora, scrittrice che vuole dare un senso alla sterilità di coppia dedicando a questa il proprio capolavoro letterario, dove far vivere il figlio mai nato. La loro storia però è un declino amoroso fatto di incomprensioni, di consapevolezza di una fine imminente, di dolore. Soprattutto da parte di Edoardo: se è vero che Guia, in spagnolo, è nome cristiano dedicato alla figura guida della Santa Vergine, è anche vero che per il protagonista è punto di arrivo, scopo, finalità. Eppure il percorso, il 14 febbraio antecedente a un Carnevale come tanti, si copre, appunto, di neve. La spiaggia si imbianca e il segno dei passi si perde sotto il velo gelato. Tutto diventa possibile perché la neve ha azzerato tutto, il ricordo del passato e il peso del presente. Forse è per questo che Edo tradisce Guia con Anna, rappresentante di prodotti edili. Un tradimento di corpi e di fianchi sotto ai maglioni di lana. Un tradimento di stanze di residence e di palazzi deserti. Poi però succede che Anna scompaia e che nella vita di entrambi, di Edo e di Guia, entri il menestrello, il buffone, il cabarettista, quel Giangi che ad Anna la perseguitava perché ne era innamorato, perché era la sua donna.
Ne “Le cose di ogni giorno”, canzone contenuta nell’album “Dietro la curva del cuore” dei La Crus, storica band milanese, Mauro Ermanno Giovanardi cantava È dentro ai gesti di ogni giorno / l’amore è tutto lì / È dentro alle cose di ogni giorno / dove ti perdo è sempre lì: così è il male nella narrativa di Simi, nascosto nella quotidianità, mascherato da indifferenza, da paura di finire coinvolti in una storia oscena, da perdita della propria umanità, da caffè presi al bar, da sere passate di fronte a una serie tv, da viaggi in taxi e in treno, da Eros e Thanatos invitati a cena, ora a mangiare precotto, ora a gustare tagliolini al limone, perché l’amore è comunque il motore principale della storia e dire “Cosa resta di noi” è come chiedersi cosa resti, appunto, dell’amore.
Nessuna indagine classica per scoprire la verità: i protagonisti conoscono la verità, il lettore conosce la verità. Eppure Simi suona con le parole anche le rigide pentatoniche del giallo, dando al lettore tutti gli indizi per capire come andrà a finire la storia. La sorpresa è assicurata, un po’ come quando d’estate senti un’irrefrenabile attrazione per una spiaggia deserta, dove soffia il vento, dove le tracce lasciate sulla sabbia vengono coperte e dove può, di nuovo, succedere tutto, perché tutto quello che è già successo se ne è andato via, ritirato nel mare da un’onda. Dove arriva un torpore che “non è proprio sonno, è una terra di nessuno dominata da una foschia luminosa. Ci vaga solo chi non ha niente da chiedere al mondo. Quando non sai dove ti trovi, non puoi sentire il bisogno di essere altrove.”

Giampaolo Simi ha pubblicato Il corpo dell’inglese (2004) e Rosa elettrica (2007). I suoi libri hanno ricevuto vari premi e sono stati tradotti in Francia (nella «Série noire» di Gallimard e presso Sonatine) e in Germania (Bertelsmann). Ha collaborato come soggettista e sceneggiatore alle fiction «RIS» e «RIS Roma». Nel 2012 è uscito il suo ultimo romanzo La notte alle mie spalle.

Source: libro del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Tag:

Una Risposta to “:: Cosa resta di noi, di Giampaolo Simi, (Sellerio, 2015) a cura di Alessandro Morbidelli”

  1. Recensioni, recensioni, recensioni | il blog di giampaolo simi Says:

    […] Alessandro Morbidelli ne parla a lungo sul blog Liberidiscrivere. […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: