Primo Maggio, Festa del Lavoro Festa o dei Lavoratori che dir si voglia. Ricorrenza istituita a livello internazionale per ricordare i traguardi raggiunti economicamente e socialmente dai lavoratori e le lotte sindacali. Eppure parlare di lavoro, oggi, nel 2015, è forse più difficile che nel lontano (ma non troppo) 1995. Avrò tirato una data a caso, ma la differenza si sente, ammettiamolo.
Quel lavoro che non c’è, che nessuno trova (e forse che non tutti cercano, neanche altrove), quello che è distante anni luce dall’occupazione che avete sempre sognato. Vorreste fare tutt’altro, ma la società non ve lo permette. Non ce lo permette. Va bene allora, accettiamo la proposta meno peggio e tiriamo a campare. A volte non possiamo fare neanche quello.
L’ansia di non avere un posto fisso, la preoccupazione per lo scadere del contratto che, al 90% dei casi, non verrà rinnovato, i soldi che mancano, l’affitto da pagare, le bollette anche, ritrovarsi a trent’anni e più a fare la vita dello studente fuori sede, anche se non studi più da anni.
La maggior parte delle volte tutto si risolve nella proporzione posto fisso : lavoro vero = precariato : lavori creativi.
Non per Javi, però. Almeno non del tutto.
Chi è questo Javi?

Un fumettista spagnolo che lascia il suo Paese (e un posto fisso) per trasferirsi a Berlino e mantenersi con quello più ama fare. Disegnare, ovvio. Parte senza dare ascolto ad amici e parenti che lo invitano a trovarsi un lavoro vero e si ritrova straniero in un posto che non conosce e di cui conosce ancor meno la lingua. Nonostante questi impedimenti, riesce a trovare una casa, si ambienta, gira in bici per una Berlino bellissima, sfumata, a tratti ovattata. Vive situazioni tragicomiche, trova un lavoro che, ancora una volta, ma riesce anche a portare avanti il suo fumetto in modo da poter farlo leggere ad un editore in occasione del Festival di Angoulême. Tuttavia la storia non piace e, come temeva, il lavoro non va in porto.
Protagonista del graphic novel Un lavoro vero dello spagnolo Alberto Madrigal (in Italia edito da Bao Publishing nel marzo 2014), Javi sente di aver solo bisogno di qualcuno che creda in lui, qualcuno disposto a dargli un’opportunità e non a chiudergli l’ennesimo portone in faccia. Javi vuole portare a termine la sua storia disegnata. Javi rappresenta la generazione di tutti i trentenni precari di oggi: disillusi, forse, ma non nel loro intimo. L’amore per quello che vorrebbero fare e che pensano di saper fare anche bene li spinge ad andare avanti , ma è tutto così difficile. Il mondo del lavoro è difficile da affrontare, così come i sogni sono difficili da realizzare.
“Il modo più semplice è sempre il più difficile.
Kiss ( Keep It Simple Stupid).
Tutto qui.
– Dovresti disegnare -, dice la voce.
Odio quella voce. Ed è la stessa che riempie una lunga lista di cose da fare. A questo punto, mi blocco. Mi arrabbio.
– Non gioco più -, dice un bambino dentro di me.
Troppi castelli di carte nella testa. Troppe Aspettative”
Proprio in questa condizione di totale instabilità, Javi trova la forza per raccontare la sua prima storia disegnata. Quella che state leggendo.
Una storia fluttuante, per niente statica, sebbene sia scandita da ritmi lenti, pacatissimi.
Gli stati d’animo del protagonista trapelano più da quelle immagini tenui ed acquarellate che dalle parole.
L’ambientazione riveste un ruolo centrale nell’economia della storia: è per le strade di Berlino che Javi vuole perdersi per ritrovare se stesso e lo scopo della sua vita. Per questo motivo, gli scorci paesaggistici ci sembrano più che reali, nonostante rimangano sempre sfumati e delicati, e ci conducono all’interno della storia stessa come se si trattasse di un sogno, una commistione rarefatta di realtà e di aspirazioni, che poi sono anche quelle dello stesso Madrigal.
Si percepisce perfettamente che ci sia molto di autobiografico in questa storia a fumetti. Javi è Alberto, Alberto è Javi. Compiono lo stesso iter, vedono le stesse cose, vivono le stesse situazioni. Entrambi riescono a portare a termine il proprio lavoro, si realizzano. Questo “happy ending” non ci viene comunicato dalle parole dell’Alberto – Javi, ma viene dimostrato dal graphic novel che possiamo leggere e sfogliare, frutto della tenacia dell’autore – protagonista che non si è arreso.
Di questi tempi, storie come quella di questo giovane self – made man non possono che darci speranza.
Alberto Madrigal, spagnolo, vive a Berlino dal 2007. Un lavoro vero è la sua prima opera lunga, nata che ha lavorato come illustratore freelance, ed è edita in Italia da Bao Publishing all’interno della collana Le città viste dall’alto.
Tag: Federica Guglietta
1 Maggio 2015 alle 9:17 |
L’ha ribloggato su Un Bradipo In Famigliae ha commentato:
Anche noi Bradipi lavoriamo per campare e la recensione di “Un lavoro vero”, graphic novel di Alberto Madrigal (BAO Publishing, 2014) per il blog di recensioni e interviste Liberi di scrivere ci piace.
Buon Primo Maggio!
Noi torniamo a dormire. Almeno per oggi.