:: Il pianeta tossico, Giancarlo Sturloni, (Piano B Edizioni, 2014) a cura di Micol Borzatta

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imagesLibro inchiesta che riporta un’attenta analisi fin troppo realistica del futuro del nostro pianeta.
L’autore descrive nei minimi particolari come abbiamo sfruttato il nostro pianeta, pretendendo sempre di più senza rispetto. Stiamo consumando il doppio di quello che il pianeta potrebbe fornirci naturalmente e non ci stiamo fermando, ma anzi stiamo cercando di spremerlo ancora di più come un virus autodistruttivo.
Nelle sue riflessioni Sturloni ci fa notare come il pianeta è riuscito a vivere per miliardi di anni senza l’uomo, e anzi viveva molto meglio, e quindi nulla toglie che continuando in questo modo il mondo decida a un certo punto di voler continuare a vivere senza di noi e quindi si possa arrivare alla nostra estinzione.
Un romanzo che tratta indubbiamente un argomento molto serio e importante che riguarda tutti noi, con un linguaggio molto semplice e alla portata di tutti.
Lo stile usato risulta però un po’ lento rendendo difficoltosa la lettura già appesantita dal tema trattato.
Infatti in un periodo dove la gente è sobbarcata da problemi quotidiani, dove fa fatica ad arrivare a fine mese quando legge un libro vorrebbe qualcosa per svagare la mente e distrarsi almeno per un po’ dalla routine quotidiana, con Il pianeta tossico invece viene catapultato in una realtà ancora più dura che però dovrebbe far pensare e magari convincere a fare qualcosa per migliorare il nostro futuro.
Nel complesso un’ottima lettura consigliata a tutti che fa aprire gli occhi e ci obbliga a pensare a prendere coscienza di fatti che vogliamo ignorare solo per stare meglio, anche se è un benessere solo momentaneo.

Giancarlo Sturloni nasce nel 1973. Saggista e giornalista viene considerato cintura nera in comunicazione della scienza. Consulente in campo scientifico, sanitario e ambientale. Collaboratore presso la RAI, giornalista per l’espresso e curatore del blog Toxic Garden sui rischi ambientali. Docente di comunicazione del rischio all’università degli studi di Udine e Governance e cittadinanza scientifica alla SISSA di Trieste.
Nel 2006 ha pubblicato Le mele di Chernobyl sono buone. Mezzo secolo di rischio tecnologico con la casa editrice Sironi.
Nel 2007 con la casa editrice Codice e in collaborazione con Daniela Minerva ha curato il volume Di cosa parliamo quando parliamo di medicina.
Nella sua vita ha conseguito una laurea in Fisica, un master in comunicazione della scienza e un dottorato in scienza e società.

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