Persia 1800. Tahirih Qurratu’l-Ayn non è come tutte le donne. Nasce in una famiglia benestante e questo le permette di ottenere un po’ quello che vuole, infatti viene cresciuta come un uomo potendo studiare, cosa che era totalmente vietata alle donne, viste come esseri inferiori e utili solo per procreare. Tahirih è bella, sensibile, curiosa, adora scrivere poesie, discutere di politica e questo la porta a proclamare la dignità delle donne guadagnando la fama di ribelle e poetessa tra quelli che la seguono e di puttana e strega tra coloro che la temono.
Un giorno viene accusata di omicidio, riesce a fuggire per un po’ ma alla fine viene catturata. Nel momento della cattura si toglie il velo, gesto che la porta a entrare nella storia, e il suo fascino unito alla sua saggezza confondono i persecutori e quando viene consegnata riesce a farlo innamorare attirandosi l’odio della madre del sovrano.
Un libro interessante che ci porta a conoscere realtà a noi lontane e sconosciute, peccato per la lentezza dello stile e la narrazione statica che portano il lettore ad annoiarsi un po’ se non è un appassionato del genere.
Se si riesce a superare l’ostacolo della lentezza il romanzo merita davvero trasportando il lettore in un’epoca e in luoghi a noi del tutto sconosciuti trasmettendo totalmente il pensiero e il credo della gente, facendoci vivere le lotte morali affrontate dai personaggi.
Le descrizioni a volte sono un po’ pesanti però necessarie perché altrimenti non riusciremmo a capire le tematiche.
Consigliato a chi vuole conoscere il mondo che lo circonda.
Bahiyyih Nakhjavani nasce in Iran in una famiglia bahai, ovvero con fede monoteista, cresce in Uganda, studia nel Regno Unito e negli Stati Uniti e attualmente vive in Francia. Scrittrice iraniano-statunitense insegne letteratura americana. Nel 2007 l’Università di Liegi le conferisce la laurea honoris causa per la sua attività letteraria.
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